Saggi per tutti i gusti

Molte le novità per il Saggiatore, vi proponiamo un assaggio decisamente stuzzicante tra quelli che arriveranno in libreria tra luglio e settembre.
Molte le novità nel cappello di il Saggiatore che arriveranno in libreria tra luglio e settembre, vi proponiamo un assaggio di saggi decisamente stuzzicanti.
Iniziamo con “Lettere a James Joyce” di Ezra Pound a cura di Forrest Read con la prefazione di Enrico Terrinoni e la traduzione di Antonio Bibbò.
Joyce era allo stremo. Lasciata la patria Irlanda, aveva vissuto a Pola, Roma e Trieste, lavorando come insegnante di lingua e impiegato. Quel che aveva pubblicato aveva ricevuto scarsa attenzione; i sacrifici per far uscire Gente di Dublino avevano avuto come unico risultato contratti non rispettati e un’edizione data alle fiamme. Pound, arrivato a Londra nel 1908, nel giro di cinque anni aveva
conosciuto i più importanti artisti della capitale inglese e aveva pubblicato cinque libri di poesie. Quando incontrò le prose di Joyce si rese subito conto che era l’autore che aveva cercato, il nuovo grande scrittore urbano, il cantore della coscienza moderna. E così divennel’uomo che cambiò la vita a Joyce. Nel 1914 iniziò una lunga corrispondenza, che divenne una duratura amicizia. Pound trasmetteva a Joyce le sue reazioni ai dattiloscritti di Gente di Dublino, Un ritratto, Esuli e Ulisse, li inoltrava alle riviste di cui era redattore, cristallizzando le sue intuizioni in recensioni e saggi – i primi a proporre una critica dell’opera joyciana.Poco a poco, Pound creò un pubblico e fece conoscere Joyce, lo incoraggiò e lo spronò costantemente. Le scadenze che gli dava spinsero Joyce a lavorare al massimo dell’intensità alla composizione di Ulisse. Lo stesso Joyce si chiese se i suoi libri sarebbero mai stati completati senza gli sforzi di Pound.
Da quel sodalizio nacquero “Ulisse” e i “Cantos”, nuove forme di prosa e poesia. È difficile indovinare cosa sarebbe successo alla storia della letteratura senza questo carteggio. Lettere a James Joyce raccoglie tutte le lettere di Pound a Joyce e tutti i saggi e articoli di Pound sull’opera di Joyce, offerti per la prima volta nella loro completezza. Un volume che attesta e dà conto del dialogo tra i due maestri che insieme hanno posto le pietre miliari dell’innovazione letteraria del Novecento.
In libreria dall’11 luglio.
“Manifesto per la verità. Donne, guerre, migranti e altre notizie manipolate” di Giuliana Sgrena.
Per papa Francesco Eva è stata vittima di una fake news uscita dalla bocca del serpente. A quanto pare, da allora le bufale non hanno smesso di rovinare le donne, visto che ancora oggi se una ha subito molestie si scrive che ci ha fatto carriera, mentre se uno ammazza la moglie per i giornali ha
agito in preda a una rabbia momentanea. Ma non solo i corpi delle donne sono le vittime di questi abusi dell’informazione: quando si parla di migranti la verità si inabissa in fondo al mare. Per non dire delle notizie che giungono dai fronti di guerra, brandelli distorti dei fatti, piegati e manipolati secondo il tornaconto dei governi.
Ora le bufale si sono trasformate in un esercito di ben più pericolose fake news, moltiplicate e amplificate dai social e arruolate dagli stati per combattere la guerra contro la verità. E quelli che dovrebbero essere i paladini dell’attendibilità, i giornalisti, sono ormai servitori dei potenti senza più alcuna credibilità. Ma, come diceva Camus, là dove prolifera la menzogna prospera la tirannia; e a pagarne l’altissimo prezzo siamo proprio noi.
