Libri per tutti i gusti

Marsilio e Sonzogno sbarcano in libreria con molte novità in ambito noir, gialli, romance, romanzi storici, anche con la nuova edizione di uno dei libri più amati di Gertrude Stein.
Annalisa De Simone torna in libreria con “Sempre soli con qualcuno“ (Marsilio) e racconta ciò che accade quando si sceglie di vivere, invece portare aventi una vita, anche quando questa vita non ci corrisponde più. Nessuno sa cosa sia una madre, sembra dirci De Simone, che quella madre i figli li abbia fatti o no.
La giovane donna protagonista di questo romanzo vive a Roma e ha origini abruzzesi. Somiglia in qualche modo alla sua autrice, Annalisa De Simone, al suo terzo romanzo con Marsilio. Ha una
bella casa, un uomo che la ama e con il quale, grazie al quale, ha costruito una vita piacevole, agiata, e di grandi ideali di sinistra. La giovane donna protagonista, soprattutto, ha ambizioni. La prima, quella che appare subito come evidente, è un’ambizione di tipo culturale: vuole lavorare in un mondo e per un mondo nel quale le parole diventino cose che, come oggetti e strumenti, rallegrino, costruiscano e arredino la vita di chiunque. La seconda, d’abbrivo più nascosta, non sembra neanche un’ossessione; ha a che fare con i sogni, con una rappresentazione di sé, con un’ansia di futuro: la giovane donna vuole un figlio. E poiché vive in coppia, il bambino lo vuole con il compagno. Che nicchia, che non dice no, che antepone questioni riguardanti il suo lavoro di avvocato di successo, avvocato per i diritti degli ultimi. La donna, che dirige un festival di letteratura, incontra per lavoro un deputato abruzzese con il quale dovrebbe lavorare per L’Aquila. Il compagno della donna è biondo, alto, ricco e di sinistra, e il deputato è piccolo, bruno, di origini contadine e di destra. Se la donna e il deputato si amino non è interessante, è interessante invece che la donna e il deputato comincino una storia che porterà ciascuno dei due a doversi confrontare con una nuova vita. Se questa nuova vita si realizzerà o resterà potenziale non è interessante, è interessante che quello che sembrava stabilito si riveli provvisorio.
Annalisa De Simone (L’Aquila, 1983) è laureata in Scienze umanistiche e in Filosofia. Ha esordito con il romanzo “Solo andata” (Baldini&Castoldi 2013). Con Marsilio ha pubblicato “Non adesso, per favore!” (2016) e “Le mie ragioni te le ho dette” (2017) e nella collana PassaParola “Le amiche di Jane. Sopravvivere all’innamoramento con Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen”. Nel 2017 è stata presidente del Teatro Stabile d’Abruzzo.
H. M. van den Brink arriva in libreria con “Una vita su misura”, traduzione di Claudia Di Palermo e Stefano Musilli (Marsilio), per raccontare un mondo che sta cambiando, senza certezze, dove tutto sembra solo poter fluttuare.
Quarant’anni dopo il suo primo giorno di lavoro al Reale ufficio metrico, affacciato su un tranquillo canale di Amsterdam, Karl Dijk è atteso alla festicciola organizzata per salutare il suo
pensionamento. Invano, perché Dijk non si presenta. Cos’ha spinto l’impiegato modello, che per anni ha attraversato città e campagne dei Paesi Bassi controllando e approvando bilance, verificando masse e grandezze, a rinunciare a quel commiato? Incaricato di scrivere il discorso d’addio, il collega più anziano ne ripercorre la storia, a partire da quel freddo mattino del 1961, quando insieme avevano messo piede per la prima volta in quell’austero ufficio. Mentre il mondo intorno a lui cambiava profondamente, Dijk sembra essere rimasto uguale a se stesso. Ma cosa nascondeva in realtà la sua vita? L’indagine sui misteri di Dijk è l’occasione per rivivere il passato, il tempo in cui la merce si vendeva a peso e i simboli avevano un rapporto con una grandezza precisa e reale, rendendo il mondo meno vago. Ma davvero esistono pesi e misure – e più in generale verità – immutabili e universali? Il nuovo romanzo di H.M. van den Brink racconta il dominio del mercato e la vibrazione degli atomi, il declino della classe media e una brezza improvvisa che soffia dal mare, la chiusura dei piccoli negozi di alimentari e i ricordi che cambiano forma con la stessa rapidità delle nuvole su un polder olandese; un mondo che offriva certezze e uno, a noi più vicino, dove tutto sembra fluttuare.
