Le luci di Annie Ernaux
Un immenso ipermercato collocato in un altrettanto gigantesco centro commerciale. Più livelli e una struttura a labirinto, corredati di un parcheggio nel quale collocare e poi ritrovare la propria vettura è più di un’impresa.
È questo il palcoscenico scelto da Annie Ernaux (una delle maggiori autrici francesi, premio Strega europeo 2016) per ambientare l’ultimo testo pubblicato in Italia da L’Orma: Guarda le luci, amore mio.
Lo scritto di Ernaux (edito in Francia nel 2014) corrisponde perfettamente a quel suo stile negli anni abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare.
Un romanzo? No.
Un diario? Non solo
Un saggio sociologico? Non solo
Un autofiction? Non solo
Non soltanto questo ma anche tutto ciò.
Lei stessa, negli anni Ottanta, chiese all’eminente editore francese Gallimard di non apporre nessun genere specifico sulla copertina dei suoi libri.
E così in questo libro: ognuno – oltre che se stesso, una propria esperienza – può identificarvi aspetti sociologici, diaristici o di autofiction.
A prima vista i centri commerciali sono luoghi a noi tutti familiari, divenuti banali per quanto i nostri occhi a forza di guardarli ha smesso di vederli. Ma noi non siamo Annie Ernaux…
Lei, con la sua scrittura nitida ed essenziale, camminando tra corridoi e scaffalature tratteggia un delicato e realistico paesaggio della società contemporanea – e non solo francese, ma direi occidentale; quella che abbiamo sentito definire fino alla nausea globalizzata.
Come vive questo animale evoluto nei primi decenni del XXI secolo? Basta entrare in un supermercato e guardarsi intorno, osservare i nostri simili e i loro metodi di rifornimento alimentare, gli oggetti che acquistano e come sono soggetti alla machiavellica predisposizione del marketing, studiato da decenni per spingere verso il superfluo, generare desideri non realistici, spingere all’accaparramento del superfluo.
Quest'ultimo libro dell’autrice francese è in fondo un grande specchio parabolico nel quale riconoscere, oltre agli altri, anche noi stessi.
E in fondo, riusciamo ancora a piacerci?
PS
molti paragrafi sarebbero da citare, e ogni lettore sarà colpito da aspetti particolari, io ho scelto questi:
“(…) mi ero chiesta perché i supermercati non fossero mai presenti nei romanzi che si pubblicavano, quanto tempo ci volesse affinché una realtà nuova potesse assurgere alla dignità letteraria.
Ipotesi, oggi:
1) i supermercati sono collegati alla sussistenza, roba da donne, che infatti ne sono state a lungo le principali avventrici. E ciò che rientra nello spettro delle attività più o meno specifiche delle donne è tradizionalmente invisibile, non preso in considerazione, come d’altronde lo è anche il lavoro domestico che svolgono. Ciò che non ha valore nella vita non ne ha nemmeno in letteratura.
2) fino agli anni Settanta gli scrittori francesi, uomini o donne, erano per la maggior parte di estrazione borghese e vivevano a Parigi, dove i supermercati non esistevano. (Non riesco a immaginare Alain Robbe-Grillet, Nathalie Sarraute o Françoise Sagan spingere un carrello per fare la spesa; Georges Perec sì, ma potrei sbagliarmi.).”
“(…) Ho interrotto questo diario. Come accade ogni volta che smetto di registrare il presente, ho l’impressione di ritrarmi dal movimento del mondo, di rinunciare non soltanto a raccontare la mia epoca, ma anche a vederla. Perché vedere per scrivere è vedere altrimenti. È distinguere oggetti, individui, meccanismi e conferire loro valore d’esistenza.”
Flaminia P. Mancinelli
Guarda le luci, amore mio di Annie Ernaux
L’Orma editore, pp. 112
