Italiani e lockdown

Istat fotografa le attività dei cittadini dal 5 al 21 aprile. Più tempo per cura dei figli, tv e musica, relazioni sociali e momenti creativi e c’è anche che si è avvicinato alla lettura.
Cos’hanno fatto gli italiani durante il lockdonw?
Dall’indagine Istat è emersa un’Italia che si è impegnata per andare avanti e per occupare il tempo in modo utile e creativo.
L’obbligo di restare a casa ha stravolto la quotidianità dei cittadini e ha avuto un forte impatto sulla loro giornata e sul loro modo di passare il tempo.
Ordinando le attività in base alla percentuale di cittadini che le svolgono, al di là delle attività fisiologiche (dormire, mangiare, lavarsi, ecc.) che sono comuni a tutti, il dato che emerge con evidenza è che la quasi totalità della popolazione è riuscita a dedicarsi ad attività di
tempo libero (98,3%). Il 76,9% ha svolto lavoro familiare (pulizia della casa, cura dei conviventi, ecc.). Solo il 28% è uscito per vari motivi: passeggiata, andare a lavoro, a fare la spesa. Ha lavorato il 16,7% della popolazione e studiato l’8%, quota che sale al 61,9% tra gli studenti di 18 anni e più (Figura 1).
Sebbene le attività fisiologiche siano svolte da tutti, anche in questo caso la quotidianità si è modificata per i cittadini, principalmente perché è stato possibile dedicarvi più tempo del solito.
Innanzitutto, un terzo dei cittadini si è svegliato più tardi e un quinto ha dormito di più. Soprattutto gli uomini rispetto alle donne hanno approfittato della possibilità di riposare di più (23% contro 17,6%) e di prendersela più comoda al risveglio (36,8% contro 30,8%).
Per quanto riguarda il consumo dei pasti, anche se oltre i due terzi dei rispondenti non hanno riscontrato variazioni nel tempo dedicato, più di un cittadino su quattro (27%) ritiene invece di avere impiegato più tempo per fare colazione, pranzo o cena. Situazione analoga sul fronte della cura della persona (lavarsi, pettinarsi, truccarsi, ecc.), alle quali il 20% dei rispondenti ha dedicato più tempo: la quota è più alta tra le donne (23,6%) rispetto agli uomini (16,2%).
Cucinare, pulire la casa, fare la spesa: ancora differenze di genere
Tra le attività di lavoro familiare la preparazione dei pasti è quella che ha coinvolto il maggior numero di persone, il 63,6%. L’analisi di genere conferma l’esistenza di un forte gap (circa 40 punti percentuali): lo ha svolto l’82,9% delle donne contro il 42,9% degli uomini. Però un terzo degli intervistati ha dichiarato di avervi dedicato più tempo, con nessuna differenza di genere.
Le attività di pulizia della casa sono state svolte da più di un cittadino su due (54,4%). Anche in questo caso le differenze di genere sono molto elevate (circa 27 punti percentuali), ma evidenziano un gap minore di quello che si riscontra nelle indagini budget time (46 punti di differenze). La compresenza in casa, il minore impegno lavorativo, le
migliori opportunità di conciliare lavoro e famiglia, possono spiegare questa riduzione del gap, nonostante la persistenza di forti differenze di genere. Il 40% di quanti l’hanno fatto vi ha dedicato più tempo, risultato questo ben comprensibile, visto che una maggiore presenza in casa determina, da un lato, una più frequente necessità di svolgere le pulizie di routine, dall’altro, rappresenta l’occasione per dedicarsi anche a pulizie di tipo straordinario.
Rientra tra le attività di lavoro familiare anche la spesa che, come tutte le attività che richiedono uno spostamento, ha riguardato meno persone: è uscito per fare a spesa poco più di un cittadino su 10. L’assenza di differenza di genere conferma la spesa tra le attività di lavoro familiare più equamente distribuite tra uomini e donne. Come prevedibile, a causa delle regole per l’ingresso nei punti vendita e delle file che si sono formate, circa un cittadino su due ha dichiarato di avere dedicato più tempo a questa attività. (Figura 3)
La cura dei figli occupa il 7,9% dei cittadini, con minime differenze tra uomini e donne. Questo dato riportato alla popolazione che ha figli consente di evidenziare come questo tipo di attività sia stato molto impegnativo in quanto svolto dall’85,9% della popolazione con figli tra 0 e 14 anni.
Questa, tra l’altro, è stata indicata più frequentemente delle altre come l’attività cui è stato dedicato più tempo rispetto alla situazione pre-Covid: 67,2% di chi l’ha svolta. Solo per il 29,5% delle persone il tempo in questo ambito non è variato.
Meno persone al lavoro e più tempo per studiare
In una giornata dell’emergenza Covid-19 hanno lavorato circa 8 milioni e 400 mila persone: meno di due su dieci. Si tratta di una quota dimezzata rispetto a quella rilevata nel corso di indagini analoghe che indicano circa un 34% di persone impegnate in attività lavorative nel corso della giornata. (Figura 5)
Il 44,0% di chi ha lavorato lo ha fatto da casa. La connessione a Internet come strumento di lavoro è stata utilizzata dalla quasi totalità degli home workers (95,8%).
