Libri, novità e non solo

Una selezione che spazia dai saggi ai thriller tra novità e riedizioni, tra autori famosi e meno noti, tra editori grandi e piccoli.

 

Come al solito vi propongo una piccola selezione di libri scelti nell’ampia proposta degli editori. Non si tratta solo di novità ma di pubblicazioni che hanno stuzzicato la mia curiosità.

Ad aprile Bompiani ha riproposto “Americana” di Elio Vittorini con un’interessante introduzione di Giuseppe Zaccaria in cui vengono spiegate le vicissitudini di questo importante saggio.
Pubblicato nel 1941 a cura di Elio Vittorini, "Americana" è una scelta antologica di quella narrativa allora quasi del tutto sconosciuta in Italia. E per Americananiente amata dalla dittatura fascista che ne censurò alcune parti. Fu grazie all'introduzione di Emilio Cecchi (pubblicata in questa edizione in appendice) che il libro poté essere ristampato dopo il primo sequestro. Le introduzioni di Vittorini alle sezioni, proibite a suo tempo dal regime, costituiscono un affascinante interpretazione dello sviluppo letterario americano. Erano gli anni in cui la letteratura statunitense veniva scoperta e proponeva agli scrittori più giovani un nuovo modello. "Americana" ne fu la più audace e documentata testimonianza. Nacque un mito, una leggenda, un classico che raccoglieva i brani dei più famosi e significativi autori americani quali Washington Irving, Herman Melville, Henry James, Gertrude Stein Evelyn Scott, Francis Scott Fitzgerald, William Faulkner, John Fante e molti altri, tutti tradotti da alcuni fra i maggiori scrittori italiani. La lingua è semplice e sciolta, duttile nel misurarsi con lo slang americano, con la prosa scarna di Hemingway, con le parole cariche di significati simbolici di Melville. Nel 2012 Bompiani la ripropose solo in cartaceo. Questa edizioneElio Vittorini ripropone le immagini e le didascalie originali, scelte dallo stesso Vittorini per illustrare la prima, storica edizione del volume.
Elio Vittorini nacque a Siracusa nel 1908. A ventitré anni esordì con “Piccola borghesia”. Tra i suoi titoli più celebri “Uomini e no” pubblicato nel 1945. Con l’antologia “Americana” fu tra i primi traduttori della grande letteratura americana in Italia. Fondatore della rivista Il Politecnico, diresse successivamente le collane “I gettoni” per Einaudi e “Medusa” per Mondadori e i quaderni di letteratura “Il Menabò” insieme a Italo Calvino. Morì a Milano nel 1966.

 

La sorella di Shakespeare e altri ritratti di scrittrici” di Virginia Woolf con la traduzione di Oriana Palusci per Mondadori è un’antologia di testi Virginia Woolf Librocostruita da Oriana Palusci: dalle scrittrici del Seicento, reali o immaginarie (emblema di queste ultime è Judith, l'ipotetica e «meravigliosamente dotata» sorella di William Shakespeare), fino alle "consorelle" sue contemporanee Katherine Mansfield e Vita Sackville-West, Woolf va componendo una vera e propria storia della letteratura inglese scritta da donne, e anche una storia della coscienza femminile che si batte per affrancarsi. Culmine di questo percorso è l'opera della stessa Virginia, nella quale si intravede un'Inghilterra utopica in cui le scrittrici saranno grandi perché avranno ottenuto "una stanza tutta per sé".
Scrive Virginia Woolf: “Come possiamo combinare le parole vecchie in nuove sequenze, così che esse sopravvivano, che creino bellezza, che dicano la verità?”. Al “il problema” del linguaggio letterario la scrittrice si dedicò con la sua riflessione teorica e con la pratica narrativa, alla ricerca di una frase elastica e flessibile, una frase femminile. E nello studio dell’esperienza letteraria femminile Virginia si impegnò fin da giovane quando, poco più che ventenne, iniziò a collaborare con il “Times Literary Supplement”, affermandosi presto come una delle voci più importanti della critica anglosassone. Le sue recensioni coprono unVirginia Woolf ampio spettro di generi, dal romanzo alla poesia, dagli epistolari alla memorialistica ai libri per l’infanzia, contribuendo a infrangere i confini tra fiction e non-fiction.
Virginia Woolf nasce a Londra nel 1882 e muore suicida a Rodmell, East Sussex, nel 1941. Con altri intellettuali ha dato vita al Bloomsbury Group, destinato a dominare per oltre un trentennio il panorama culturale inglese. Tra i suoi romanzi principali “La camera di Jacob” (1922), “La signora Dalloway” (1925), “Al faro” (1927), “Orlando” (1928) e “Tra un atto e l’altro” (pubblicato postumo nel 1941).