Hans Maarten van den Brink (Oegstgeest, 1956), giornalista e scrittore, è autore di saggi e romanzi tradotti in quattrodici lingue. In particolare, il suo esordio “Sull’acqua” (Marsilio 2019), considerato un classico della letteratura, ha ottenuto importanti riconoscimenti, ed è stato fra l’altro finalista al Prix Femina, al Prix Médicis, all’Independent Foreign Fiction Prize, al Libris Literature Prize e al General Bank Literature Prize. Dopo aver vissuto nei Paesi Bassi, dove per anni ha diretto la rete televisiva pubblica nederlandese Vpro e il Dutch Cultural Media Fund, Hans Maarten van den Brink vive oggi Berlino.
“La donna di Oslo” di Kjell Ola Dahl, traduzione di Giovanna Paterniti (Marsilio) è l’ultimo romanzo di uno dei padri fondatori del giallo nordico, vincitore del premio norvegese per la letteratura, il Brage Prize, due volte vincitore del Riverton Prize, il premio assegnato al miglior thriller norvegese, finalista al Glass Key Award e al Martin Beck Award, un’appassionante storia di guerra, amore e tradimento.
Nel 1942, Ester Lemkov è una giovane ebrea che partecipa alla lotta contro l’occupazione tedesca distribuendo a Oslo la stampa clandestina. Quando il padre viene arrestato nella sua bottega di orologiaio, Ester capisce che il suo ruolo non è più un segreto per la Gestapo e
scappa, trovando rifugio in Svezia. A Stoccolma, diventa il “contatto” di Gerhard Falkum, eroe della resistenza accusato di aver ucciso la moglie, al cui fascino finisce per cedere. Ma non passa molto tempo, che Falkum è dichiarato morto in un incendio. Qualcuno ha tradito, di nuovo; e, di nuovo, Ester è sfuggita per un soffio a una tragica fine. Venticinque anni dopo, Falkum riappare improvvisamente nella capitale norvegese: sta cercando sua figlia, quella bambina nata durante la guerra che aveva dovuto abbandonare per salvare la pelle. Ma dov’è stato per tutto quel tempo? E qual è la vera ragione per cui ha deciso di tornare? Anche Ester, che dopo la fine della guerra aveva lavorato per l’intelligence israeliana, è rientrata in Norvegia. E adesso, il passato la incalza: le informazioni alle quali ha avuto accesso come spia gettano nuova luce sulla figura di Falkum, costringendola a un difficile confronto, che per la terza volta potrebbe mettere a rischio la sua vita.
Kjell Ola Dahl (1958) è l’autore della fortunata serie che ha per protagonista la coppia di investigatori Gunnarstranda e Frolich, in Italia pubblicata interamente da Marsilio. Vive ad Oslo ed è stato tradotto in quattordici lingue e premiato con tutti i maggiori riconoscimenti nordici per il genere: il Riverton Prize, il Brage Prize, il Glass Key e il Martin Beck Award. Vive a Oslo.
“Il pregiudizio della sopravvivenza” di Paolo Roversi (Marsilio) è l’ottava avventura di Enrico Radeschi, il giornalista hacker protagonista della fortunata saga.
