Selezione sotto l’albero

Qualche consiglio per le letture durante le feste, non necessariamente novità, libri che mi hanno colpita, mi incuriosciscono, ho letto o sono in lista d’attesa.
Qualche consiglio per le letture durante le feste, non necessariamente novità, libri che mi hanno colpita, mi incuriosciscono, ho letto o sono in lista d’attesa.
Egitto, Capo Nord, Lapponia, Tahiti … C’era qualcosa che Simenon cercava quasi ossessivamente, nei suoi viaggi. Storie, atmosfere, personaggi lontani da lui,
certo. Ma non solo. E forse a metà del suo giro del mondo, nel 1935, quel qualcosa – il segreto per passare dalla magnifica narrativa in bianco e nero dei primianni a quella che sarebbe venuta dopo, in cui il colore avrebbe finito per prevalere – lo trovò dove nemmeno lui avrebbe creduto: negli orizzonti perduti di quelli che ancora si chiamavano mari del Sud. Testi e fotografie che raccontano l’incanto di quelle avventure e non solo.
Un autore che continua a stupirmi.
Scrittore belga di lingua francese (Liegi 1903 - Losanna 1989), ha pubblicato il primo romanzo a 17 anni. Tra i più celebri e più letti esponenti non anglosassoni del genere poliziesco, la sua produzione letteraria, soprattutto romanzi gialli, è monumentale: essa conta poco meno di duecento romanzi, fra cui emergono − per popolarità in tutto il mondo e per salda invenzione − quelli della serie di Maigret, quasi tutti tradotti in italiano.
Ed ora due libri con protagonisti i gatti: “Lei e il suo gatto” e “Io sono un gatto”.
“Lei e il suo gatto” di Shinkai Makoto e Nakagawa Naruki con la traduzione di Anna Specchio, Einaudi, è un romanzo sulla solitudine di una generazione e la sua ricerca di un baricentro sentimentale.
Quattro gatti, all’inizio randagi abbandonati, si ritrovano a condividere lo stesso quartiere. Ognuno di loro proviene da situazioni differenti, e non mancano le gerarchie e le divisioni di zona. Ma tutti hanno in comune una cosa: sono affezionati, in qualche modo, alle loro padrone o ai loro padroni, umani che li accolgono in casa con la speranza di offrirgli conforto e che scoprono, invece, di essere proprio loro a trarre beneficio dalle nuove convivenze. In un giorno di pioggia di primavera Miyu cammina lungo i binari della ferrovia mentre torna a casa e si imbatte in un gattino abbandonato dentro uno scatolone. Decide di portarlo a casa, dove lo ribattezza Chobi. Miyu si è appena trasferita, e lasciata col fidanzato, dunque ha la possibilità di ospitare il nuovo arrivato. Seguendo i gatti viviamo un valzer di incontri, amicizie fortissime e amori disperati, legami che si creano e rinsaldano grazie alla presenza, silenziosa e potente, dei felini.
Shinkai Makoto nome d’arte di Niitsu Makoto (1973), è un noto scrittore, regista, disegnatore e doppiatore. Dopo una laurea in letteratura comincia a lavorare per la società di videogiochi Falcom, e nello stesso periodo comincia a preparare il cortometraggio Lei e il suo gatto, che riscuote sin da subito un gran successo. Tra le sue opere La voce delle stelle, 5 cm al secondo, Il giardino delle parole e Your name, che il 16 gennaio 2017 diventa il film anime con l’incasso maggiore di tutti i tempi.
Nakagawa Naruki è copywriter e scrittore.
Pubblicato per la prima volta nel 1905, “Io sono un gatto” di Natsume Sōseki non è soltanto un romanzo raro, che ha per protagonista un gatto, filosofo e scettico, che osserva distaccato un radicale mutamento epocale, è anche la prima opera che inaugura il grande romanzo giapponese all’occidentale. Io l’ho acquistato e letto nel 2006 nella prima edizione, oggi Neri Pozza lo ripropone con le magnifiche illustrazioni di Piero Macola.
