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La Sposa di Amman

Per pubblicare una storia, come quella narrata in La sposa di Amman” in terra giordana al giorno d’oggi [anche se in realtà il libro è stato edito in patria nel 2012] occorre di sicuro una buona dose di coraggio e, soprattutto, di voglia di denuncia.


E né una né l’altra sono mancate a Fadi Zaghmout, giordano, classe 1978. 
Il romanzo si è rivelato un immediato successo in casa, ma in rapida successione in molti paesi esteri (Gran Bretagna, Francia, ecc.) dove ha subito attirato l’attenzione di migliaia di lettori. 
Da noi, è stato pubblicato a gennaio di quest’anno dalla MReditori di Aversa (CE), nella fluida traduzione di Federica Pistono. 
Fadi ZaghmoutZaghmout che, sembra, viva a Dubai è anche un seguitissimo Blogger, come una delle protagoniste della sua storia.

Quattro donne e un uomo si raccontano nella loro vita ad Amman, l’antica, gloriosa e ricchissima capitale della Giordania. Man mano che la storia di dipana, raccontata di volta in volta i prima persona dai vari personaggi, però, scopriamo un volto “altro” di quel regno Hashemita governato con “carota e bastone” da un illuminato monarca: re ‘Abd Allāh II.
Così, in questo Paese, apparentemente filo–occidentale, scopriamo sacche oscure di arretratezza e d’integralismo religiose. Nella nazione vivono – senza convivere – musulmani sunniti, cristiani e persino drusi. Gruppi etnici rigorosamente confinati nella loro vita all’interno del loro quartieri, dove si scelgono i futuri generi, le spose, le famiglie che daranno onore al nome del padre di lei e di lui.

“Era la stessa visione che costringeva le donne ad astenersi dai contatti sessuali fuori dal matrimonio. 
Le donne erano le sole responsabili della propria castità. Ogni espressione naturale di femminilità non era che un invito a farsi importunare. I ruoli dell’aguzzino e della vittima si rovesciavano.
L’uomo diventava vittima del desiderio provocato dal gesto innocente di una donna.
Lo stupro era una conseguenza del suo comportamento.”

Entrare in una storia - anzi nelle molte storie - di giovani donne giordane, potrebbe sembrare a molti un tuffo in acque sconosciute e lontane. 
Pensiero quanto mai errato, almeno nel caso di questo romanzo. 
Di colpo il lettore italiano ha la netta sensazione di entrare in una capsula del tempo che lo riporta indietro di decenni [ Bad voice: ma ne siamo proprio sicuri?] in uno dei piccoli paesi, Nord o Sud non ha importanza, dove ciò che contava erano poche rigorosissime regole: la castità delle giovani, la virilità dei giovani e, naturalmente, la verginità della sposa. 
Le quattro ragazze di Amman e Alì, che pur vivendo nella capitale giordana proviene dal vicino (e distrutto) Iraq, sono presentati dall’autore in un racconto corale, nel quale ognuno di loro espone la propria vita, i propri desideri e, finanche, i propri sogni.

Agli occhi di molti giordani, per una giovane donna è più importante trovare marito che non assicurarsi un lavoro. 
Scrive l’autore:

“Dov’è la logica, in tutto ciò? L’uomo giordano non sopporta che la moglie disponga di un posto migliore e di un salario più elevato del proprio. Un bel complesso di superiorità! Nella nostra coscienza sociale, l’uomo è ancora considerato superiore alla donna. Quest’ultima è apprezzata e stimata solo quando il destino, o la fortuna, la lega a un uomo.
È ancora l’uomo il padrone, e il padrone deve avere in mano le chiavi del potere, anche di quello economico. L’evoluzione della società ha complicato la vita anche al genere maschile.”

Ma Selma, sua sorella Leila, Hayat e il giovane Alì fanno parte delle nuove generazioni, cresciute dopo l’11 settembre, quando la Giordania – insieme a diversi altri Stati arabi – ha stabilito rapporti sempre stretti con America ed Europa. Le stesse che hanno a disposizione la libertà di comunicazione del Web, i cellulari, eppure… 
Eppure lo stile della società sunnita non è cambiata.
Per non fare spoiler, tacerò i particolari della trama che investono argomenti che vanno dalla castità femminile all’omosessualità, dall’incesto alla sottomissione al patriarcato. 
E questo senz’altro sconvolge il lettore occidentale (seppure storie analoghe sono appena dietro le nostre spalle e, spesso, ancora nei presente), perché mentre qui certi accadimenti – se denunciati – sono perseguiti dalle Forze dell’ordine e portati nei tribunali, “laggiù”, ad Amman, a sole quattro ore di volo sa Milano, tutto ciò finisce per sembrare “normale”, venir ricoperto da una coltre nebbiosa sempre più densa, fino al buio della notte “in cui tutte le vacche sono nere”, come diceva il buon vecchio Georg Wilhelm Friedrich Hegel.

Difatti non mancano le testo, a tratti poetico di Zaghmout, le prese di coscienza da parte dei suoi personaggi:

“La vita è un paradosso, il sorriso e la lacrima sono fratello e sorella. Per quanto diversi, non perdono occasione di incontrarsi, spesso finiscono per riconciliarsi su uno stesso viso.”

oppure:

“Con l’avanzare dell’età, la mia paura aumenta. 
Il tempo fugge senza pietà, come un treno sul corpo fragile di un bambino. Soffro sempre più, ogni anno che passa. Evito perfino di festeggiare il mio compleanno. Spengo il telefono, mi rifugio in un angolo della mia stanza. Per difendermi dall’angoscia, mi costruisco un mondo immaginario.”

E a parlare qui è una donna di soli trent’anni,  rimasta “zitella” e quindi condannata all’annullamento.

In conclusione, però, vorrei fare una piccola obiezione a Fadi Zaghmout, che scrive:

“In Occidente, i genitori vivono la propria vita con i figli. È noto che i genitori felici rendano felici i propri figli. Nella nostra società, viviamo per i nostri figli, fino a sacrificarci in nome dei loro bisogni.”

Ne è proprio sicuro? Quante famiglie occidentali sono solo forma e nessun contenuto? Oppure stanno insieme solo perché dividersi sarebbe più complesso e oneroso? E quanto, in questo immaginario Occidente aleggia davvero “la felicità”? Io credo, invece, che oggi sia in crisi profonda l’istituzione familiare, almeno com’è stata concepita per millenni dal patriarcato dominante. Sia che si parli di Occidente sia che ci si riferisca al Medio o Lontano Oriente.

Flaminia P. Mancinelli

La sposa di Amman di Fadi Zaghmout 
MReditori 
pagine 170