Il tempo di lavoro è rimasto invariato rispetto a una giornata simile del periodo pre-Covid per
il 60,2% del totale di chi ha lavorato, è diminuito per il 26% ed è cresciuto per il 13,7%.
L’attività di studio è stata svolta dall’8% della popolazione di 18 anni e più e la quota sale al 61,9% tra gli studenti.
Hanno dedicato tempo allo studio il 36,2% dei 18-24enni (circa 1milione e 500mila persone) e l’11,2% dei 25-34enni a fronte di meno del 5% del resto della popolazione adulta e anziana.
Più di un terzo di quelli che hanno studiato hanno approfittato del tempo disponibile per dedicarsi di più a questa attività (37,3%).
Tv e relazioni sociali: i due grandi pilastri nel periodo di lockdown
Per quanto riguarda il tempo libero, l’uso dei mezzi e dispositivi (93,6%) sono stati un indispensabile canale di aggiornamento sull’evoluzione della situazione oltre che di intrattenimento.
La TV, vista dal 92% dei cittadini, si conferma la compagna di viaggio soprattutto nei momenti più difficili e per le categorie più vulnerabili: i livelli i più elevati si sono osservati tra la popolazione anziana di 65 anni e più che, nella quasi totalità dei casi, ha fruito di questo mezzo di comunicazione (96,2% dei casi).
Tra coloro che ne hanno fruito nel corso della giornata, quasi uno su due (45,9%) ha dedicato più tempo del solito alla fruizione del mezzo televisivo. Sono soprattutto i giovani fino a 34 anni e le persone nelle classi di età centrali ad avere visto la TV in misura maggiore rispetto al periodo precedente: 53,2% tra i 18 e i 34 anni e 50,1% tra i 35 e 54 anni.
Il 22% circa ha ascoltato la radio, con livelli più elevati di ascolto tra le persone di età compresa tra 55 e 64 anni (27,1%). Poco meno di uno su tre ha dedicato più tempo alla fruizione di questo mezzo di comunicazione. (Figura 6)
Tre cittadini su quattro hanno curato le loro relazioni sociali come hanno potuto, in un momento in cui le visite e gli incontri a familiari e amici non erano consentiti. Il 62,9% ha sentito telefonicamente o tramite videochiamate i propri parenti: lo hanno fatto soprattutto le donne (68,4% rispetto al 57% degli uomini). Anche i rapporti con gli amici sono stati curati attraverso questi due canali: lo ha fatto un cittadino su due, senza significative differenze in base al genere.
La cura dei rapporti sociali, come registrato per le attività di cura dei figli, fa registrare un diffuso incremento del tempo dedicato. Il 63,5% di chi ha sentito amici vi ha dedicato più tempo del solito. Analogamente il 59,6% di chi ha sentito i parenti ha dedicato a questa attività più tempo di quanto accadeva nel periodo precedente al lockdown.
La lettura: un rifugio per molti
Tra le attività di tempo libero, al terzo posto si colloca la lettura cui si è dedicata il 62,6% della popolazione. Si tratta di persone che hanno dichiarato di aver trascorso parte della giornata leggendo libri, riviste, quotidiani o altro: sono più uomini (64,5%) che donne (60,8%). Il 39,7% ha letto libri, quotidiani o altro on line o su supporto digitale, il 34,6% su supporto cartaceo. (Figura 7)
Tra i lettori il 18,8% ha letto sia su supporto digitale sia cartaceo, il 44,7% solo online/digitale e, infine, il 36,6% solo su cartaceo. Sono stati soprattutto gli uomini ad avere preferito la lettura online/digitale (45% contro 34,8% di donne) mentre le donne hanno scelto più il supporto cartaceo (37,4% contro 31,6%).
In una giornata la lettura di libri ha interessato il 26,9% della popolazione di 18 anni
e più, con una quota maggiore di donne (30,8%) rispetto agli uomini (22,7%). La maggioranza della popolazione si è dedicata alla lettura di libri cartacei, mentre la lettura su digitale ha riguardato il 7%.
Differente la situazione per quanto riguarda la lettura dei quotidiani: quattro persone su 10 (40,9%) hanno letto almeno un quotidiano, circa un terzo della popolazione ha letto quotidiani on line, solo una persona su 10 quotidiani cartacei. La lettura di quotidiani ha riguardato più gli uomini (46,3%) delle donne (35,9%).
Anche la lettura è una di quelle attività alle quali si è riusciti a dedicare più tempo durante il lockdown, sia online (46,7%) sia su carta (39,8%).
Anche lo sport tra le attività. Al quarto posto per numero di persone che hanno praticato le varie attività di tempo libero nel corso della giornata c’è lo sport. È stato svolto, nonostante le difficoltà del lockdown e la chiusura delle palestre, da quasi un quarto dei cittadini (22,7%). Al contrario di quanto accade solitamente, non emergono significative differenze di genere e la quota di donne che hanno praticato attività fisico-sportiva è sovrapponibile a quella degli uomini (21,9% e 23,5%).