Il passato di Enrico Radeschi torna a cercarlo e lo fa colpendolo negli affetti che gli sono più cari: dopo la notte di Capodanno, la sua giovane cugina Marika scompare nel nulla, e tocca a lui scoprire perché. Ben presto si renderà conto che quel rapimento è solo una scusa per qualcosa di
più grande e malvagio che costringerà il nostro giornalista hacker a una spasmodica lotta contro il tempo. In questo sarà aiutato dall’immancabile vicequestore Sebastiani, col suo sigaro perennemente spento fra le labbra, e dai metodi sbrigativi ed extralegali del Danese. Una storia tesa e avvincente tra Milano e la Bassa, in bilico fra traffici di droga, criminali senza scrupoli e l’ombra del terrorismo, dove antichi nemici ritorneranno dal buio per reclamare la loro vendetta.
Paolo Roversi è nato nel 1975. Scrittore, giornalista e sceneggiatore, vive a Milano. Con Marsilio, nel 2015 ha pubblicato il dittico “Città rossa”, due romanzi sulla storia della criminalità milanese degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta: “Milano criminale” e “Solo il tempo di morire” (premio Selezione Bancarella 2015, premio Garfagnana in giallo 2015). Per la serie con protagonista il giornalista hacker Enrico Radeschi, sempre con Marsilio ha pubblicato “La confraternita delle ossa” (2016), “Blue Tango” (2018), “Cartoline dalla fine del mondo” (2018), “La mano sinistra del diavolo” (2019, premio Camaiore di letteratura gialla 2007), “Alle porte della notte” (2019), “Niente baci alla francese” (ed. tascabile 2020) e “L’uomo della pianura” (ed. tascabile 2020). I suoi libri sono tradotti in otto paesi tra cui Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore di soggetti per serie televisive e cortometraggi. È fondatore e direttore del NebbiaGialla Suzzara Noir Festival e del portale MilanoNera.
Paolo Forcellini torna in libreria con “Vipere a San Marco” (Marsilio), un nuovo giallo ambientato a Venezia e un nuovo protagonista: l’inviato speciale Alvise Selvadego. Una storia piena di colpi di scena, ma anche un viaggio nelle calli più nascoste, nelle tradizioni e nelle leggende meno note della laguna.
«Con una vena di malinconica ironia è il veneziano, la lingua di Venezia, il vero protagonista di questo giallo di Forcellini. Con quale grazia essa riemerge dal discorso “normale”, come ancora
cerca di resistere anche in quelle sue parole che vanno dimenticandosi. È forse una comunità scomparsa quella che Forcellini qui immagina, con un sorriso che ha un po’ il sapore dell’addio». Ha scritto Massimo Cacciari.
Venezia è ammutolita. Si è svegliata scoprendo che il suo patriarca è scomparso nel nulla. Fuggito in preda a depressione? Rapito? Le forze dell’ordine indagano, con scarsi frutti. Incaricato dal suo giornale, L’istrice, anche l’inviato Alvise Selvadego si mette in pista. Lo aiuta un’assai seducente giornalista culturale, Gas Maravegia, la cui conoscenza della storia della Serenissima apre squarci illuminanti nel mistero. Odi, amori e piccole vendette tra giornalisti ci introducono pure nel cuore del “quotidiano del Nordest” e in altri arcani minori. Chi si nasconde dietro il massiccio direttore detto il Grizzly? Chi veste i panni del minuscolo editorialista chiamato da tutti Ex? E chi è quel fanatico vaticanista, Nazareno Deogratias, che ogni pomeriggio canta i Vespri in redazione?
Paolo Forcellini, veneziano, giornalista, ha lavorato per quotidiani e periodici ed è stato per molti anni a capo dei servizi di economia e interni dell’Espresso, per il quale ha curato fra l’altro la rubrica Riservato. Ha pubblicato saggi e manuali su questioni di politica economica. È autore dei thriller lagunari che hanno per protagonista il poco politicamente corretto commissario Marco Manente.
A marzo arriva in libreria anche “Autobiografia di Alice B. Toklas” di Gertrude Stein, nella nuova traduzione di Alessandra Sarchi (Marsilio).
