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Simenon e il Dottor Bergelon

Georges Simenon

 

Firmato la prima volta con uno dei molteplici nom de plume,
un altro romanzo "imperdibile" del grande George Simenon

 

 

Il titolo originale, Bergelon, di questo romanzo del 1937 riflette lo stile che avrebbe caratterizzato lo scrittore d’Oltralpe, anche se a quel tempo non aveva ancora inaugurato il filone del commissario Maigret che tanta fortuna e fama gli avrebbe regalate.
“Il dottor Bergelon”, ora ripubblicato da Adelphi, non è certo tra i suoi libri più conosciuti e citati, eppure ha – cristallizzate – tutte le caratteristiche peculiari di un Simenon doc.

La storia e il suo protagonista sono immersi in un sociale borghese che ci descrive una Francia precedente la Seconda guerra mondiale.
Casa rispettabile, moglie da catalogo per Elie Bergelon, due figli e una vita che sembra srotolarsi senza alcun affanno.
“Sembra” perché quasi per caso un evento s’infila negli ingranaggi di questa esistenza tranquilla, provocando quello che poi si rivelerà un terremoto a carattere sussultorio.
La clientela del cortese dottore rappresenta gli strati meno ricchi – operai, manovali, ma anche prostitute e alcolisti – di una parte della società, con le difficoltà e le rinunce caratteristiche. Un mondo del quale non abbiamo più le misure, gli obiettivi, il modo di affrontare la vita e le avversità.
Quindi un tuffo nel passato che restituisce nella narrazione esattamente l’aroma di quel tempo, impedendo che vada “perduto”.
Pur non essendo un “giallo”, la trama trascina con sé il lettore, spingendolo a domandarsi fino all’ultima pagina come “andrà a finire”. Cosa succederà al dotto Bergelon? Davanti alle molte scelte che gli si propongono via via che il suo destino di consuma, quale direzione prenderà?Paris

E, seppure per il lettore moderno, alcune atmosfere possono apparire un po’ retrò, certi passaggi un po’ lenti, ciò che conta alla fine è che la penna è sempre quella di uno dei maggiori e più amati romanzieri del Novecento, che in “tre righe tre” sa portarci sulle stesse note dei suoi personaggi, far crescere in noi l’empatia e, perché no, anche una sottile ma persistente malinconia. Tenendoci per mano ci porta con lui davanti a un crepuscolo a guardare il sole scendere sull’orizzonte marino, inevitabile e inarrestabile come l’esistenza tutta.
Flaminia P. Mancinelli

 

Bergelonjr

Georges Simenon, Il dottor Bergelon
Adelphi, pp.195