Lettura: Italia spaccata in due
Lo dicono i numeri diffusi da AIE. Al Sud e nelle Isole 15 punti percentuali inferiore al Centro Nord. Ci sono carenze strutturali il 25% di librerie in meno rispetto al Centro-Nord. La buona notizia: i giovani cittadini del Sud e delle Isole tra i 15 e i 24 anni leggono, con percentuali di lettura superiori a quelle registrate dalla media della popolazione del Centro-Nord.
Prima di elencare tutte le pessime notizie sulla lettura nel Meridione, desidero dar spazio a quella buona che ci consente di sperare: i figli leggono più dei genitori, smentendo il luogo comune (per lo più diffuso dai genitori) che i giovani non leggano. I giovani cittadini dei Sud e delle Isole tra i 15 e i 24 anni registrano percentuali di lettura superiori a quelle registrate dalla media della popolazione del Centro-Nord, assestandosi rispettivamente all’84%
nella fascia 15-17 e al 79% in quella 18-24. È su queste generazioni, e su quelle ancora più giovani – il che richiama il ruolo cruciale della scuola – che si potrà far riferimento per la crescita della lettura in queste aree del Paese.
Dai dati della ricerca, presentata proprio a Napoli da AIE-Associazione Italiana editori e condotta da Pepe Research, emerge uno scenario sconfortante: il Meridione italiano legge troppo poco, le librerie scarseggiano (sono il 25% in meno in rapporto alla popolazione rispetto al Centro Nord) e le vendite di libri si arrestano sotto al 20% del totale nazionale. Le biblioteche, che invece ci sarebbero, non hanno un patrimonio librario e strutture adeguate per soddisfare i lettori, cosicché i prestiti per abitante sono meno di un decimo di quelli del Centro-Nord.
Insomma uno sfacelo.
Nelle otto Regioni (Abruzzo, Molise, Sicilia, Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Campania) prese ad esame nella ricerca, leggono libri a stampa, ebook o ascoltano audiolibri il 62% dei cittadini sopra i 15 anni, contro il 77% del Centro-Nord e una media nazionale del 72%.
Però il Meridione non è omogeneo. Ad esempio, Abruzzo e Molise registrano i tassi di lettura più bassi (59%) mentre i più alti sono in Campania (64%).
Il divario territoriale si mantiene se consideriamo la lettura sui diversi supporti: i lettori di solo libri a stampa sono il 73% al Centro-Nord e il 58% nel
Sud e nelle Isole, quelli che ascoltano audiolibri il 25% al Centro-Nord e il 14% nel Sud e nelle Isole, i lettori di e-book il 38% al Centro-Nord e il 25% nel Sud e nelle Isole.
Nel Sud e nelle Isole non solo leggono meno persone, ma lo fanno anche con una intensità minore. Se prendiamo in considerazione solo chi si definisce lettore, nel Sud e nelle Isole quasi la metà di questi (il 47%) non lo ha fatto nell’ultima settimana prima dell’intervista, contro il 35% al Centro-Nord. Questo gap si riflette sui tempi medi di lettura settimanali, pari a 2 ore e 18 minuti nel Sud e nelle Isole contro 2 ore e 57 minuti nel Centro Nord. Dalla lettura alla vendita di libri. Questi dati si riflettono sulle vendite di libri: Sud e Isole, dove vive più di un terzo (34%) della popolazione italiana e il 30% dei lettori, generano meno di un quinto (19%) del mercato librario nazionale (Fonte: NielsenIQ-GfK). La differenza tra le percentuali di lettori e di fatturato indica la presenza di una domanda che non trova risposte adeguate, ma rappresenta anche una possibilità di crescita.
Mancano le strutture
Le librerie non ci sono. Nel Sud e nelle Isole vive un terzo (34%) della popolazione italiana, ma i libri venduti sono meno di un quinto, il 19%. Questi numeri vanno messi in correlazione a quelli delle librerie presenti sul territorio: al Centro-Nord c’è una libreria ogni 15.730 abitanti, nel Sud e nelle Isole una ogni 20.880 abitanti, con ampie aree del territorio non coperte. Il dato varia molto da Regione a Regione, con Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia le Regioni più in difficoltà. Significativamente, se si chiede agli acquirenti di indicare dove comprano i libri, il 24% di questi nel Sud e nelle Isole indicano come canale utilizzato le cartolibrerie e le edicole, dieci punti percentuali in più rispetto al 14% del Centro-Nord, a testimoniare un ruolo di
supplenza sul territorio. Invece le librerie indipendenti nel Sud e nelle Isole sono frequentate dal 21% degli acquirenti, sei punti percentuali in meno rispetto al 27% del Centro-Nord. Le librerie di catena sono indicate come luogo di acquisto dal 48% degli acquirenti nel Sud e nelle Isole e dal 44% nel Centro-Nord.