Il Novecento è appena iniziato in Giappone, e l’era Meiji sta per concludersi dopo aver realizzato il suo compito: restituire onore e grandezza al paese facendone
una nazione moderna. Il potere feudale dei daimyo è un pallido ricordo del passato, così come i giorni della rivolta dei samurai a Satsuma, e l’esercito nipponico contende vittoriosamente alla Russia il dominio nel Continente asiatico. Per Nero, il grosso gatto di un vetturino che spadroneggia nel quartiere in cui si svolge questo romanzo, i frutti dell’epoca moderna non sono per niente malvagi: ha un pelo lucido e un’aria spavalda impensabili fino a qualche tempo fa per un felino di così umile condizione. Per il protagonista di queste pagine, invece, un gatto dal pelo giallo e grigio, che i suoi simili sbeffeggiano chiamandolo «Senza nome», le cose non stanno così: dinanzi ai suoi occhi si dispiega tutta l’oscura follia che aleggia in Giappone all’alba del xx secolo. Il nostro eroe vive a casa di un professore che si atteggia a grande studioso e che, quando torna a casa, si chiude nello studio fino a sera e ne esce raramente. Di tanto in tanto il gatto, a passi felpati, va a sbirciarlo e puntualmente lo vede dormire: il colorito giallognolo, la pelle spenta, una bava che gli cola sul libro che tiene davanti a sé. Certo, il luminare a volte non dorme, e allora si cimenta in bizzarre imprese.
Natsume Sōseki viene unanimemente considerato come il più grande scrittore del Giappone moderno, maestro riconosciuto di Tanizaki, Kawabata e Mishima. Pseudonimo di Natsume Kinnosuke, Natsume Sōseki nacque nel 1867 a Edo da un samurai di basso rango, ultimo di sei figli. Nel 1905 pubblicò il suo primo libro: “Io sono un gatto”. Seguirono “Bocchan” (Il signorino, Neri Pozza 2007) nel 1906 e “Sanshiro” nel 1908. Morì nel 1916 a 49 anni. Tra le sue opere ricordiamo “Il viandante”, “Erba lungo la via” e i due grandi romanzi “Guanciale d’erba” e” Il cuore delle cose”.
Cambiamo completamente registro con “Stirpe e vergogna” di Michela Marzano, edizioni Mondadori. Tra romanzo e memoir, un libro dalla voce schietta e incalzante, che pur
sospendendo il giudizio non smette di interrogarci e di invitarci a coltivare la memoria, perché “solo così si può sperare che certe cose non accadano più”.
Il libro intreccia il passato familiare alle pagine più controverse della storia del nostro Paese. Michela non sapeva. Per tutta la vita si è impegnata a stare dalla parte giusta: i fascisti erano gli altri, quelli contro cui lottare. Finché un giorno scopre il passato del nonno, fascista convinto della prima ora. Perché nessuno le ha mai detto la verità? Era un segreto di cui vergognarsi oppure un pezzo di storia inconsciamente cancellato? “Sono stata pure io complice di questa amnesia?” Si chiede Michela dopo aver ritrovato una vecchia teca piena di tessere e medaglie del Ventennio. Inseguendo il filo teso attraverso le vicende della sua famiglia, tra il nonno Arturo e il nipotino Jacopo, l’autrice ridisegna il percorso che l’ha resa la donna che è oggi, costellato di dubbi e riflessioni: il rapporto complicato con la maternità, il legame tra sangue, eredità e memoria, e quel passato con cui l’Italia non ha mai fatto davvero i conti. Il risultato è uno spietato autoritratto che va molto al di là del dato personale, in questo Paese di poeti, di eroi, di santi e (così pare, ad ascoltarne i nipoti) di milioni di nonni partigiani, mettendo in luce la rimozione collettiva dell’humus fascista in cui affondano le radici di molti alberi genealogici.
Nata a Roma nel 1970, dopo un’infanzia e un’adolescenza in cui si è dedicata prevalentemente allo studio, Michela Marzano ha vinto il concorso alla Scuola Normale Superiore di Pisa, si è laureata in filosofia e ha conseguito un dottorato di ricerca sempre in filosofia e sempre alla SNS. Nel 1998 si è trasferita a Parigi dove vive tuttora. In Francia ha vinto un concorso come ricercatrice al CNRS, ha incontrato suo marito Jacques ed è diventata professoressa ordinaria di filosofia morale all’Université Paris Descartes (SHS – Sorbonne). Collabora con Repubblica e La Stampa, e ha pubblicato «Sii bella e stai zitta» e «Volevo essere una farfalla».