 

L’albero e la vite” di Dola de Jong con la traduzione di Laura Pignatti per La nuova Frontiera è stato scritto nel 1954 a New York e giudicato dagli Albero e la vite editori scandaloso e impubblicabile perché narrava l’amore tra due donne.
Narrato in prima persona, il romanzo scava nell’animo delle indimenticabili protagoniste alle prese con sentimenti e pulsioni considerati inammissibili da una società che si apprestava a vivere i momenti più bui della sua storia.
Amsterdam, 1938. Erica entra nella vita di Bea come un temporale improvviso in un giorno di fine estate. Le due non potrebbero essere più diverse: Bea è misurata, razionale, vive ogni aspetto dell’esistenza con una sorta di passiva rassegnazione. Erica invece è ribelle, imprevedibile, spericolata, ogni sua azione è dettata dall’irruenza del desiderio. Bea cerca costantemente di spiegarsi la natura della loro relazione, che diventa sempre più instabile e turbolenta, finché l’amicizia si trasforma in un amore inconfessabile. Non riescono a vivere insieme, né a stare lontane l’una dall’altra. Solo quando le ombre della guerra si allungheranno inesorabilmente sulle loro vite, Bea riuscirà ad accettare la natura della sua attrazioneDola de Jong per Erica.
Dola de Jong è nata ad Arnhem nel 1911 ma ha trascorso la maggior parte della sua vita negli Stati Uniti, dove fu scoperta dal leggendario editor Maxwell Perkins. Ha scritto romanzi, racconti e libri per bambini e ha lavorato come lettrice di letteratura olandese per diversi editori americani. Nel 1964 ha ricevuto il premio Edgar Allan Poe per il giallo The Whirligig of Time. È morta nel 2003 in California.

 

La mia Battaglia” di Franco Maresco per il Saggiatore raccoglie un gruppo di conversazioni inedite tra i due artisti, registrate negli ultimi anni di vita della fotografa. In queste pagine parlano di malattia mentale, di mafia e di antimafia, di teatro e di cinema, dell’amore e del disamore per la città in cui sono nati, Palermo. Alla fine, ci viene restituito l’incontro di due sguardi che hanno pensato di cambiare il mondo, semplicemente mostrandolo senza filtri.
La mia BattagliaSpiegare chi è Letizia Battaglia è difficile, ma questa sua frase è un buon inizio: “Io sono stata un po’ pazza. La mia pazzia è stata il trampolino di lancio per amare di più, per conoscere di più.”
La prima volta che Franco Maresco vede Letizia Battaglia è ancora un ragazzo. La sera prima il suo vicino di casa ha ucciso la moglie e tra la calca di medici, poliziotti e giornalisti che affolla il pianerottolo, nota una figura che in quel contesto di morte appare come un’anomalia: è Letizia Battaglia, con la sua macchina fotografica in mano, la sigaretta tra le labbra, il caschetto biondo, la gonna coloratissima e gli zoccoli ai piedi.
Da quel momento, le loro esistenze si incrociano molte volte, accomunate dalla volontà di raccontare un’umanità vinta, offesa e innocente: Letizia Battaglia, infatti, diventerà la più iconica fotografa delle guerre di mafia; Franco Maresco il più eretico regista del cinema italiano. Insieme combatteranno sempre per ridare voce agli ultimi, per mostrare i loro corpi sopravvissuti alla follia, alla miseria, a un mondo sempre più spietato.
Franco Maresco, nato a Palermo nel 1958, è un regista italiano. Ideatore insieme a Daniele Ciprì del programma televisivo Cinico TV (1992-1996). Tra i suoi film ricordiamo: “Io sono Tony Scott” (2010), “Belluscone” (2014), “Gli uomini di questa città io non li conosco” (2015), “La mafia non è più quella di una volta” (2019). “La mia Battaglia” è il suo primo libro.

 

Concludo con il cinema e i thriller.

I suoi film non conoscono le mezze misure: o li ami o li detesti. A me piacciono molto. In ogni caso, lui è un grande conoscitore della settima arte, per questo ai cinefili consiglio “Cinema speculation” di Quentin Tarantino, con la traduzione di Alberto Pezzotta, per La Nave di Teseo. È la storia di un bambino innamorato del cinema che passa le serate con i genitori nelle sale di Los Angeles. Quello spettatore vorace, che preferisce ai giochi l’incanto del grande schermo, cresce affascinato da una nuova generazione di attori e registi – come Steve McQueen, Burt Reynolds, Clint Cinema Speculation Quentin TarantinoEastwood, Sam Peckinpah, Don Siegel, Brian De Palma, Martin Scorsese – che dalla fine degli anni Sessanta spazza via la vecchia Hollywood. Sono pellicole rivoluzionarie che ispirano l’immaginario di quel ragazzo, un incontro che si rivelerà̀ decisivo per la sua carriera dietro la macchina da presa. “Cinema speculation” è il racconto di come è nato questo amore e al tempo stesso una entusiasmante, sovversiva, dirompente storia del cinema secondo Tarantino. Raccontato in prima persona propone recensioni, ricordi, aneddoti, tra autobiografia, critica e reportage, offrendo uno sguardo unico sulla settima arte, nella versione senza filtri di un suo eccezionale interprete.
Nato nel Tennessee nel 1963, Quentin Tarantino si è trasferito in California all’età di 4 anni. Il suo amore per i film lo ha portato a lavorare in una videoteca, e durante questo periodo ha scritto le sceneggiature di “Una vita al massimo” e “Assassini nati – Natural Born Killers”. Il debutto alla regia di Tarantino è avvenuto con “Le iene” del 1992, ma ha ricevuto ampi consensi di critica e pubblico con “Pulp Fiction” (1994), per il quale ha vinto un premio Oscar per la migliore sceneggiatura e la Palma d’oro al Festival di Cannes. Tarantino ha ottenuto diverse nomination agli Oscar per “Bastardi senza gloria” (2009) e “Django Unchained” (2012), quest’ultimo gli è valso un secondo Oscar per la migliore sceneggiatura. Non possiamo dimenticare “Kill Bill Vol. 1” (2003) e “Vol. 2” e il suo film più recente “C’era una volta a… Hollywood” (2019). Presso La nave di Teseo sono usciti il romanzo “C’era una volta a Hollywood” (2021) e “Pulp Fiction” (2023).

