A proposito dei diari di Susan Sontag

Dove finisce il privato di un artista e dove inizia il diritto del pubblico?
È moralmente giusto editare taccuini, diari e fogli sparsi che un autore non ha avuto il tempo di rivedere?
Da qualche giorno, non in modo regolare, sto leggendo "Rinata", il primo volume di una selezione dei diari inediti della scrittrice, fatta dal figlio David, che nella prefazione giustifica questa azione piuttosto
invasiva sugli scritti ( che erano contenuti in decine di quaderni scritti a mano) con la tesi che, avendo la madre lasciato i suoi scritti a un’università (non dice se, come Patricia Highsmith, per denaro ricevuto in cambio...), se non l’avesse fatto lui, lo avrebbe fatto qualcun’altra. Quindi lui ha deciso di preferire di essere lui a farlo.
Questo mi ha fatto venire in mente due riflessioni.
La prima: abbiamo tutti chiaro l’esempio di Virginia Woolf, il cui marito Léonard decise di fare una selezione e quindi una pubblicazione selettiva (secondo quanto lui giudicava adeguato rendere pubblico) dei diari della scrittrice inglese post mortem della stessa.
Dopo qualche anno, i suddetti diari di V.W. sono stati pubblicati integralmente da altri.

La seconda: sono a circa metà lettura di questo volume, che consta di circa 350 pagine e, nonostante l’indubbia simpatia che ho per Susan Sontag, rimango stupita dello scarso valore contenutistico di quanto sinora letto. Mi interrogo sul valore delle opere pubblicate in vita dall’autrice, che ho letto nella più parte, e quindi sul valore di questi diari...
Comunque proseguo, augurandomi migliorino.
In un lungo doppio elenco di David Rieff, leggiamo gli appunti scritti da Sontag in previsione “forse” di svilupparli in una compiuta opera autobiografica o mémoir che dir si voglia. Nomi di persone si susseguono a citazioni di luoghi e fatti minimi che in realtà quasi nulla comunicano al lettore, anche al più empatico.
Tra tutti mi ha colpita questa frase:
“Miss D’Amico, la professoressa di Latino.”, e non ho potuto fare a meno di pensare a questa donna, senz’alcun altro connotato che il suo essere stata un’insegnante di Latino che, con la pubblicazione del
suo nome tra le pagine di questi diari, si vede strappata all’obbligo della morte, scoperchiato il suo sepolcro, e messa davanti all’immaginario di decine di volenterosi lettori.
Credo, verosimilmente, che anche tutti i suoi alunni siano nel frattempo morti, così scomparsa l’eco della sua voce, le sue correzioni con la matita blu sui compiti finiti in anonime discariche.
Cos’ha salvato di lei Susan Sontag e, soprattutto suo figlio David, segnando l’una e pubblicando l’altro questo nome?
Se riesco a capire la saggista americana, che non ebbe né la voglia né il tempo di trasformare quegli elenchi in qualcosa di più congruo, proprio non trovò una ragione per la scelta fatta dal figlio.
E concludo ricordando il gesto compiuto da mia madre diversi anni prima di morire. Tra foto di gioventù e carte varie, aveva conservato un diario scritto negli anni del liceo e le lettere che si era scambiata con mio padre durante il fidanzamento. Sentendo la vecchiaia avanzare, senza indugi, distrusse tutto, e me ne diede comunicazione in un inciso, così come avrebbe potuto dirmi di aver gettato via un suo abito dismesso.

Certo mia madre non era un personaggio pubblico, nessuna università avrebbe versato un cent per avere quegli scritti, ma nemmeno per un istante ha pensato di lasciarli ai suoi figli perché leggendoli potessero ritrovarvi un po’ di lei e dell’uomo che era stato nostro padre. Mi disse solo: “Erano scambi tra me e lui, è stato meglio così. Non riguardavano altri”
Mi è dispiaciuto, ma poi ho capito. E trovo che la sua sia stata una scelta giusta.
Ora mi domando: quali sono i limiti del privato? Come mai un autore che lascia delle “memorie” non si preoccupa di quanto accadrà alla sua morte?
In realtà desidera che vengano pubblicate? Un estremo, ultimo atto di narcisismo che non pare strano visto l’egocentrismo della maggior parte degli artisti?
Hanno fatto bene il figlio e l’editore a pubblicarli?
Certo, alle volte la morte sopravviene improvvisa, e allora… chi resta fa ciò che meglio crede.
Flaminia P. Mancinelli

Il libro
Rinata, a cura di David Rieff
Diari e taccuini 1947–1963 di Susan Sontag
ed. italiana La Nave di Teseo – pp. 358
€ 18,70 (per il cartaceo) – € 11,99 (per l’ebook)
Seguendo il link, potente leggere la recensione di Senza consolazione.