Dopo “Dio odia le donne”, Giuliana Sgrena torna con questo “Manifesto per la verità”. La sua scrittura graffiante smaschera le falsità che ci vengono quotidianamente propinate dalla carta stampata, da Internet e da tutti quelli che hanno interesse a farci credere che le cose non stiano come veramente stanno. Ne nasce un pamphlet ruvido e lucidissimo; un manifesto da cui partire per ricostruire quel che è stato distrutto, salvare quel che non è ancora andato perso e soprattutto riconquistare la nostra libertà di pensiero e di scelta.
In libreria dal 29 agosto.
“La pioggia gialla” di Julio Llamazares è – nelle parole di Andrea Gentile, dalla postfazione che chiude il libro – romanzo della pura morte, poiché tutto – nella vicenda di Andrés – è fine, ma anche romanzo della pura vita, perché è il suo respiro, costante, affannato, mozzo, a pulsare dietro ogni parola, a imprimere alle pagine il ritmo precipitoso e slavinante di un postremo testamento che è,
allo stesso tempo, un inno lancinante all’umana resistenza.
Julio Llamazares (León, 1955) è uno scrittore e poeta spagnolo, autore di sei romanzi, tre raccolte di poesia e alcune di racconti. La pioggia gialla – ripubblicato oggi in una nuova traduzione – è stato scritto nel 1988.
Non è rimasto nessuno ad Ainielle. Se ne sono andati gli uomini e le donne, i pastori e i contadini, i giovani, i vecchi, gli animali. Rimangono i serpenti, nascosti sotto le rovine delle case. E rimane Andrés. Erano lui e sua moglie, prima, poi Sabina si è impiccata nel mulino abbandonato e ora, a fargli compagnia, non rimane che una cagna macilenta. Anche i villaggi vicini si stanno svuotando, dissanguati dalla guerra, prima, poi da un progresso senza nome e senza pietà, a cui nulla può scampare, nemmeno le rocce. Ma Andrés non ha intenzione di andarsene, nemmeno quando la pioggia gialla del tempo comincia a cadere e cancellare la memoria di Ainielle e i fantasmi dei suoi morti tornano a visitare le sue ultime notti.
Dal 5 settembre in libreria.
Infine, “Vampiri. Una nuova storia” di Nick Groom.
Vampiri.Gli angoli di un sogghigno macchiato di sangue. Artigli avvolti in nuvole di pizzo. Svolazzi di mantelli neri nella notte vittoriana. Un paletto nel cuore, fasciato di seta.
Vampiri. Crediamo di sapere tutto di loro: abbiamo letto “Dracula” e “Intervista col vampiro”; siamo stati vittime del loro incanto nel buio di una sala cinematografica; ne distinguiamo le fattezze
emaciate, da Max Schreck a Bela Lugosi.
Conosciamo i miti, le credenze, il potere del sangue che infonde forza sovrumana nelle loro vene. Non c’è creatura che abbia esercitato una presa più magnetica sull’immaginario occidentale.
Che cos’altro rimane da dire del vampiro? Moltissimo, sostiene Nick Groom, o forse ancora tutto, perché quanto pensiamo di sapere non è che la punta emersa di un vasto continente sotterraneo, misterioso e inesplorato, del quale solo la più rigorosa delle analisi storiografiche può restituire una mappa attendibile; perché la fortuna del “Dracula” di Bram Stoker e delle sue infinite metamorfosi cinematografiche ci ha fatto dimenticare che la storia del vampiro ha origini antiche, radici che affondano nelle superstizioni dell’Europa orientale, cui l’Illuminismo ha dato sostanza, prima che il Romanticismo le trasformasse in sogni e incubi. In romanzi.
Occorre dunque una nuova storia del vampiro, che al vampiro restituisca la pienezza di significati – storici, scientifici, culturali, religiosi, simbolici – che gli è propria, e che la mitografia hollywoodiana rischia altrimenti di appiattire, in favore di una sensualità che, a ogni nuovo adattamento, smarrisce qualcosa del sentimento perturbante da cui è scaturita. Una nuova storia, spaventosa ed eccitante, è stata salutata da più parti come la più autorevole mai scritta sui vampiri.
Dal 19 settembre in libreria.
(a cura di MZ)