Musa e getta

 

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Sedici scrittrici per sedici donne indimenticabili ma a volte dimenticate. In questa raccolta Arianna Ninchi e Silvia Siravo propongono sedici racconti per descrivere sedici Muse.

 

Ponte alle Grazie ha pubblicato saggi su donne ed economia, pregiudizio di genere, diseguaglianze, piacere femminile, e anche su gentilezza e tenerezza, non per forza di genere.

Nel loro catalogo vi sono Rossana Campo, Elda Lanza, Pia Pera, Ritanna Armeni, Cristina Marconi, Lisa Ginzburg, Maria Grazia Calandrone, ed anche scritti autobiografici di Virginia Woolf o un romanzo inedito di Simone de Beauvoir. Voci internazionali come quelle di Ann Patchett, Kamila Shamsie, Rosa Montero. Tra l’altro “Splendi come vita” di Maria Grazia Calandrone è tra i dodici selezionati per il Premio Strega.

A febbraio la casa editrice ha portato in libreria “Musa e getta” a cura di Arianna Ninchi e Silvia Siravo che hanno a chiesto sedici scrittrici di raccontare una musa: musa in senso letterale, modelle di artisti o fonti di ispirazione, ma anche mogli, compagne, collaboratrici.
In questa raccolta, molte fra le più amate e apprezzate scrittrici italiane raccontanoarianna-ninchi-e-silvia-siraltrettante «muse»: donne sfrontate e bellissime o, al contrario, miti e riservate che, per lo spazio di una notte o per l'esistenza intera, hanno stretto relazioni complesse (e pericolose) con uomini di successo. Muse non sempre «gettate» ma per lo più misconosciute - dando così corpo all'odioso detto secondo cui «dietro ogni grande uomo c'è una grande donna» - che tornano dunque, finalmente, al centro del palcoscenico letterario.
Sedici autrici di prim'ordine svelano qui altrettante donne meravigliose, offrendo a lettrici e lettori uno sguardo nuovo sul rapporto tra i sessi, l'identità femminile, la lotta per l'emancipazione.

Il progetto avrà, quando sarà possibile, anche un esito teatrale, le curatrici sono infatti anche due attrici.

Seguite un progetto che è in rete su Facebook e su Instagram.

Ma facciamo i nomi delle scrittrici e delle muse a cui danno voce: Ritanna Armeni racconta Nadia Krupskaja, Angela Bubba racconta Maria Callas, Maria Grazia Calandrone racconta Amanda Lear, Elisa Casseri racconta Pamela des Barres, musa-e-gettaClaudia Durastanti racconta Alene Lee, Ilaria Gaspari racconta Jeanne Hébuterne, Lisa Ginzburg racconta Lou von Salomé, Chiara Lalli racconta Rosalind Franklin, Cristina Marconi racconta Zelda Fitzgerald, Lorenza Pieri racconta Kiki de Montparnasse, Laura Pugno racconta Sabine Spielrein, Veronica Raimo racconta Regine Olsen, Tea Ranno racconta Luisa Baccara, Igiaba Scego racconta Laure, Anna Siccardi racconta Dora Maar, Chiara Tagliaferri racconta Kate Moss.

Del resto lo dice benissimo Rebecca Solnit, nella sua straordinaria autobiografia intellettuale “Ricordi della mia inesistenza”, in libreria a marzo. È una lettura imprescindibile: "Quando avevo diciott’anni un uomo si era talmente intestardito nel sostenere che io ero la sua musa da infondermi la sensazione di essere fisicamente in cima a una colonna; riesco ancora a evocare quell’impressione di perdermi nel nebbioso grigiore del nulla. In cima a una colonna non si può fare altro che stare immobili o cadere”.
(a cura di MZ)

 

 

 

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