Consigli d’autunno
Una selezione che spazia tra memoir, saggi, gialli, narrativa. Non solo novità, anche opere edite da qualche anno che, a mio avviso, meritano di essere ricordate.
Non è stato semplice comporre questa selezione di libri. Non ci sono solo novità, ho scelto anche opere edite da qualche anno che, a mio avviso, meritano di essere ricordate.
Iniziamo con le novità.
“A questo serve il corpo. Viaggio nell'arte attraverso i corpi delle donne” di Roberta Scorranese per Bompiani è un dialogo tra le forme della rappresentazione femminile da Raffaello a Picasso, saggio e romanzo insieme, offre uno sguardo nuovo sulle opere di grandi artisti.
Il 10 marzo 1914, a Londra, la suffragetta Mary Richardson impugna un coltello e lo affonda nella schiena di una donna di divina bellezza, nuda
e intenta a guardarsi allo specchio: è la Venere Rokeby di Diego Velázquez, conservata alla National Gallery. Quel gesto di una donna contro un'altra donna, sia pure dipinta, mira a colpire il simbolo della femminilità vista dai maschi, della bellezza tenuta lontana dalla storia. Anche a questo serve il corpo: a rispecchiarsi, a ribellarsi. Roberta Scorranese mette al centro della sua riflessione il corpo femminile e le rappresentazioni che ne hanno fatto i massimi artisti di tutti i tempi (tra le altre, la regalità popolana ritratta nella Madonna del Parto di Piero della Francesca, l'anti michelangiolesca pienezza della Woman Eating di Duane Hanson o il dolore monumentale di Diego e io di Frida Kahlo) ma anche la fisicità di donne a noi più vicine, ciascuna con il suo segreto e la sua unicità. Insieme a quella del corpo, emerge con chiarezza in queste pagine la centralità dello sguardo, che fruga le superfici in cerca di una verità più profonda. Fondamentale è saper guardare, saperci accostare all'arte con la stessa sete con cui ci avviciniamo a un corpo amato: con turbamento ed emozione, disponibili a essere trasformati da ciò che vediamo e a lasciar scaturire da ogni incontro nuove storie. Perché a che cosa serve, questo nostro corpo, se non a essere la forma di una intima felicità? Le donne dipinte, le donne reali, le donne come visioni in questo libro ci dicono che felice è il corpo capace di cambiare, di non rimanere immobile, di essere guardato senza perdere il proprio mistero, di amarsi prima di essere amato, di farsi luce dentro una tela o voce dentro un racconto. Il volume contiene un inserto a colori con riprodotte le opere raccontate.
Roberta Scorranese è nata a Valle San Giovanni, in provincia di Teramo. Vive a Milano. Giornalista, lavora al Corriere della Sera dove si occupa di temi culturali e di attualità.
“The Turnglass. La clessidra di cristallo” di Gareth Rubin, con la traduzione di Giuseppe Maugeri per Longanesi, prende spunto dai libri tête-bêche dell’Ottocento che contenevano due testi o due romanzi a volte scritti da autori diversi cuciti insieme in modo che, voltando il libro, si potesse passare da una storia all’altra.