Uscito nel 2007 per Mondadori, “Da una storia vera” di Delphine de Vigan indaga sulle emozioni e sulle complesse relazioni tra persone, analizzando anche la
capacità di manipolazione che può perfino distruggere la vita. Nel 2017 da questo romanzo è stato tratto “Quello che non so di lei (D'après une histoire vraie), un film del diretto da Roman Polański con protagoniste Eva Green e Emmanuelle Seigner.
La protagonista si chiama Delphine è una scrittrice affermata che ha riscosso un notevole e inaspettato successo con il suo ultimo romanzo, incentrato sulla figura di sua madre. È in questo momento delicato che L. entra nella sua vita. Un incontro casuale, che si trasforma rapidamente in una presenza stabile e confortevole. L. è un'amica come se ne hanno solo a diciassette anni: sempre disponibile, generosa e simpatica, una figura complice comparsa dal nulla e diventata subito imprescindibile. Ma chi è davvero L.? Una sopravvissuta, intuisce Delphine. Come tutti gli scrittori. O come tutte le persone pericolose. Improvvisamente Delphine inizia a ricevere delle lettere anonime che l'accusano di aver esposto pubblicamente la propria famiglia. E non aggiungo altro, lo dovete scoprire pagina dopo pagina, ne vale la pena.
Delphine de Vigan ha esordito come scrittrice in Francia nel 2001 con “Giorni senza fame”. Con Mondadori ha pubblicato i romanzi “Gli effetti secondari dei sogni” (Prix des Libraires al Salon du Livre, 2008), “Le ore sotterranee” (2010) e “Niente si oppone alla notte” (finalista al Prix Goncourt 2012).
Continuiamo con un thriller: “Chiusa nel buio” di Riccardo Bruni per Amazon Publishing. Sono una fans di questo scrittore, mi piacciono i suoi personaggi, le sue storie e la sua scrittura.
Da sei mesi Giulia è rinchiusa in casa. Prima che il virus iniziasse a circolare e che tutti fossero costretti a confinarsi nelle proprie abitazioni, lei era già in isolamento a causa della sua gravidanza a rischio. Andrea, il fidanzato, la colma di attenzioni nel suo casale dotato di un sofisticato impianto domotico. E in una casa vicina è arrivato anche Edoardo, fotografo e vecchio amico di Giulia, che sta realizzando un servizio sulle strade vuote e i volti dietro le finestre. Ma in questi lunghi mesi a tenere veramente compagnia a Giulia era la presenza di Teresa, la studentessa nell’appartamento di fronte: le luci accese dietro le finestre, le tende che si aprivano per un saluto veloce... Fino al giorno in cui ha deciso di partire con un’altra persona. Ma perché Teresa se n’è andata? Chi c’era con lei? E Valentina, la sua amica, sa qualcosa? Giulia ha bisogno di capire, anche se quell’atroce sospetto la terrorizza. Forse c’è un segreto orribile che è meglio non scoprire. Forse la verità può essere molto pericolosa.
Qualcosa si è spezzato nel fragile mondo di Giulia. C’è un sospetto terribile, una paura strisciante che la tormenta e che scatena quelle crisi di panico così tremende. Che fine ha fatto Teresa?
Riccardo Bruni ha pubblicato i primi racconti negli anni Novanta, su un sito internet che aveva creato con un pc 486 e un modem che viaggiava a 56k. Una versione pionieristica di quello che poi sarebbe diventato il self publishing. Poi è arrivata la stagione delle autoproduzioni, ed è approdato ad Amazon Publishing.
