La storia, una vera passione

 


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Patrizia Debicke van der Noot autrice di numerosi romanzi storici, privilegia i personaggi “cattivi” a quelli “buoni”. Nell’intervista parla della sua scrittura svelando alcuni segreti.







 

Patrizia Debicke van der Noot autrice di numerosi romanzi storici, privilegia i personaggi “cattivi” a quelli “buoni”. In questo momento è in libreria con “L’oro dei Medici” ambientato nella seconda metà del 1500 che propone un mistero molto avvincente. Nell’intervista l’abbiamo incalzata facendole svelare alcuni segreti sul modo di concepire trama e personaggi.
Chi desidera saperne di più su “L’oro dei Medici” può leggere la recensione.

D. L’oro dei Medici è l’ultimo dei tuoi romanzi storici, perché ami questo genere?
R.
Devo precisare che L’oro dei Medici è l’ultimo dei miei romanzi solo per datazione storica (1598). E invece fu il primo a vedere la luce nel 2007. Ha continuato a vivacchiare in sordina e finalmente in occasione della chiamiamolaoro-medici RINASCITA Medici televisiva è tornato gloriosamente in libreria ristampato da TEA.

Perché amo il genere? Amo la storia da sempre, a scuola è sempre stata la mia materia preferita e avendo avuto la fortuna di studiarla sia con punto di vista italiano che francese, credo di avere un’ampia apertura mentale su quella che è stata quella parte di storia mondiale detta Prima storia moderna, che si rifà a gran parte del ‘400 e a tutto il secolo successivo. E poi mi piace scrivere, mi piacciono le trame avventurose e la storia, oltre a regalarci sconfinate avventure, sa trasformarsi in una ricca cornice e in un interessante palcoscenico per gli intrighi e quindi per i thriller e per i gialli. Il risvolto delle medaglia è che scrivere di storia è decisamente impegnativo, bisogna saperne e non cadere in sciocchi svarioni, ma non costringe a immergersi nell’altrettanto difficile benché favoloso attuale mondo della indagini guidato dal web e dalla tecnologia. Io le favole preferisco andarle a cercare nel passato dove tutto è sempre già accaduto, ma sempre purtroppo senza insegnare MAI niente.  


D. I Medici hanno sempre attirato l’attenzione degli scrittori, cosa differenzia il tuo romanzo dagli altri?
R.
Immagino di aver scelto un periodo storico meno raccontato nei libri. Si è scritto molto dei primi Medici, poco o nulla sulla grandezza medicea e sulla potenza internazionale raggiunta dal Granducato creato da Cosimo 1, figlio di Giovanni dalle Bande Nere, nipote da parte di padre di Caterina Sforza e da parte di madre del grande Lorenzo il Magnifico. Un’epoca che verte soprattutto sulla seconda metà del ‘500, con un papato indebolito e gran parte dell’Italia ormai in mano agli spagnoli, Venezia avviata alla decadenza, l’Europa in preda a sanguinose contese dinastiche e penalizzata da mostruosi conflitti di religione. Le Americhe viste solo come terre di conquista e di prevaricazione. Un periodo storico che presenta tanti punti in comune con l’attuale.


D. Cosa ti ha colpito in modo positivo del periodo storico dei Medici e cosa in modo negativo? 
R.
In positivo tutto ciò che i Medici hanno fatto e voluto fosse realizzato per la cultura, l’architettura e l’arte della loro capitale e altrove, tutta la Toscana ne ha risentito positivamente, il porto franco di Livorno è stato uno dei più ricchi epatrizia-debicke2 redditizi di Europa. Senza contare poi i palazzi e le ville romane…

In modo negativo i loro errori nel trasmettere ai successori la grande eredità medicea e l'aver fatto la presuntuosa scelta all'epoca di Francesco II, figlio di Ferdinando I, di cedere il Banco e tutte le attività commerciali internazionali della famiglia. A suo vedere un Granduca non poteva essere anche un mercante... Senza riflettere sul fatto che il loro peso sullo scacchiere europeo contava molto finché erano in grado di prestare denaro alle grandi potenze.