Le biblioteche ci sono, ma arrancano. Nel Sud e nelle Isole le biblioteche hanno un patrimonio carente e per questo i prestiti non si fanno: sono 55 per mille abitanti, dieci volte in meno che la media nazionale (511) e una piccola frazione dei 741 prestiti per mille abitanti del Centro-Nord. Questo nonostante le strutture siano presenti: nel Sud e nelle Isole ci sono 11 biblioteche per 100 mila abitanti, contro una media nazionale di 12, e un indice di 13 nel Centro-Nord. Sardegna, Abruzzo e Molise, Basilicata e Calabria, sono anche sopra la media del Centro-Nord. Ma se guardiamo invece al patrimonio librario, la situazione precipita. Il patrimonio bibliotecario per mille abitanti nel Sud e nelle Isole è di 1.763 volumi, circa la metà dei 3.244 nel Centro Nord, mentre la media nazionale è di 2.748.
Cosa pensano i cittadini? Meno della metà degli intervistati nel Sud e nelle Isole (46%) concorda con l’affermazione secondo cui “nella zona in cui vivo ci sono molti stimoli alla lettura grazie ai numerosi eventi con autori, presentazioni, festival, incontri in libreria, ecc.”, una percentuale che al Centro-Nord è del 62%. Una vera e propria denuncia di una domanda di cultura che non trova un’offerta adeguata sul suo territorio.
Cosa fare?
I dati presentati possono suggerire direzioni per progettare politiche di maggiore impatto. Essendo evidente il ruolo della carenza di infrastrutture (librerie e biblioteche), è inevitabile partire da qui. I dati suggeriscono che per le librerie possono essere utili sia la creazione di nuovi punti vendita sia il rafforzamento di quelli esistenti; quelli sulle biblioteche che si può puntare soprattutto sulla crescita di quelle già presenti, in termini di patrimonio librario, personale, spazi, qualità dei servizi.
I dati indicano come il terzo settore, il volontariato culturale, le Fondazioni sono soggetti già attivi in questo ambito. Uno strumento che potrà essere ulteriormente rafforzato con politiche di sostegno mirate.
Le giovani generazioni sono cruciali nelle strategie da sviluppare. I dati mostrano una caduta drammatica dei tassi di lettura dai 25 anni (dal 79% di lettori della fascia 18-24 al 65-66% nelle classi successive, fino ai 54 anni). Il fenomeno è presente anche in altri contesti, ma al Sud appare con maggiore evidenza.
Sarebbero auspicabili strategie dedicate. Non partiamo da zero. L’attenzione alle zone svantaggiate propria del Piano Olivetti lanciato dal Ministero della Cultura; il ripristino del fondo per gli acquisti straordinari delle biblioteche e il fondo per l’apertura di nuove librerie nel Decreto cultura; le molte iniziative di Regioni e Comuni; l’impegno quotidiano di molti insegnanti e dirigenti scolastici; l’accordo tra il Centro per il libro e la lettura e la Fondazione con il Sud e i patti tra lo stesso Centro per il libro e la lettura e le Regioni; le fiere, i festival e le mille altre iniziative presenti nei territori; i progetti sulle biblioteche innovative del Ministero dell’Istruzione e la nascita dei poli di biblioteche scolastiche sono tutti punti di partenza, da valorizzare e far crescere, ma ancora insufficienti di fronte all’altezza della sfida.
Nessuno può farcela da solo. Servono alleanze su impegni concreti. Tra pubblico e privato, e nel pubblico tra ministeri (della cultura, dell’istruzione – per il ruolo cruciale che la scuola ha nella promozione della lettura – e delle imprese), regioni e comuni – perché le ragioni per la distribuzione costituzionale delle competenze in questo ambito hanno radici solide – e nel privato tra imprese (editori e librerie in primis) e privato no profit (dalle Fondazioni di erogazione all’associazionismo culturale). Cercare ostinatamente le sinergie. Non servono protocolli che sanzionino grandi alleanze quanto un impegno quotidiano e ostinato, che tenga presente gli obiettivi.
Quest'anno una spinta arriva anche dal Salone di Torino, dove la Campania sarà la regione ospite nel prossimo mese di maggio.
MZ