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Leggere, secondo Massimo Basili

 

ap-massimo-basiliPur essendo d’accordo col Decalogo di Pennac, tende a finire il libro che ha iniziato. E la lettura prima di dormire è un rito imprescindibile. Per gli e-book fa una previsione interessante.

 

D. Quando vuoi rilassarti preferisci: guardare la televisione, andare al cinema o leggere un libro?
R. Mi piace leggere e guardare film. Direi che in generale mi piacciono le storie in forma di romanzo, fumetto, film o serie tv, le scelgo di volta in volta a seconda delle circostanze. Se sono solo preferisco leggere, se sono col mio compagno guardiamo insieme un film o una serie tv.
La lettura prima di addormentarmi, comunque, la ritengo un rito imprescindibile. Come le favole della buonanotte...

D. Dove leggi abitualmente: in poltrona, a letto, alla scrivania? Se potessi scegliere, quale sarebbe il tuo luogo ideale per la lettura?
R. Leggo sempre a letto prima di dormire, di rado in poltrona, mai alla scrivania. In tempi pre-pandemia, quando usavo spesso i mezzi pubblici, approfittavo degli spostamenti per leggere tenendo sempre nello zaino una rivista di cinema, un fumetto o un romanzo.
Il mio luogo ideale per leggere sarebbe sulla sdraio in un luogo tranquillo. Non a caso d’estate riesco a leggere molto più che d’inverno, per il puro piacere.

D. Nel suo famoso Decalogo, al terzo posto, Daniel Pennac sancisce il diritto del lettore a “non finire il libro”: tu hai seguito questo consiglio? Se sì, con quale libro e perché?
R. Si contano sulle dita di una mano i libri che non sono riuscito a finire: se li comincio, prima o poi li finisco, anche se dovessi metterci dei mesi o addirittura degli anni. Di sicuro mi sento in colpa a lasciarli a metà. Però sono d’accordo in linea di principio col Decalogo di Pennac.
Mi viene in mente solo un caso estremo di abbandono della lettura: un saggio americano sulla disputa tra Disney e alcuni autori di fumetti underground è stato tradotto in italiano così maldestramente da rendermelo totalmente incomprensibile. L’ho mollato dopo una quarantina di pagine e mi sono lamentato con la casa editrice.

D. Qual è il libro – o i libri – che più hai amato? E quello o quelli che si sono rivelati una delusione?
R. Ho amato tanti libri quanti sono i periodi diversi della vita. Alcuni sono capitati al momento giusto, dandomi gli strumenti per superare ostacoli o comprendere questioni spinose. Una costante sono i romanzi con personaggi gay, soprattutto in momenti storici nei quali le informazioni sull’argomento erano merce rara e preziosa. Due libri mi hanno sconvolto a 18-19 anni, quando cercavo la spinta per fare coming-out: «La morte della bellezza» di Giuseppe Patroni Griffi e «Pao Pao» di Pier Vittorio Tondelli. Una summa delle mie passioni, invece, è «Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay» di Michael Chabon.
Un passo falso mi è capitato di recente. Mi ero molto immedesimato nel libro autobiografico di Philippe Besson «Non mentirmi», per cui subito dopo ho recuperato il precedente «Un ragazzo italiano». Che delusione! Banale, freddo e artificioso.

D. Cosa cerchi in un libro? Cosa attira di più la tua attenzione: la copertina, il titolo, l’autore, la bandella con la storia?
R. Col passare degli anni quel che chiedo a un libro si è evoluto, per lo meno adesso non mi aspetto più che mi cambi la vita. Se mi apre orizzonti su mondi sconosciuti o poco frequentati dal mio immaginario sono già contento. Purtroppo ho scoperto che affezionarmi troppo alle opere di un autore non mi fa bene, perché molti scrittori tendono a ripetersi e a confermare al lettore le sue certezze. Anche se provare autori nuovi mi costa fatica, ogni tanto mi butto e di solito va a finire bene. Non mi lascio abbindolare mai dall’aspetto esterno di un libro, tanto da spingermi all’acquisto. Se lo compro so già di cosa parla e che mi interessa davvero leggerlo.

D. Quale argomento ti appassiona e, secondo te, viene poco considerato dagli editori italiani?
R. Sono appassionato di romanzi gialli, in tutte le sue declinazioni: poliziesco, thriller, hard boiled, noir, detection classica. In Italia però i lettori (e di conseguenza gli editori) di gialli sono in genere un po’ conservatori e spesso omofobi, per cui ci mancano tutti gli hard boiled con investigatori gay che nella letteratura anglosassone hanno invece un certo seguito. Ad esempio, da noi i romanzi di Joseph Hansen col detective gay Dave Brandsetter non sono ristampati da più di trent’anni. Erano usciti negli anni Ottanta nella collana da edicola dei Gialli Mondadori.

D. E per finire cosa pensi degli e-book? Secondo te, quali sono i loro pregi e i loro difetti? Li utilizzi?
R. Sono feticista della carta, che mi porta a stipare la mia abitazione di tonnellate di libri, fumetti, riviste (dei quali mi pento solo in occasione dei traslochi). Non ho nulla contro gli e-book, ma non penso di passare al supporto digitale. Anche se ne esistono sempre di più, non credo che il mercato degli e-book attecchirà troppo, altrimenti lo avrebbe già fatto da anni. Non a caso ci sono parecchi romanzi in digitale ma ancora troppo pochi libri a fumetti. Anche sul web il fumetto è un linguaggio che per funzionare deve adattarsi molto al supporto e funziona al suo massimo solo su storie brevi. Credo che il futuro dell’editoria si divaricherà: ci saranno edizioni cartacee di lusso a bassa tiratura, begli oggetti editoriali molto costosi da una parte, e dall’altra gli e-book con titoli best seller.

ap-massimo-basiliChi è Massimo Basili
È nato a Como nel 1973. Ha lavorato nel cinema d'animazione, nell'illustrazione e nel fumetto. Dal 2000 collabora come giornalista col mensile gay Pride e col sito Culturagay.it. Scrive di fumetto per Left, Fumettologica e Fumo di China.
Con il progetto Fumetti Fuori! dal 2017 cerca di far conoscere i titoli e gli autori di fumetto Lgbt che segue con maggior interesse attraverso presentazioni, recensioni e tavole rotonde.

 

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