Ho partecipato a vari progetti collettivi, tra cui YouCrime di Rizzoli, in collaborazione con il Corriere della Sera. Scrive sul quotidiano La Nazione e su altre realtà online, tra riviste e blog. Con “La notte delle falene” (prima Amazon Publishing, poi La nave di Teseo) è stato presentato al Premio Strega. I suoi romanzi sono stati tradotti all’estero, alcuni sono diventati audiolibri e sono tutti disponibili sia in edizione digitale sia in edizione di carta. Scrive storie tra noir, giallo, mystery, thriller. Contaminazioni letterarie, con un po’ di blues. Variazioni sul tema del lato oscuro.
Infine due libri che indagano il mistero: “Torino Diabolika” e “Le scrittrici della notte”
“Torino Diabolika” di Daria Testoni è un piccolo atlante dei luoghi arcaici e misteriosi, il libro è a cura e con fotografie di Paolo Ranzani e prefazioni di
Mariano Tomatis e Arturo Brachetti. L’editore è SCRITTURAPURA, nata tra le colline del Monferrato e attiva a Torino e Asti, pubblica principalmente letteratura straniera dalle terre dentro e fuori i confini d’Europa.
Nel primo capitolo, l’autrice racconta dell’omicidio insoluto nella Torino nel 1958 di un operaio FIAT, rivendicato con una lettera scritta a matita con la carta carbone su un foglio protocollo a quadretti e firmata Diabolich.
Parrebbe che nel 1962 le sorelle milanesi Angela e Luciana Giussani si siano ispirate proprio a quel misterioso assassino per dare un nome al loro oscuro ed enigmatico eroe, Diabolik.
Non ci solo l’omicida che ha dato il nome a Diabolik e il sensitivo e illusionista Gustavo Rol, il saggio spazia dal tempio ipogeo di Damanhur al fantasma di Palazzo Barolo, dai necrotour cimiteriali al mesmerismo, una guida non convenzionale a leggende urbane, storie vere e luoghi misteriosi, onirici e sanguinari del capoluogo sabaudo, vertice dei due triangoli della magia bianca e nera.
Daria Testoni, marchigiana “indagatrice dell’insolito”, ha in Torino il grande amore della vita.
Paolo Ranzani ha realizzato reportage sociali, cover musicali, cortometraggi e videoclip.
“Le scrittrici della notte” di Loredana Lipperini per Il Saggiatore volteggia tra cimiteri infestati, bare inchiodate troppo in fretta, corpi palpitanti di terrore, simulacri in cui
albergano divinità intrappolate e spettri assassini di donne innamorate.
L’autrice indice una seduta spiritica e chiama a raccolta le scrittrici della notte: donne che hanno sfidato il canone letterario, che si sono cimentate con il fantastico e con il perturbante e ancora terrorizzano chi mette gli occhi sulle loro pagine. La corona di racconti composta da Loredana Lipperini mostra tutte le sfumature nella palette del buio letterario. Troviamo il gotico spettrale di Carolina Invernizio e Marchesa Colombi, la tensione al sublime e all’eroico di Paola Masino, il fantastico frammisto al folklore di Grazia Deledda e Matilde Serao, la fusione di ricordo e fantasticheria di Anna Maria Ortese, la visionarietà poetica di Gilda Musa e Chiara Palazzolo – due autrici che hanno scardinato i cancelli della letteratura di genere e che, come Paola Capriolo, hanno saputo aprire il fantastico a nuove, contemporanee vastità.
Instancabile esploratrice di libri, Loredana Lipperini scava nella terra del nostro passato letterario e ne riemerge con nuove possibilità per il lettore del presente e del futuro, componendo con Le scrittrici della notte l’antologia definitiva dell’orrore al femminile; il canone inverso dell’inquietudine più dolce e terribile che la nostra letteratura abbia conosciuto.
Loredana Lipperini è una giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica. Conduce il programma Fahrenheit su Radio 3, collabora con diverse testate nazionali e cura il blog Lipperatura. Ha pubblicato saggi e romanzi, tra cui “Di mamma ce n’è più d’una” (Feltrinelli, 2013), “Ancora dalla parte delle bambine” (Feltrinelli, 2014), “L’arrivo di Saturno” (Bompiani, 2017), “Magia nera” (Bompiani, 2019), “Non è un paese per vecchie” (Bompiani, 2020) e “La notte si avvicina” (Bompiani, 2020).
A cura di MZ