Hobby, bricolage e cucina
Sempre restando in tema di tempo libero, circa una persona su 5 nel corso delle giornate in lockdown si è dedicata a hobby e attività di svago come bricolage, cucito, gioco, ascolto di musica, ecc. (21,4%), con valori sovrapponibili tra uomini e donne in quasi tutte le fasce di età, ad eccezione della popolazione di 65 anni e più in cui si osserva un valore nettamente superiore tra le donne (25,8% contro 13% degli uomini). (Figura 9)
Analizzando la frequenza con cui sono state svolte alcune attività nell’intero periodo del
lockdown, fino ad aprile emerge che la permanenza forzata in casa ha incentivato una quota consistente della popolazione a trascorrere buona parte del proprio tempo libero dedicandosi ad attività da svolgere nella propria abitazione: dalla manutenzione della casa, alla preparazione di pane, pizza o dolci, dal fare giochi di società a praticare attività artistiche come la pittura, il canto, la scrittura.
Il 53% della popolazione di 18 anni e più durante il periodo di lockdown si è dedicata alla preparazione di pane, pizza, dolci, più le donne (69,6%) ma anche gli uomini non sono stati da meno (37,3%)i. La frequenza con cui questa attività è stata svolta è in prevalenza di almeno una volta a settimana (42,1% rispetto al totale di cui 54,4% donne e 28,9% uomini).
Il 41% della popolazione si è occupata, invece, della manutenzione della casa anche con una certa assiduità visto che il 22,3% lo ha fatto con una frequenza almeno settimanale mentre quasi un terzo si è dedicato al giardinaggio o alla cura dell’orto (con una frequenza almeno settimanale per il 27%); il 17,3% ha invece cucito, ricamato o fatto la maglia (il 10,9% con una frequenza almeno settimanale) e il 12,8% si è dedicato al restauro di mobili o oggetti per la casa, praticando tale attività nel 5,4% dei casi con una frequenza almeno settimanale.
Gli uomini sono stati più attivi in attività riconducibili alla sfera del bricolage, come il restauro di mobili o di oggetti per la casa (15,9% contro il 10% delle donne) o in lavori di manutenzione in casa (49,7% contro il 33% delle donne). Le donne, invece, si sono occupate maggiormente di attività sartoriali/ricamo/maglia (28,7% contro 4,9% degli uomini). Non si osservano, invece, differenze di genere per la cura dell’orto o del giardino.
Se si considera una frequenza almeno settimanale delle attività praticate si osserva, rispetto al 2015, un incremento per tutte di almeno il 50%. Ad eccezione del cucito e ricamo che si sono mantenuti costanti.
A livello territoriale le attività di panificazione e preparazione di dolci/ confetture e il cucito sono state scelte principalmente dalle persone residenti nel Mezzogiorno (Area 3); viceversa, le attività di manutenzione casa e giardinaggio hanno avuto maggiori adesioni nella Zona Rossa e nell’Area 2.
Un quarto della popolazione ha cantato, suonato o ascoltato musica
Nel periodo di lockdown la popolazione è stata spesso impegnata anche in attività di svago creativo legate alla musica (cantare, suonare, ascoltare musica), alle arti figurative (disegno, pittura scultura), alla scrittura e alla creazione di oggetti artigianali o di bigiotteria. Tali attività hanno riguardato il 42,2% della popolazione di 18 anni e più. Tra le attività di tipo creativo il canto è quella che ha coinvolto la maggior quota di persone (il 24,6%), soprattutto donne (27,9% contro 21,1%). (Figura 10)
Se si considera la frequenza almeno settimanale di queste attività di tipo ricreativo si osserva, rispetto al 2015, un notevole incremento. Per il canto, ad esempio, la quota di chi
dichiarava di avere cantato con una frequenza almeno settimanale era pari al 2,6% mentre nel periodo del lockdown ha raggiunto il 15,9%.
Il 45% della popolazione di 18 anni e più ha fatto giochi di società o altri tipi di gioco durante le giornate delle Fase 1 dell’emergenza sanitaria. I giochi di carte e i videogiochi sono risultati i preferiti. Si osservano differenze di genere con valori più elevati tra gli uomini solo per quanto riguarda i videogiochi (25,9% contro 13,5%) e i giochi con amici su Internet (18,7% contro 11,8%), ma non per gli altri tipi.
I giochi che prevedono scommesse su Internet hanno riguardato il 3,8% delle persone, la maggior parte delle quali ha giocato con una frequenza meno che settimanale; tuttavia, circa 560 mila individui (pari all’1,1% della popolazione) ha scommesso con una frequenza giornaliera o almeno settimanale.
Tendenzialmente sul territorio hanno dichiarato di avere occupato il tempo con uno o più tipi di gioco soprattutto i residenti nel Mezzogiorno (52,9%), meno quelli della Zona Rossa e delle altre regioni del Centro Nord (37,1%).
Nella Figura 12 la graduatoria delle attività del tempo libero a cui gli intervistati si sono dedicati maggiormente durante il lockdown.
(a cura di MZ)