Inghilterra, 1881. «Turnglass House ha sempre avuto qualcosa di corrotto e maligno.» Questo è tutto ciò che il giovane medico Simeon Lee sa
quando arriva a casa dello zio, il parroco Hawes, per curarlo. Una sola finestra illuminata, un orizzonte sospeso sul vuoto, una palude fangosa pronta a inghiottire i pochi che osano avventurarsi. Lo zio è convinto di essere stato avvelenato e i suoi sospetti ricadono su Florence, la cognata. Immobile, con addosso un abito di seta verde e un sorriso beffardo, Florence li fissa dalla cella di vetro in cui si trova segregata da quando, in un raptus di gelosia, ha ucciso il marito. Molti la considerano pazza, ma secondo Simeon è una figura tutta da decifrare. Come tutto da decifrare è il volumetto rosso che spicca nell'immensa biblioteca dello zio e che lei continua a indicargli. Un libro che racconta una vicenda ambientata nel futuro e che tuttavia potrebbe rivelare qualcosa sul presente. Un libro che parla di un'altra terra, la California, in un'altra epoca, il 1939, che pure ha tanti punti in comune con la storia di questa famiglia inglese. La storia di un uomo che indaga per scoprire cos'era accaduto alla madre, scomparsa vent'anni prima... California, 1939. Quella dello squattrinato Ken Kourian è una vita divisa tra provini cinematografici e lavoro in un giornale, finché incontra Oliver Tooke. Affascinante, mondano e insieme riservato, Oliver è un celebre scrittore figlio del governatore della California. Da qualche tempo appare incupito, e la pubblicazione del suo nuovo romanzo sembra angosciarlo. Una sera, arrivato a casa sua, Ken fa una scoperta sconcertante: lo trova riverso sulla scrivania, il collo lacerato da un proiettile, la pistola nella mano. La morte viene presto archiviata come suicidio, ma Ken non è convinto e decide di indagare. Le ricerche lo portano sulle tracce di una vecchia storia, quella del misterioso rapimento del fratello di Oliver e della scomparsa della madre. Una famiglia sfortunata. O forse, una famiglia che nasconde troppi segreti. Ken è convinto che per scoprire la verità dovrà decifrare gli indizi nascosti nell'ultimo libro dell'amico. Un libro che parla di un'altra terra, l'Inghilterra, in un'altra epoca, il 1881, che pure ha tanti punti in comune con la storia di questa famiglia della California.
Gareth Rubin è laureato in Letteratura inglese al St. Andrews College e ha studiato recitazione all’East 15 Acting School. Scrittore e giornalista, si occupa di costume, società e arte per le maggiori testate inglesi. Nel 2013 ha diretto il documentario sull’arteterapia al Bethlem Royal Hospital di Londra. Ha scritto anche “The Great Cat Massacre: A History of Britain in 100 Mistakes” (2014) e “Liberation Square” (2014), thriller ambientato in una Londra occupata dall’Unione sovietica.
“Il magico studio fotografico di Hirasaka” di Sanaka Hiiragi, con la traduzione di Gala Maria Follaco per Feltrinelli, è una storia che supera i confini della realtà.
In uno studio fotografico con un vecchio orologio da parete con le lancette ferme, un uomo accoglie i suoi visitatori. È Hirasaka, collezionista di macchine fotografiche antiche. Tre persone entrano nella stanza: una maestra di novantadue anni, un membro della yakuza di quarantasette e
una bambina. Hirasaka le accoglie su un comodo divano di pelle, offre loro una tazza di tè e racconta cosa le attende. Hanno davanti degli scatoloni pieni di foto-ricordo della loro vita e devono sceglierne una per ogni anno che hanno vissuto. Ma non solo: prima di andarsene, hanno anche l’opportunità di rivivere il loro ricordo più prezioso e di scattare un’ultima fotografia con una delle sue macchine fotografiche. C’è una regola, però: non possono interagire con nessuno. Perché lo studio di Hirasaka non è un luogo come tanti: si trova al confine tra questo mondo e quell’altro. In Giappone, infatti, sin dai tempi antichi si crede che, prima di morire, le persone abbiano dei flashback in cui ricordano la loro vita. La chiamano “sōmatō”, lanterna girevole dei ricordi, ed è ciò che Hirasaka offre ai suoi ospiti. Cosa sceglieranno? Che vite hanno vissuto? E perché tutti vanno e vengono da quello studio, ma Hirasaka resta sempre?
Sanaka Hiiragi è nata nella prefettura di Kagawa nel 1974, è cresciuta nella prefettura di Hyōgo e vive a Tōkyō. Si è laureata in Letteratura presso l’università femminile di Kōbe e ha completato gli studi all’università Himeji Dokkyō. Dopo sette anni all’estero come insegnante di giapponese, nel 2013 ha esordito nella narrativa vincendo un premio letterario. È appassionata di fotografia, vecchie macchine fotografiche e kimono. “Il magico studio fotografico di Hirasaka” è in corso di traduzione in oltre venti Paesi.