D. Come costruisci i tuoi romanzi, ovvero come scegli chi mettere al centro della scena?
R.
Non ho una regola precisa. Scelgo una figura vera o inventata e vado a cercare un plausibile palcoscenico. Sempre tenendo presente che tutti i miei romanzi, pur avendo un protagonista, si avvalgono molto di coprotagonisti e personaggi secondari. Nel caso di un personaggio vero, storicamente esistito come Don Giovanni per “L’oro dei Medici”, devo darmi da fare per ricostruirgli un vissuto plausibile e compatibile a quanto la storia ha detto e scritto di lui. E devo inserirlo in un punto storico dove sono in grado di regalargli una trama. Poi, per la parte di fantasia, gli affianco personaggi immaginari e me ne servo. Per esempio in “L’oro dei Medici” il fratellastro Juan de Granara, Spinelli il Bargello, ecc. ecc. Se il mio protagonista invece è inventato, come nel mio “La sentinella del papa”, mi sono premurata di creargli una nicchia familiare, un vissuto e dei trascorsi di carriera militare che potessero combaciare con la realtà dell’epoca.


D. Preferisci disegnare i personaggi buoni o quelli cattivi?
R.
Francamente i cattivi, sono molto più stuzzicanti e stimolano la fantasia. In “L’oro dei Medici” mi sono dilettata con irrecuperabili cattivissimi come Pietro de’ Medici o l’”asesino de viboras” e i loro crudeli scherani, e poi con cattivi ma con qualche lato debole, tipo Don Ferrante Gutierrez. Per i buoni, non scrivo di angeli, non mi piacciono. Sempre in “L’oro dei Medici” faccio di Don Giovanni un eroe simpatico ma non certo perfetto, regalo all’ottimo, fermo e giusto granduca Ferdinando de’ Medici una vena di comicità che mi serviva per la narrazione, a Sir Robert Brume un’intelligenza fuor del comune e un sano pragmatismo e cito infine, ma non certo ultimo come importanza nella storia, il bargello e capitano di giustizia Spinelli.


D. Nel corso degli anni, quale personaggio positivo dei tuoi libri hai amato in modo particolare e quale negativo ti ha dato maggiore soddisfazione?
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R.
Baro dicendone due positivi e cito subito Giulio II, il papa guerriero. Ricostruire la sua personalità è stata un’esperienza unica poi, sempre positivo ma nato dalla mia penna, Ottavio Colonna, lo straordinario condottiero gobbo di “La gemma del cardinale”. Mentre per negativo quello che inassoluto mi ha dato maggior soddisfazione è stato senz’altro L’ombra del mio “L’eredità Medicea”.


D. Le donne sono sempre molto importanti nei tuoi romanzi: quale ti ha creato più emozioni e qual è la più cattiva?
R.
Anche qui per le emozioni baro e ne cito due: nata dalla mia fantasia Lady Brume, la raffinata, sensibile e disinibita rossa inglese e invece, realmente vissuta, la giovane regina Elisabetta, allaOuomo-occhi-glauchi quale ho regalato un indimenticabile cameo nel mio “L’uomo dagli occhi glauchi”. Donna cattiva? Uhm? In “La sentinella del papa” ho regalato a Vannozza Cattanei, che poi magari così cattiva non era, i panni della perfida rivale del mio ufficiale svizzero Julius von Hertenstein.


D. Quando e dove preferisci scrivere?
R.
Non ho ore e momenti preferenziali. Quando trovo il tempo, di solito al mattino ma anche tardi, la sera. Anni fa preferivo rintanarmi nel mio atelier isolato, oggi in una stanza chiusa ovunque, a tu per tu con il mio computer.


D. Tu sei un vulcano sempre in attività, quando la prossima eruzione? Ci puoi anticipare qualcosa?
R.
Dovrebbero uscire uno dopo l’altro gli altri miei romanzi sui Medici, poi avrei un altro progetto. Cambierei secolo stavolta, farei un piccolo salto indietro, vediamo, incrocio de dita.

Intervista a cura di Marinella Zetti



 

 

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Mercoledi, 18 Luglio 2018 08:53:50

 

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