Niente di personale

Romanzo e saggio al tempo stesso, Roberto Cotroneo lascia al lettore la possibilità di perdersi nel testo per trovare quello che gli è più consono. Si potrebbe definire una autofiction.
Un libro che non è in realtà né un romanzo né un saggio, e nel quale ognuno può trovare un passaggio che sembra essere stato scritto proprio per lui. Perché Roberto Cotroneo - a parte alcuni momenti dedicati alla ricostruzione della memoria sua personale e della sua famiglia - ha scritto un libro che attraversa questo tempo e quelli che lo hanno preceduto, cercando per ogni frammento di questa nostra frettolosa epoca i caratteri che non solo meglio la raccontano, ma che per un motivo o per un altro appartengono anche alla nostra esperienza.
Ma a uno sguardo più attento “Niente di personale” (pp. 378, ed. La nave di Teseo), proprio in barba al suo titolo, potrebbe essere definito un autofiction. Questa definizione, coniata in Francia negli anni
Settanta da Serge Doubrovsky, che ne fu anche l’inventore, sembra calzare alla perfezione allo scritto di Cotroneo. Certo è un’appartenenza che, per certi versi, può andare stretta – ad esempio quando si ricordano certe critiche a questo stile, che per alcuni non è molto di più di un mero “guardarsi l’ombelico” -, ma che a mio parere invece rende molto bene il contenuto di quello che in copertina viene definito solo un “romanzo”. Ma i confini tra la narrazione romanzesca e l’autobiografia dello scrittore piemontese sono davvero labili, fin dai primi capitoli, quando ci viene descritto il suo arrivo a Roma, per un lavoro presso la redazione culturale de L’Espresso.
Un libro che è anche molte altre cose, una cronaca storica degli ultimi decenni del secolo scorso, un memoire carico di rimpianti per quella civiltà che non è riuscita a fiorire, anzi che è precipitata in un abisso. E proprio per questo da cronaca del passato il “romanzo” pian piano si trasforma in una malinconica e, a tratti, critica riflessione sul valore dell’esistenza, sul cammino che come specie potremo ancora fare.
Sulle pagine letterarie di numerosi quotidiani, nelle scorse settimane, molti recensori raccontando la trama di questo libro, mettendo l’accento soprattutto sui personaggi che l’autore ha incontrato durante la sua carriera, per lavoro, e alcuni di questi sono davvero imperdibili.
Cotroneo, difatti, non si limita a consegnarci i decenni che alla fine hanno reso povera e insicura l’Italia, egli ci conduce anche nei sotterranei della sua conoscenza presentandoci persone e situazioni da lui incontrati. Un racconto alle volte misterioso, al limite del fantastico, che comunque ci regala un saggio di quanto varia possa essere l’esperienza umana.
Per tutti basta citare le parole di uno di questi, celato dietro un rispettoso anonimato, del quale Cotroneo ci dice: “È ancora un uomo con una fiducia malcelata nella scrittura. Pensa che scrivere sia il dritto della medaglia, il verso, è quello di leggere. Se pubblichi qualcuno leggerà. Ma non è così da anni ormai. Abbiamo stampato migliaia di parole che non sono arrivate nelle mani di nessuno, al massimo sono finite sugli scaffali. Prima scaffali in legno prezioso, di noce, di rovere, in massello, poi è arrivato l’abete, il pino, infine il compensato e il truciolato; roba rivestita, librerie bianche, economiche, per contenere testi di nessuna importanza.”
Uno scritto, preferisco definirlo così, che non lascia solo con l’amaro in bocca, anche se il suo autore ce la mette tutta per demoralizzare il suo lettore, al quale spiega: “Siamo tornati medioevali: il
mondo è diventato piccolo e a furia di sognare quello che non esiste abbiamo ristretto i desideri, a furia di parlare d’amore lo abbiamo trasformato in un week end romantico, a furia di pensarci classe dirigente, se non classe intellettuale, abbiamo finito per lasciarci sommergere da un fango indistinto dove non c’è più la storia, dove non c’è più la musica, dove non ci sono più i libri, dove resta e conta solo quello che rimane a galla, solo quello che resiste meglio alla palude, solo quello che piace perché qualcuno te lo fa piacere. Forse non si poteva prevedere ma è accaduto. È accaduto che i mondi interiori si sono riversati nelle strade dei social network, che la democrazia è finita nel web, che i grandi autori sono sempre citati in modo sbagliato, che nessuno vuole più sapere, ma tutti vogliono essere.”
A conti fatti, un libro che spicca per la sua originalità sul panorama editoriale italiano e che proprio per i suoi camaleontici contenuti si propone a un vasto pubblico e a diversi livelli di lettura. Quasi “chiunque” potrà trovarvi spunti di riflessione, motivi di commento e, perché no, anche le suggestioni di particolarissime forme di catarsi e rinascita.
Flaminia P. Mancinelli