“Quando una donna diventa un lago” di Marjorie Celona, con la traduzione di Manuela Faimali per Bollati Boringhieri, è un thriller ritmato, ma anche un romanzo sulla famiglia, sulla possibilità di nuovi inizi, sul prezzo degli errori che spesso compiamo con l’illusione di fare il bene di chi amiamo.
Whale Bay, capodanno 1986. Una donna di nome Vera Gusev chiama la centrale di polizia da un telefono pubblico sostenendo di aver trovato un bambino solo nel bosco nei pressi di un lago ghiacciato. Il giovane agente Lewis si reca sul posto, ma quando arriva di Vera e del bambino non c’è traccia. Vede soltanto la macchina della donna, con le portiere spalancate e il motore ancora acceso, e poi Scout, il suo cane. Che cosa è
accaduto, quindi, quel primo giorno del gennaio 1986? Sono i sette protagonisti, tra cui la stessa Vera, a raccontare la storia della scomparsa: l’agente di polizia, il ventiquattrenne Lewis; il marito della donna, Denny, tormentato dai sensi di colpa per non essere riuscito a dimostrare alla moglie la profondità del suo affetto; Jesse, il bambino stesso che per ultimo ha visto Vera in vita; sua madre Evelina, il padre Leo e il fratellino Dmitri. E se, inevitabilmente, all’inizio i sospetti si appuntano sul marito, quando al disgelo il corpo di Vera viene ritrovato nel lago, la polizia archivia il caso come un incidente. Questa versione dei fatti non convince Denny, che vorrebbe un confronto con l’ultima persona ad aver visto sua moglie: il piccolo Jesse, che a quanto pare sa bene come sono andate le cose, e porta dentro di sé il fardello di un terribile segreto. Con uno stile asciutto, sobrio, persino spietato nella lucidità con cui si insinua nella mente dei personaggi, e calibrando saggiamente la quantità di informazioni fornite al lettore per tenere alta
Marjorie Celona, autrice canadese, con il suo primo romanzo “Y”, pubblicato in otto paesi, ha vinto in Francia il Grand Prix Littéraire de l’Héroïne per il miglior romanzo straniero. “Quando una donna diventa un lago”, suo secondo romanzo, è entrato nella classifica bestseller del «Toronto Star» e nella selezione finalista del Crime Writers of Canada Award for Best Crime Novel 2021.
“La vita è breve, eccetera” di Veronica Raimo per Einaudi è una raccolta di undici racconti. L’autrice ci fa ridere e subito dopo ci sferra un colpo durissimo, demolendo sempre le nostre rassicuranti convenzioni.
Durante una scossa di terremoto una donna si trova a letto con un uomo, ma quello non è il suo letto e lui non è il suo fidanzato. Inizia così uno di questi racconti irriverenti, comici e amari insieme, in cui le relazioni sono piene di spigoli, e le donne, a volte impulsive o semplicemente buffe,
traditrici eppure ancora pronte a fidarsi, sono esperte nel lasciarsi ma non nel lasciarsi andare. E soprattutto sanno prendersi molto sul serio o molto in giro, perché in fondo la vita è breve, eccetera. «Non avrebbe mai immaginato che il desiderio di vendetta fosse un sentimento comico». Una scrittrice in crisi cede alle richieste via via più insidiose dell’anziana vicina, con inaspettate ricadute sul suo romanzo. Una promessa della danza scopre con il suo maestro le possibilità del proprio corpo, e del proprio piacere. Mentre un aereo si schianta contro un grattacielo, una ragazza di «bella presenza» ma dai denti strani progetta la fuga dalla villa degli zii, ben difesa da una schiera di nani da giardino, e da un arsenale di armi nell’armadio. E poi, una donna si sveglia dopo la prima notte nella sua nuova casa e trova sullo zerbino un ortaggio minaccioso. E ancora, due studentesse universitarie finiscono per non capirsi più quando una si taglia i capelli. Eccetera. In questi racconti dissacranti, a volte più malinconici a volte più divertenti, c’è un filo fortissimo a unire le storie: uno sguardo libero sulle donne e le loro relazioni. Donne troppo pigre per essere ribelli, razionali eppure scaramantiche, capaci di inventare mondi immaginari solo per mandarli in frantumi. Fanno sesso, disinibito o goffo, hanno le idee chiare oppure mentono, molto spesso. Hanno tanti progetti ma gli impegni sono gabbie. Sanno cosa significa bramare qualcosa ma non cosa significa averla a cuore.
