Avvocato e giornalista a confronto

I protagonisti di due romanzi di Riccardo Bruni sono molto diversi eppure si assomigliano perché vogliono trovare la verità anche se per farlo correranno molti rischi.
“Una sera di foglie rosse” e “Zona d’ombra” di Riccardo Bruni sono molto diversi ma avvincenti e coinvolgenti.
Forse il fil rouge che li unisce è il carattere dei due protagonisti - Leo Berni e Fabrizio Baraldi – avvocato il primo, giornalista il secondo. Entrambi alla ricerca di una verità che costerà molto cara.
Leonardo, ma lui preferisce Leo, Berni è un avvocato, ma non in giacca e cravatta e modaiolo, conduce una vita poco salutare e ha un rapporto precario con la legge. Come l’autore vive a Siena e difende d’ufficio furfanti e spacciatori. Come potete immaginare non naviga nell’oro e spesso si mette nei guai per cercare di trovare una prova che supporti la difesa del suo assistito.
Insomma è un’esistenzialista, a volte distopico, però io sono stata affascinata da Leo.
Anche la musica che ascolta, soprattutto Pink Floyd, mi ha coinvolta e non vi nascondo che spesso l’ho usata come colonna sonora durante la lettura.
Il passato può giocare brutti scherzi. Leo viene avvicinato da Saverio. Una vecchia conoscenza, che l’avvocato detesta, perché ha sposato Gabri che un tempo era la sua ragazza. Lei è rimasta nel suo cuore e lui non può rifiutare il suo aiuto all’uomo. Il motivo è semplice: Gabri è scomparsa.
Prima di svanire nel nulla, la donna stava allestendo una mostra delle opere di Duccio di Portaluce, il pittore che ritraeva il diavolo.
Nella sua indagine, Leo viene aiutato da Claudia Perrone, una cronista appena arrivata nella Città del Palio, e dagli amici storici che vivono tra giochi di ruolo e serate alcoliche.
Berni non sa che questa ricerca lo porterà su un terreno pericoloso, complice anche una strana marijuana ricevuta come pagamento da un cliente.
Con “Una sera di foglie rosse”, Riccardo Bruni ha iniziato una nuova serie che ha come protagonista un personaggio cupo, nostalgico, con un’ironia tagliente. Un personaggio che, a mio avviso, non accetta vie di mezzo: o si ama o si odia. A me piace molto, infatti, ho già acquisto la seconda avventura “Di questo e di altri mondi”.
“Zona d’ombra” racconta un pezzo di storia d’Italia e non è una bella storia.
Nazisti, americani, CIA, DC, fascisti, mafia, uomini politici, servizi segreti tutti insieme appassionatamente. Ma questo non lo può immaginare Fabrizio Baraldi quando viene
assunto dalla società di un noto personaggio televisivo per raccogliere materiale sulla vita del leader del Fronte Nazionalista del Triveneto, Luciano Zerman, morto in un incidente stradale.
Il giornalista deve ricostruire la vita di Zerman ponendo l’accento sulla parte positiva e tralasciando certe frequentazioni equivoche. Stanco di lavorare tanto e guadagnare poco, accetta l’incarico. Una scelta che piano piano lo porterà a scoprire che c’è ben altro, qualcosa di molto pericoloso.
E non aggiungo altro perché la trama è ben costruita e ogni capitolo propone un colpo di scena. C’è anche un lato romantico che coinvolge il lettore sin dalle prime pagine.
Tra noir e romanzo storico, “Zona d’ombra” ricostruisce la storia non ufficiale di una democrazia limitata, nella quale ogni volta che si è avvicinato un cambiamento è avvenuto qualcosa che lo ha rimandato.
I romanzi sono disponibili in versione cartacea e digitale.
(MZ)
Chi è Riccardo Bruni
È nato a Orbetello, nel 1973. A quei tempi, in casa avevano una macchina da scrivere. Una Antares. Un giorno prese un foglio, lo inserì e iniziò a scrivere un racconto. Una storia di fantascienza. Alla fine lo rilegò, una decina di pagine con una spillatrice: il suo primo libro. Era uno scrittore. La prima volta ha pubblicato i racconti su un sito internet, che aveva realizzato con un pc 486 e un modem a 56k, di quelli che per connettersi emettevano una
sequenza di suoni alquanto sinistri. Erano gli anni Novanta.
Qualche tempo dopo, si è laureato con una tesi sul giornalismo online. E da giornalista ha collaborato con portali web, riviste, giornali, uffici stampa, agenzie. Per un po', si è occupato di cronaca giudiziaria, frequentando aule e, soprattutto, corridoi di tribunale.
Ha pubblicato sia con editori (tra cui Effequ, Rizzoli, La nave di Teseo e Amazon Publishing) sia come indipendente, sperimentando le vie del self publishing.
Ha scritto la raccolta “Sette racconti” e i romanzi “La lunga notte dell’iguana”, “Zona d’ombra”, “Nessun dolore”, “Il Leone e la Rosa”, “La notte delle falene” (presentato al Premio Strega nel 2016 da Roberto Ippolito e Giancarlo De Cataldo), “La stagione del biancospino”, “La promessa del buio”, “Una sera di foglie rosse” e “Di questo e altri mondi”.
Vive a Siena. Ama ascoltare musica, abbuffarsi di film e serie tv, suonare la chitarra, leggere di tutto, passeggiare e fotografare, incontrarsi a cena con gli amici e tante altre cose.
Per saperne di più, visitate il suo sito.