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Una fiction al di là degli steccati

 

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Un sostituto procuratore romano è il protagonista di L’inganno della memoria di Gianluca Arrighi, un romanzo che soddisferà in modo egregio palati dalle diverse esigenze.

L’inganno della Memoria è il terzo libro di Gianluca Arrighi, avvocato penalista romano.
Se vi prendete il tempo di mettere il nome dell’autore su un motore di ricerca tipo Google, scoprirete che critica e giornali ne stanno parlando, e non da ieri, con toni più che elogiativi.

Io ho avuto la fortuna di leggerlo in anteprima per poterne scrivere sulla nostra rivista e il racconto di Arrighi mi ha costretta, ancora una volta, a pormi il problema della definizione del genere letterario.

Il confine tra la classificazione di questi generi è spesso molto labile, quando non addirittura contraddittoria. Nel caso dei romanzi di Gianluca Arrighi si parla di “giallo”, di “noir” ma anche di Crime story.

In quest’ultimo libro il protagonista è Elia Preziosi, un sostituto procuratore della Repubblica, arrivato a questo suo ultimo incarico da una spumeggiante carriera di avvocato penalista.
Un semplice cambio di indirizzo?  No. Vi è, invece, qualcosa di tragico passato di quest’uomo che a poco si disvelerà, offrendoci l’opportunità di un altro piano narrativo, tutt’altro che secondario e ricco di suspense.

In una Roma attanagliata da una soffocante afa -che sembra quasi di toccare con mano- accade un inquietante omicidio: la vittima è una donna alla quale sono stati strappati i globi oculari.
E qui mi fermo con la sinossi per lasciarvi la libertà di scoprire, pagina dopo pagina, il meccanismo sotteso al racconto.

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Tornando alla definizione del genere letterario, si tratta di un giallo, di una Crime story o… di un noir?

Rispondere a questa domanda è tutt’altro che capzioso perché mentre io mi definisco da sempre una lettrice onnivora [a summa imitatio di Virginia Woolf], vi sono molti lettori che amano precisare: io leggo solo gialli! Definire quindi un’opera di narrativa secondo un genere anziché un altro diventa non solo un discrimine, nel senso di “distinzione”,  ma anche un “momento critico”, secondo l’originale significato che attribuivano al termine i Latini. 

Purtroppo io non ho letto i precedenti lavori di Gianluca Arrighi e, per cercare di definire il suo genere di narrativa, mi sono dovuta accontentare solo de L’inganno della Memoria. Quindi la mia analisi si limiterà a quest’ultimo. Ma ho come l’impressione che sia sufficiente…ficato che attribuivano al termine i Latini. Il libro di un autore può quindi attrarre l’attenzione di alcuni lettori ma allontanarne altri potenziali. E, ancora peggio, può lasciare con l’amaro in bocca… Se infatti definiamo “giallo” un noir, il lettore che si avvicina esclusivamente a fiction stile Georges Simenon trovandosi tra le mani un racconto stile Patricia Highsmith potrebbe avere una reazione negativa e magari prendersela persino con l’incolpevole e ignaro autore.

Arrighi travalica i generi: è questa la conclusione alla quale sono arrivata sul The End del libro, e sarebbe riduttivo tentare [come purtroppo alcuni recensori hanno già iniziato a fare] di confinarlo nella gabbia di un solo ed unico genere letterario. Ed è quello che di questo libro mi ha entusiasmata. Chi mi conosce sa molto bene che io rifiuto qualsivoglia tipo di “gabbia”, sia questo riferito a una costrizione fisica che spirituale, e leggere questa narrazione mi ha permesso di spaziare liberamente tra diversi generi senza nessun tipo di vincolo e quindi di limitazione.

Quando in Italia, i dotti recensori, che cercano di dirigere il gusto e quindi le tendenze culturali, scrivono/parlano dellalinganno-della-memoria
Fiction cui appartiene il romanzo di Arrighi sono soliti snocciolare alcune classificazioni: giallo, thriller e noir. Questo perché, nel Paese dei processi infiniti, il Legal Thriller -reso celebre negli States da autori come John Grisham- ha pochi estimatori? Non direi, vista la risposta ad ogni nuova pubblicazione di questo genere.

Tornando a L’inganno della Memoria la si potrebbe definire proprio in questo modo: una narrazione ben ambientata in una Roma contemporanea, nella quale con la scusa di una Crime Story l’autore descrive situazioni tipiche di un giallo alternandole a vicende usuali per un Legal Thriller.
Insomma ce n’è per intrattenere, in modo egregio, palati dalle diverse esigenze.
Questo mi spinge sia a consigliarvene la lettura sia a spronare il giovane autore a continuare nella sua fatica letteraria.
Flaminia P. Mancinelli

Chi desidera conoscere meglio l’autore può leggere l’intervista.

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