In libreria il 17 ottobre.
Veronica Raimo è nata a Roma nel 1978. Ha scritto i romanzi: “Il dolore secondo Matteo” (minimum fax 2007), “Tutte le feste di domani” (Rizzoli 2013) e Miden (Mondadori 2018). Nel 2019 ha scritto il libro di poesie “Le bambinacce” con Marco Rossari (Feltrinelli). I suoi racconti sono apparsi su diverse antologie e riviste, sia in Italia che all’estero. Ha cosceneggiato il film “Bella addormentata” (2012) di Marco Bellocchio. Si occupa di giornalismo culturale per diverse testate. Ha tradotto dall’inglese, tra gli altri: Francis Scott Fitzgerald, Octavia E. Butler, Ray Bradbury. Per Einaudi ha pubblicato “Niente di vero” (2022, Premio Strega Giovani e Premio Viareggio-Rèpaci sezione Narrativa), tradotto in diversi Paesi.
Le riscoperte
In “Follie di Brooklyn” di Paul Auster per Einaudi ritroviamo New York e la scrittura dell’autore americano.
Raggiunta ormai l'età della pensione, Nathan Glass ritorna a Brooklyn, la città dov'è nato e che ha lasciato quasi sessant'anni prima. Trasloca a
Brooklyn con l'intenzione precisa di cercare un buon posto per morire. Ma il caso ha deciso per lui diversamente. Gli amori infelici del nipote Tom, le avventure del libraio-falsario Harry Brightman, l'apparizione improvvisa della piccola Lucy, che rifiuta di svelare dove si trova sua madre, sorella di Tom. Nathan pensava di dedicarsi a un progetto, la scrittura di un Libro della follia umana, ma le follie sono lí, appena fuori dalla porta, nel piú vivo e colorato angolo di New York. Come in Smoke e in Blue in the Face, la città e un suo quartiere, Park Slope, diventano straordinari protagonisti. Paul Auster scrive, con Follie di Brooklyn, una commedia dalla trama apparentemente spensierata. Una commedia che termina però la mattina dell'11 settembre 2001 e non aggiungo altro.
Paul Auster è nato nel 1947 a Newark (New Jersey) e ha scritto molti romanzi che in Italia sono stati pubblicati da Einaudi. Ho letto molti dei suoi libri, infatti lo annovero tra i miei scrittori preferiti, però non sono riuscita a finire “4321”.
“Amore infinito” di Flaminia P. Mancinelli è un memoir intenso, straziante, emozionante, tenero, coinvolgente. E non c’è solo l’amore, vi stupirete di quanti temi vengono affrontati.
Il romanzo si apre con 9 righe scritte da Federica, una delle due protagoniste: fanno presagire qualcosa, ma lasciano il lettore sospeso, curioso di capire. Poi inizia il racconto di Nicole, ed è bello sprofondare nei suoi ricordi; la seconda parte è affidata a Federica ed entra nell’anima di chi legge come uno tsunami.
Federica e Nicole, due donne diverse ma unite dalla ricerca dell’Amore e dalla passione per la scrittura. Due persone che si incontrano
casualmente e decidono di non lasciarsi più. Nicole solare nonostante la vita non sia stata gentile con lei, Federica introversa ma determinata a comprendere ogni aspetto della sua compagna, anche quelli che possono fare male.
E così in questo emozionante racconto a due voci conosciamo Nicole: la sua infanzia, l’adolescenza, e l’età adulta. “Quando si diventa grandi?” si chiede a più riprese la bambina che ha fretta di crescere per poter fare tutte quelle cose che le sono negate. Cosa significa vivere con genitori anaffettivi? Quanti segni lasciano sulla pelle e nell’anima?