Per me è stato molto piacevole leggere la trilogia di Holly Jackson: “Come uccidono le brave ragazze”, “Brave ragazze cattivi pensieri” e “Una brava ragazza è una ragazza morta” per Rizzoli. I romanzi – thriller young- hanno avuto successo grazie al passaparola iniziato su Tik Tok e proseguito sugli altri social. Sicuramente rappresentano un modo diverso di seguire le indagini: non ci sono ispettori e detective, solo una studentessa che deve fare una ricerca su una ragazza scomparsa nel suo quartiere. E per farlo utilizza i suoi metodi: interviste che vengono Trilogia Holly Jacksonproposte con podcast nel suo sito. Quando scopre qualcosa di insolito si rivolge alla polizia, che la considera una visionaria.
Pip Fitz-Amobi risolve due casi, pagando un prezzo molto alto in termini di stress e ferite fisiche e psicologiche. Quando pensa che tutto sia finito, si ritrova costretta a indagare di nuovo. Uno stalker le manda continuamente messaggi di velata minaccia, ma ancora una volta la polizia non dà peso alle sue segnalazioni e sceglie di non intervenire. Più che mai Pip sente di non poter contare sulla loro protezione ma è assolutamente determinata a trovare il suo personale nemico. Indagando come ha imparato a fare, non ci mette molto a scoprire delle analogie tra il suo stalker e un serial killer locale responsabile di ben cinque omicidi alcuni anni prima. Stavolta è la sua vita a essere in pericolo, e per salvarsi Pip dovrà lottare come non ha mai fatto prima, scegliendo di percorrere una strada che non avrebbe mai creduto possibile.
I sui romanzi presto diventeranno una serie tv.
Holly Jackson è nata nel 1992 e si è laureata all’università di Nottingham, dove ha studiato linguistica letteraria e scrittura creativa. Vive a Londra, dove trascorre il suo tempo libero con i libri (che legge e scrive), con i videogiochi e con i documentari sul crimine, immaginando di essere una detective.

Labirinti”di Franck Thilliez, traduzione di Federica Angelini per Fazi arriverà in libreria il 30 maggio.
Considerato il re del thriller francese, in questo romanzo propone un vero e proprio labirinto infernale cosparso di vicoli ciechi, in cui il lettore verrà intrappolato insieme ai protagonisti. Ritornano in una nuova veste i personaggi de “Il manoscritto”, il suo romanzo più amato.
Con 200mila copie è al primo posto in classifica. In Francia Thilliez è autore da oltre sette milioni di copie, il terzo scrittore più venduto in assoluto.
Labirintina giovane poliziotta, Camille Nijinski, si trova nello studio di uno psichiatra che si accinge a raccontarle una storia incredibile. È la testimonianza raccolta da una paziente, che è stata trovata priva di sensi e di memoria in un bosco, accanto al cadavere di un uomo. Camille, incaricata delle indagini, ha bisogno di capire di più su questa improvvisa perdita di memoria, ma lo psichiatra con cui parla ha molto altro da dirle. Prima di dimenticare tutto, la sua paziente gli ha raccontato la sua storia. Una storia lunga e complessa, senza dubbio la più straordinaria che Camille ascolterà in tutta la sua carriera. Le protagoniste sono cinque. Tutte donne. La giornalista, la psichiatra, la rapita, la romanziera… La quinta donna è il filo del labirinto, è colei che fornirà le risposte a tutte le domande e, forse, anche una via d’uscita.
Ingegnere informatico e scrittore francese, Franck Thilliez è nato ad Annecy e attualmente vive tra Pas-de-Calais, Antille e Guyana. É inoltre un appassionato di tecnologie telematiche. Grande cultore di film thriller, nel 2004 ha pubblicato il suo primo libro “Train d’enfer” per Ange rouge. Ha vinto il Prix des lecteurs Quais du Polar 2006 e il Prix SNCF du Polar 2007 con il libro “La Chambre des morts”. Fazi Editore ha pubblicato “Il manoscritto” nel 2019, “Il sogno” nel 2020, “C’era due volte” nel 2021 e “Puzzle” nel 2022.
MZ

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