In questo romanzo Gertrude Stein racconta, come nessuno, la vita artistica e letteraria a Parigi dall’inizio del secolo agli anni trenta del Novecento. Il romanzo è, in realtà, almeno tre biografie: quella di Alice Toklas, compagna di vita della Stein, l’autobiografia della Stein raccontata con la voce di un’altra, e l’autobiografia di un gruppo di artisti e intellettuali che hanno rivoluzionato la
cultura del Novecento: Braque, Matisse, Hemingway, Cocteau e soprattutto Picasso. Scrive Alessandra Sarchi: «Gertrude Stein raggiunge il successo letterario come scrittrice, e non solo come la mecenate e la critica che era, con l’Autobiografia di Alice B. Toklas, un libro in cui rivelava pregi e difetti di moltissimi artisti e scrittori, in cui stilava classifiche e gerarchie che oggi possono risultare criticabili ma allora avevano il sapore di un sigillo autorevole: a pronunciarle era stata Gertrude Stein, l’americana che viveva a Parigi di cui esistevano già cinque ritratti, fra dipinti e sculture, una mecenate generosa che aveva favorito la nascita del Cubismo, una donna che non aveva esitato a lavorare insieme alla compagna Alice Toklas per soccorrere i feriti durante la prima guerra mondiale, una scrittrice che dichiarava di preferire le battute delle cameriere a quelle degli intellettuali, una cosmopolita che si vantava di non sapere dove si trovava Lovanio, insomma una contraddizione vivente in grado di attrarre intorno a sé e riflettere le innumerevoli contraddizioni con cui il nuovo secolo si era aperto e aveva già concluso una stagione poiché, sempre stando alle parole di Stein: “La pittura adesso, dopo il suo grande periodo, è tornata a essere un’arte minore”, e lei, vissuta con l’imperativo il faut être absolument moderne, cominciava già a rimpiangere il proprio passato prossimo».
Alessandra Sarchi (Reggio Emilia, 1971) vive a Bologna. Ha pubblicato “Segni sottili e clandestini” (Diabasis 2008). Per Einaudi ha pubblicato il romanzo “Violazione” (2012), vincitore del premio Paolo Volponi opera prima, “L’amore normale” (2014), “La notte ha la mia voce” (2017), vincitore del premio Mondello, del premio Wondy e finalista al premio Campiello, e “Il dono di Antonia” (2020). Gertrude Stein, nata negli Stati Uniti da una famiglia tedesca di origine ebraica, dal 1903 visse in Francia, dove fu tra i più influenti protagonisti del Modernismo. Scrittrice, poetessa, collezionista d’arte, il suo salotto parigino fu un crocevia delle intelligenze più vivaci di quegli anni, da Picasso a Matisse, da Fitzgerald a Hemingway.
Dalla Francia al Giappone con “Sotto il segno del drago” di Akutagawa Ryūnosuke, a cura di Luisa Bienati (Marsilio).
Il volume raccoglie la produzione di Akutagawa attraverso la varietà di temi dei suoi racconti: racconti cristiani (l’interesse per la religione cristiana, da Akutagawa considerata fonte di ispirazione per le sue opere e per la sua maturazione interiore, accompagnò lo scrittore fino alla sua morte precoce); racconti storici (ambientati nel periodo Heian (794-1185), in cui le arti raggiunsero un altissimo grado di maturità e originalità); racconti fantastici (tipici del periodo più
fecondo di Akutagawa, attraversati da una potente vena onirica, da una creatività che si sottrae alle limitazioni del realismo per spaziare nel territorio della libera immaginazione); e i racconti autobiografici (la serie de Le storie di Yasukichi (Yasukichimono), in cui si fa strada nella sua opera un alter ego: Horikawa Yasukichi). Akutagawa Ryūnosuke (1892-1927), uno degli scrittori giapponesi più significativi del XX secolo, vive un’epoca di passaggio da vecchi a nuovi codici culturali, ricca di fermenti e di disagi: la sua breve esistenza conclusasi con il suicidio ne ha suggellato tutta la drammaticità. Specchio fedele dei tempi nella grande versatilità, nella ricchezza di influssi culturali da Oriente e da Occidente, nella tensione verso la modernizzazione e il rinnovamento della lingua, nel travaglio intellettuale, maestro di una forma letteraria all’insegna della brevità, ha scritto centinaia di racconti, mai un romanzo, di argomenti disparati: racconti storici o ambientati nella contemporaneità, fantastici e surreali, autobiografici, favole, allegorie. Opere tutte unite da una sensibilità letteraria raffinata, dall’intento anti-realista, dal gusto della storia e dalla scelta sapiente di parole e ritmi narrativi. Ad Akutagawa è dedicato l’omonimo premio letterario, tuttora fra i più prestigiosi in Giappone. È l’autore, tra gli altri, di “Rashomon”, dal quale è stato tratto l’omonimo film di Akira Kurosawa.
