Ampia scelta da Adelphi

La casa editrice propone alcune novità e alcuni classici tra diari di viaggio, romanzi e saggi in digitale e cartaceo. In Microgrammi “Perché non eravamo pronti” David Quammen a 1,99 euro.
La scelta è ampia, iniziamo da Perché non eravamo pronti di David Quammen solo in digitale a 1,99 euro nella collana Microgrammi.
Sapevamo come, e anche dove, i coronavirus ci avrebbero potuto colpire, eppure - eppure siamo a oggi,
all’oggi inquietante e incerto da dove partono, proprio con questo testo, le nuove ricerche...
Proseguiamo con Il signore di San Francisco di Ivan Bunin.
Quello di Bunin è un «severo talento», si legge nella motivazione del Premio Nobel di cui fu insignito nel 1933 – e in effetti la sua prosa terribilmente precisa, densa, intransigente riesce a essere non meno implacabile di quella di Čechov. Bunin non racconta solo storie della sua terra: prima del ’17 è stato anche un appassionato viaggiatore, e i paesaggi geografici e umani da lui osservati – soprattutto l’Oriente, dove gli europei possono 
percepire «un vago sentore della vita, della morte, del divino», e l’Italia, dove ha soggiornato a lungo – si riverberano nei racconti radunati in questo libro, fra i quali il lettore troverà alcuni vertici della sua narrativa. Come Il signore di San Francisco, dove il viaggio per mare di un ricco americano e della sua famiglia evoca con rara intensità il «dolce inganno della vita»; o come Il respiro lieve, prodigiosa miniatura su uno dei temi prediletti da Bunin: quella frenesia «di accogliere nel proprio cuore tutto il mondo visibile e invisibile prima di farne dono a qualcun altro» che si chiama amore.
In versione cartacea e digitale.
Con Koh-i-Nur William Dalrymple e Anita Anand ci portano sulle tracce della pietra ‘maledetta’.Tra le storie più affascinanti di sempre merita senza dubbio un posto quella del Koh-i-Nur, il diamante dal valore stimato «in due giorni e mezzo di cibo per il mondo intero», la gemma portentosa contesa nel corso dei secoli da un numero impressionante di re, conquistatori, principi, razziatori, ladri e imperatori, le cui morti truculente ne alimentarono la fama di pietra maledetta: accecati, avvelenati, torturati, bruciati nell’olio bollente, ‘incoronati’ con il piombo fuso o uccisi dai familiari. Nel riscrivere questa
storia, William Dalrymple e Anita Anand la sottraggono alle brume del mito e la ricostruiscono meticolosamente a partire dalle fonti originali (persiane, afghane, urdu, in parte tradotte per la prima volta), offrendoci così un libro non meno rigoroso che avvincente. E mostrandoci, tra l’altro, come la ‘maledizione’ non abbia nulla di soprannaturale, ma sia la concreta manifestazione della cupidigia e della furia omicida che questo gioiello inestimabile ha suscitato, storicamente, in tutti coloro che lo hanno bramato. E quando il Koh-i-Nur trovò in Inghilterra «la sua dimora definitiva», lo seguì il suo ultimo proprietario indiano, Duleep Singh, che nacque sovrano del più potente regno dell’India e morì, abbandonato da tutti, in un hotel di Parigi, mentre la gemma che un tempo aveva fieramente indossato faceva bella mostra di sé sulla corona della regina Vittoria.
In versione cartacea e digitale.
Di Nove vite di William Dalrymple Franco Marcoaldi scrive: «Dalrymple ha scelto con estrema attenzione le sue storie, che sfuggono a qualunque cliché di facile esotismo, e proprio nella loro contraddittoria
brutalità conservano intatto il fascino di un'alterità difficilmente addomesticabile. È il caso delle figlie di Yellamma, avviate a decine di migliaia a una forma di prostituzione sacra, essendo state consacrate alla dea fin da bambine. E come tali considerate simbolo di fertilità, salvo venire abbandonate dalle famiglie non appena contraggono il virus dell’Aids. Che dire poi della “signora del crepuscolo”, una cordiale donna sulla sessantina che vive a due passi da Kolkata nel bel mezzo di un crematorio, perennemente a caccia dei teschi migliori per solleticare i famelici desideri della terribile dea Tara e dei suoi adepti? ... Mai queste storie risultano univoche, cristalline, lineari. Si prestano sempre alla vertigine interpretativa».
In digitale e cartaceo.
La nube purpurea di Matthew P. Shiel.
Scrive Giorgio Manganelli: «Quando lessi La nube purpurea pensai che forse sì, c’era un misterioso, occulto, magmatico e magnetico caso Shiel. La nube purpurea era un libro matto e rapinoso, un sogno, un delirio, un’allucinazione, era un oggetto letterario di forma e dimensioni inconsuete; era un animale impossibile, venuto dallo spazio o forse salito dalle schiume d’Acheronte. Teneva assieme l’accelerazione perversa di
quel libro la cupa, geometrica concentrazione, un’unità di tema che s’accompagna ad un’estrema sobrietà di personaggi, un Adamo ed una Eva, unici abitanti di un mondo disfatto. Se ripenso ora la riuscita straordinaria e enigmatica della Nube purpurea, mi pare che essa fosse dovuta appunto all’intervento di una poderosa vincolante figura retorica, l’antica “unità”, che aveva tenuto assieme un materiale che aspirava al riposo del delirio. Quella “unità” aveva agito sulla vocazione caotica del linguaggio, l’aveva gelato in una forma che rancorosamente reggeva.
In digitale e cartaceo.
Sul sito di Adelphi si può leggere un “assaggio” dei libri.