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Fuori dal coro

Il saggio di Elisabeth Leake riesce a collocare la cultura pop e le sue protagoniste in quella rivoluzione culturale che non è passata solo nelle piazze e nelle assemblee. Erano proprio quelle “canzonette” a veicolare messaggi dichiaratamente politici che riuscivano a incidere sulle abitudini personali più di molte iniziative rivoluzionarie.

 

“Il personale è politico”, lo slogan coniato nel 1970 dalla femminista Carol Hanish si percepisce bene leggendo “Fuori dal coro” il saggio di Elisabeth Leake, edito da Donzelli. L'autrice, infatti, riesce a collocare la cultura pop e le sue protagoniste in quella rivoluzione culturale che non è passata solo nelle piazze e nelle assemblee.
Ed erano proprio quelle “canzonette” considerate di puro intrattenimento che veicolavano messaggi dichiaratamente politici e riuscivano a incidere sulle abitudini personali più di molte iniziative rivoluzionarie.
Anche il sottotitolo dell’opera è molto esplicito: cultura pop femminile e mutamento sociale nell’Italia del dopoguerra. E l’introduzione “DonneElisabeth Leake in movimento” sottolinea il controverso rapporto tra femminismo e cultura pop: alcune femministe hanno liquidato le donne che producevano e consumavano cultura pop come apolitiche e non illuminate, altre hanno evidenziato l’incapacità dei movimenti femministi di dimostrare a tutte le donne l’importanza della resistenza collettiva.
Leake scrive nell’introduzione: nei decenni al centro di questo libro, che sono anche quelli dei “trent’anni gloriosi” di crescita economica, industrializzazione e trasformazione sociale del Paese, tanto l’establishment italiano quanto la controcultura erano, in modi diversi, profondamente maschilisti, ed è in questo contesto che le donne diedero vita a un’opera in parte di resistenza, ma soprattutto di trasformazione sociale. La critica ha spesso liquidato la cultura pop come prodotto minore e anti-progressista: la sua apparente superficialità, la sua natura commerciale e insincera facevano percepire la cultura pop come qualcosa in indirizzato a un pubblico femminile, portatore di un modello retrogrado. Ma era proprio la facilità, l’accessibilità – se si vuole la superficialità- di questo pop femminilizzato a consentire una diffusione molto ampia di contenuti di “micropolitica”

Un percorso ben definito

Il percorso prende in esame cinque periodi -dal 1951 al 1980- e si conclude con l’epilogo, completano l’opera l’elenco delle canzoni e dei film citati, la bibliografia l’indice dei nomi.

Il primo -1951-57- Grazie dei fior si concentra su Sanremo, le sue protagoniste e i temi trattati nelle canzoni e la filmografia di quegli anni. Nel dopoguerra, suggerisce Sanremo, le donne avevano il compito di produrre un nuovo brando per la nazione.

Nel Decennio 1958-63 vi sono cantanti come Patty Pravo, Mina, Rita Pavone che propongono un nuovo modello femminile. Le casalinghe non sono le uniche donne a suscitare gli interessi in quegli. Con Comizi d’amore Pier Paolo Pasolini pone l’accento sulla doppia morale nelle norme riguardanti la sessualità.
E poi ci sono le donne lavoratrici, una presenza consistente nel mondo del lavoro. E muovono i primi passi gli urlatori, mentre fa grande scandalo il romanzo La vacanza di Dacia Maraini.

Impossibile dimenticare Non ho l’età presentata da Gigliola Cinquetti nel 1963 a Sanremo. Ma in questi anni vengono individuati nuovi e audaci modi d considerare l’indipendenza: di pensiero, di azione e, soprattutto, economica.
Nel 1962 nasce anche Diabolik – crato dalle sorelle Angela e luciana Giussani- che ha il suo fianco Eva Kant, una figura femminile emancipata. Eva Kant è sua pari sotto ogni aspetto, perfino nel commettere crimini.
E poi c’è la donna che lavora, da una parte esempio di emancipazione dall’altra fonte di sacrifici.

Fuori dal coroAncora Sanremo in primo piano tra 1966 e il 1971. Nel 1967 Luigi Tenco si suicida all’hotel Savoy durante lo svolgimento del festival. Un gesto estremo e tra le motivazioni c’è anche la frustrazione per un gusto popolare per lui incomprensibile: la sua canzone Ciao amore ciao era stata esclusa, mentre Io tu e le rose era andata in finale. La sua morte elevò la musica dal rango di semplice svago a quello per cui “vale la pena di morire”.
Nella seconda metà degli anni sessanta a Sanremo si percepiva quel vento di cambiamento che sarebbe esploso nel 1968. Se prendiamo come chiave di lettura il femminismo, appare palese che la musica pop si sta trasformando nel campo di una nuova azione politica. Un esempio? Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli e La bambola di Patty Pravo.

Tra il 1972 e il 1980 vi è un grande cambiamento: arriva la disco music. Col l’avvento della disco, la musica pop divenne meno bianca, meno etero e più concentrata sul divertimento, sull’eguaglianza, sul sesso e sull’autoironia. Esplode Gloria Gaynor con I will survive. Anche nella produzione le donne avevano ruoli di leadership.
In Italia una delle prime cantanti disco fu Mia Martini con Io Donna Io Persona. Ma anche Ornella Vanoni e Mina ebbero una fase disco.

Nell’epilogo Leake sottolinea che è impossibile parlare di musica, cinema e letteratura italiana del XX secolo senza ammettere che, in ambito culturale, le donne hanno ricoperto un ruolo di prim’ordine. Purtroppo la maggior parte delle storie della cultura italiana continuano a riproporre un’ideologia maschilista. 

Il saggio è disponibile in versione digitale e cartaceo.

Leggendo “Fuori dal coro” mi sono divertita e ho scoperto molti fatti e storie che non conoscevo sul mondo della musica e del cinema.

Elizabeth Leake è professoressa ordinaria presso l’Italian Department della Columbia University di New York. Si occupa di letteratura italiana e teatro del Novecento, di storia culturale del fascismo e della Repubblica e di storia e critica del cinema italiano ed europeo. In Italia ha pubblicato “Tex Willer. Un cowboy nell’Italia del dopoguerra” (il Mulino, 2018).
Marinella Zetti