Luisa Bienati insegna letteratura giapponese moderna e contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si occupa in particolare di letteratura del Novecento e ha tradotto vari racconti di Nagai Kafū e Tanizaki Jun’ichirō.
Con Sonzogno sbraca in libreria “La notte non perdona” di Daniela Grandi, la nuova indagine di Nina Mastrantonio, la fiera marescialla parmigiana d’origine somala.
Un incendio devasta l’ultimo piano di una palazzina nel centro di Parma, nella zona del mercato. Il maresciallo Nina Mastrantonio accorre: c’è un morto, il proprietario di un piccolo negozio di
stoffe. Appare ben presto chiaro che non si tratta di un incidente, e il capo di Nina – il vanitoso Cattaneo – comunica di avere già identificato e arrestato il responsabile, un giovane del Ghana che si prostituisce e che frequentava la vittima: il colpevole perfetto. Nina non ha testa per seguire l’indagine, è infatti distratta da due preoccupazioni. Perché l’affascinante collega Navarra non torna dalla sua Sicilia? Forse là ha un’altra donna? Niente manda Nina fuori dai gangheri quanto lo scoprirsi gelosa. La sua seconda preoccupazione riguarda invece Volkov, l’uomo che l’aveva quasi uccisa e che ora sembra essere tornato in Emilia per vendicarsi di lei. Un giorno, però, presentandosi in questura, la madre del ragazzo ghanese accusato di omicidio riesce a convincere Nina a riaprire il caso. Toccherà a lei, insieme ai due inseparabili colleghi, dipanare a poco a poco il filo che dal delitto del mercato conduce fino a una ricca famiglia della città, a una villa signorile e a un segreto antico, rimasto custodito per cinquant’anni.
Daniela Grandi, nata a Parma nel 1969, vive a Roma. Giornalista del Tg La7, si è occupata di esteri, cultura e politica. Ha scritto libri che ama definire rosa-comici: “Il club dei pettegolezzi”, “Cose da salvare prima di innamorarsi” e “È una specie di magia”. L’esordio nel noir con “Notte al Casablanca”, con il maresciallo Nina Mastrantonio.
Quattordici anni dopo l’ultimo fortunato romanzo, arriva in libreria “Un bacio rubato” l’unica opera ancora inedita della regina del romance storico, Kathleen E. Woodiwiss, con la traduzione di Silvia Bonotto (Sonzogno).
Ritornano i personaggi più amati e le atmosfere dell’America e dell’Europa di inizio Ottocento del bestseller Una stagione ardente, secondo volume della Trilogia dei Birmingham, che ha lanciato
Kathleen E. Woodiwiss fra le più amate scrittrici romantiche di tutti i tempi. Jeff Birmingham è lo scapolo più ambito di Charleston, ma nessuna donna è riuscita a conquistare il suo cuore. Finché si imbatte nella bella Raelynn, una cascata di lucenti capelli ramati e vividi occhi azzurri: gli basta guardarla per riconoscere la donna che da tempo agita i suoi sogni. Gli basta un bacio per innamorarsi e capire che sarebbe disposto a fare qualsiasi cosa per salvarla. E il destino lo metterà presto alla prova...
Kathleen E. Woodiwiss (1939-2007) è stata la regina indiscussa del romance storico. I suoi tredici romanzi (editi in Italia da Sonzogno), dal primo “Il fiore e la fiamma” (1972), antesignano del genere, all’ultimo “Per sempre” (2007), sono stati bestseller internazionali.
(a cura di M.Z.)