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La calda estate del commissario Casablanca

Tante umane vicende si intrecciano in una Milano agiata e degradata nel giallo di Paolo Maggioni

 

Uno “sciacquacervello” doc e vi assicuro che non tutte le fiction meritano questa denominazione.
“La calda estate del commissario Casablanca” di Paolo Maggioni per Sem Edizioni ne ha tutte le caratteristiche, ad esempio riuscire a trasportare il lettore da un’altra parte e liberare la mente dalla quotidianità.
Forse sono di parte perché è ambientato a Milano e io sono milanese, pur avendo vissuto in tante città che ho amato profondamente. In ogni caso, ritrovare un La calda estate del commissario Casablancalinguaggio e certe abitudini tipicamente legati agli abitanti del capoluogo lombardo, mi ha fatto sorridere. Nel romanzo c’è la “michetta”, per molte generazioni il simbolo della panificazione milanese e poi sparita da tante panetterie. Viene citato anche il “Capolinea”, lo storico locale sul naviglio grande – chiuso nel 1998 – dove nel 1984 si esibì il grande Chet Baker e dove ho imparato ad amare il jazz.

Come al solito non vi racconterò la trama, quella la trovate sulla bandella e nelle descrizioni dei siti di vendita online. Vi dirò solo che Giuliano Casablanca, detto Ginko, è un giovane commissario di polizia appena trasferito dalla Omicidi all’Ufficio Passaporti, dove lavora con una squadra decisamente particolare: Panettone, poliziotto sovrappeso, Zhong, cino-romano che ha preferito la pubblica amministrazione al bar del padre, e Minimo Sindacale, instancabile sfaticato. Molto piacevoli sono i siparietti tra il Commissario e i colleghi in trattoria o nelle stanze della Questura di Milano.

Tra tanta leggerezza ci sono il degrado della periferia, le storie dei migranti, di padri che cercano di regalare ai figli un’adolescenza serena e tante altre umane vicende, anche quella molto personale di Casablanca.
Quello che colpisce nel giallo di Maggioni è l’umanità con cui racconta e disegna i personaggi e le storie che si intrecciano in questa Milano, punto di arrivo e speranza di tante persone. Vi è la triste avventura di Issa e la denuncia dell’assenza dell’Europa nella gestione delle persone che scappano da guerre e fame.

Il romanzo è ben scritto, del resto l’autore è abituato a usare le parole anche se non sempre un buon giornalista diventa un bravo scrittore.
Consigliatissimo a chi ha voglia di distrarsi e di ragionare su questo mondo dove, come dice Casablanca: “I bastardi sono tanti. Troppi”.

E per finire tre domande al Paolo Maggioni.

 

D. Perché un giallo?
R.
Perché il giallo è una straordinaria chiave di lettura del contemporaneo, e quello “civile” assolve alla sua funzione soprattutto se -oltre a raccontare i cambiamenti e i personaggi della città- lascia al lettore trama, personaggi, storie ma anche stimoli e interrogativi sociali.

Paolo MaggioniD. Cosa differenzia la Milano del commissario Casablanca da quella attuale?
R. La Milano nel 2016 (anno in cui è ambientato il romanzo) e la Milano di oggi restano un set ideale per il noir. È una città tutto sommato piccola ma incredibilmente carica di iniziativa, personaggi, storie, differenze in uno spazio tutto sommato ristretto. È così tutto sembra vicinissimo e lontanissimo, come i due estremi di una fisarmonica, in cui basta un solo colpo di mano per avvicinare gli estremi: vincitori e sconfitti. Ricchi e poveri. Grattacieli e casermoni. Centro e periferie. Ci si accorge che in fondo è una città mimetica e molto affascinante. Chiudo con una piccola considerazione giornalistica: la Milano del 2016 viveva quasi senza apparenti fatiche l'eredità felice di Expo, quella del 2022 si sta rialzando da anni molto difficili di pandemia, la sfida resta accorciare le distanze sociali e rendere la metropoli sempre più inclusiva.

D. Qual è il personaggio che ha creato più problemi durante la stesura del romanzo?
R.
Il commissario Casablanca è un pezzo della mia vita da un decennio. Ci ha messo un po’ ad uscire allo scoperto perché cercavo la storia giusta e credo sia arrivata. Un amico ha definito questo romanzo una “piccola polifonia”: la definizione mi piace perché di natura non amo gli uomini soli al comando. La difficoltà è stata orchestrare i tanti personaggi su uno sfondo complesso e sono affezionato a tutti loro. Persino al terribile Minimo Sindacale, sottoposto di Casablanca che già dal nome denuncia virtù non esattamente stakanoviste.
Marinella Zetti

 

 

Chi è Paolo Maggioni
Nato a Vigevano nel 1982, è un conduttore radiofonico, giornalista e autore italiano. Inizia i suoi primi passi nella redazione di Radio Popolare, nel 2002. Dal 2011 al 2014 ha fatto parte della squadra di Caterpillar, come conduttore ed inviato. Attualmente, dopo due anni e mezzo alla TGR-Rai del Piemonte, lavora a Rai News 24 come inviato della redazione milanese. Ha collaborato con Il Manifesto, e in passato ha scritto per Pubblico, Linea Bianca, Guerin Sportivo, GQ e lavorato con BBC World Service alla realizzazione di due documentari a tema sportivo. Dal 2020 collabora come inviato per il programma di Rai Radio 1 Forrest condotto da Luca Bottura e Marianna Aprile, in onda da Lunedì al Venerdì dalle 9.30 alle 10.30.
Nel corso degli anni ha ricevuto numerosi premi. Nel 2020 ha ricevuto una menzione speciale al Premio Vergani per l’attività giornalistica svolta durante la pandemia.
Insegna al Master di Giornalismo della Cattolica di Milano, in passato ha svolto lo stesso ruolo alla Scuola Giorgio Bocca di Torino. Nel 2022 ha dato alle stampe, per SEM - Feltrinelli, il suo primo romanzo noir, "La calda estate del Commissario Casablanca". (da Wikipedia)