E se “da grande” si finisce con un uomo maschilista che considera la donna una badante? Quei segni diventano solchi, ferite profonde.
E allora per andare avanti c’è un solo modo: rassegnarsi e diventare un’ombra.
Poi inaspettatamente l’incontro e tutto quello che era stato sepolto rinasce con la joie de vivre. Amore e scrittura diventano la realtà quotidiana. Si può fare l’amore e parlare di letteratura per giorni e notti. La costruzione di un amore è complessa, a volte dolorosa ma così vitale.
Il memoir di Mancinelli, pur affrontando un dolore più atroce non cade mai nella commiserazione. Prende il lettore per mano e lo conduce a scoprire l’altra Nicole. Pagina dopo pagina entriamo nella vita di questa donna e la seguiamo fino alla fine in un crescendo acuto e lancinante che a volte ci obbliga a fermarci per non essere travolti.
Seguo questa scrittrice dai suoi esordi, ho apprezzato tutti i suoi libri, sono stata stregata da “Le nuvole non si fermano mai”, ma con questa opera, così difficile da scrivere, è riuscita a regalarci un romanzo delicato nella sua crudezza.
Disponibile su Amazon in versione digitale e cartacea con copertine flessibile e rigida.
Flaminia P. Mancinelli Autrice dal 1996 di numerosi romanzi di narrativa e di genere "polar". Non è seguace di religioni né di credenze mistiche, ma adora la filosofia dell’e-book e da quando, nel lontano 2011, ha iniziato a praticarla non ha esitato a rinunciare al… "profumo della carta.
Se la cercate, la trovate di sicuro più nella realtà virtuale del Web che in qualche preciso luogo fisico.
Concludo con “Né sempre né mai” di Giorgio Scerbanenco, per la Nave di Teseo.
Pubblicato originariamente nel 1974, ritorna in libreria il 24 ottobre dopo quasi cinquant’anni, un capolavoro ritrovato nella biblioteca imperdibile del padre del noir italiano: un’indagine piena di colpi di scena, un delitto apparentemente senza spiegazioni che rivela agli stessi protagonisti gli abissi più nascosti delle loro emozioni.
Paolo Ferri è uno sciupafemmine impenitente, e quando il suo corpo viene trovato assassinato nella sua casa di Lignano Sabbiadoro i sospetti vanno subito ai suoi molti nemici: donne che ha ingannato, sedotto e abbandonato, uomini a cui ha sottratto le mogli per una notte o poco più. Sembra che Paolo, dopo una vita da impunito, abbia infine pagato il prezzo più alto. Ma molte cose non tornano in una Lignano battuta dal vento
in cui tutti i peccati della provincia sembrano ruotare attorno a questo omicidio: forse ne sono la causa, forse l’inevitabile conseguenza. Le colpe di Paolo sembrano allungarsi su chi è rimasto: Marta, una delle sue conquiste, l’ex fidanzato di lei Riccardo, e Rossella, una giovane diciottenne. Tutti e tre vittime, certamente, e forse per questo capaci di commettere un omicidio per vendicare i torti subiti?
Per il momento solo in edizione cartacea.
Giorgio Scerbanenco, nato a Kiev nel 1911, cresce a Roma ma ancora adolescente si stabilisce a Milano dove muore nel 1969. Negli anni ’30 approda nell’editoria come collaboratore alla Rizzoli e in seguito come caporedattore dei periodici Mondadori, per tornare in Rizzoli nel dopoguerra come direttore dei periodici femminili. Collabora con i maggiori quotidiani e riviste dell’epoca, tra cui il “Corriere della Sera”, “La Gazzetta del popolo”, “il Resto del Carlino” e “Novella”. Scrittore prolifico, ha sperimentato tutti i generi della narrativa ed è riconosciuto come uno dei maestri del giallo italiano, consacrato dal successo della serie di romanzi con protagonista Duca Lamberti e dall’assegnazione del Grand Prix de littérature policière nel 1968. Da questo romanzo Fernando Di Leo ha tratto nel 1969 l’omonimo film. Tutta l’opera di Scerbanenco è in corso di pubblicazione presso La nave di Teseo.
Marinella Zetti