Leggere, secondo Nevio Galeati

Giornalista e scrittore ma soprattutto grande lettore. Il suo luogo ideale per dedicarsi alla lettura è da qualche parte dove si possa vedere il mare e sentire lo sciabordio delle onde.
D. Quando vuoi rilassarti preferisci: guardare la televisione, andare al cinema o leggere un libro?
R. Leggo o guardo la tv. Alcune spiegazioni, in ordine sparso: leggere è, insieme, un lavoro e un piacere; nel primo caso comporta un po’ di fatica, perché l’attenzione rischia di diventare maniacale. Ma se devo leggere per dare una mano a chi ha scritto; o per commentare, non posso distrarmi. Eppure è… divertente. Poi leggo per “andare via da qui”, per ridere o piangere da solo; per arrabbiarmi, insomma per avere sensazioni. E lì, davvero, mi rilasso.
La tv è un altro pianeta: molti programmi funzionano da sonnifero; oppure da “rumore di fondo”. Altri trascinano… quasi come un bel romanzo.
D. Dove leggi abitualmente: in poltrona, a letto, alla scrivania? Se potessi scegliere, quale sarebbe il tuo luogo ideale per la lettura?
R. Ovunque; e la scrivania non serve solo per la lettura di lavoro. Da giovane leggevo fumetti nella vasca da bagno, immerso nell’acqua calda e il bagno schiuma. Il luogo ideale? Da qualche parte dove si possa vedere il mare e sentire lo sciabordio delle onde. Il massimo, quindi, è una barca a vela.
D. Nel suo famoso Decalogo, al terzo posto, Daniel Pennac sancisce il diritto del lettore a “non finire il libro”: tu hai seguito questo consiglio? Se sì, con quale libro e perché?
R. Sì, molte volte. Non è stato sempre così. Fino a pochi anni fa era una punta d’orgoglio arrivare alla parola “fine” anche di un romanzo imbarazzante, scritto male, senza una storia decente. Adesso no. Ci sono infiniti libri da leggere, perché perdere tempo con una roba brutta? L’elenco, quindi, è lungo e non credo interessi a qualcuno…
D. Qual è il libro -o i libri- che più hai amato? E quello o quelli che si sono rivelati una delusione?
R. Anche in questo caso i “libri del cuore” sono tanti, per fortuna. Il primo è sicuramente “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne e “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson; poi “Le intermittenze della morte” di José Saramago, “La gloria” di Giuseppe Berto, “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino, “Continental Op” di Dashiell Hammett, “L’uomo che guardava passare i treni” di George Simenon; tutto Nestor Burma di Leo Malet; “It” di Stephen King. E basta, altrimenti…
Libri delusione? “Yucatan” di Andrea De Carlo; “Il marchio del diavolo” di Glenn Cooper (era il periodo in cui arrivavo alla fine a qualsiasi costo). E il recentissimo, e brevissimo, “Autodifesa di Caino” di Andrea Camilleri. Anche in questo caso l’elenco rischia di essere tedioso. Con un vantaggio: se un autore mi delude, dopo la seconda chance, lo… cancello per sempre.
D. Cosa cerchi in un libro? Cosa attira di più la tua attenzione: la copertina, il titolo, l’autore, la bandella con la storia?
R. Cerco storie in cui perdermi (mi ripeto, lo so), entusiasmarmi, sognare. Poi copertina e ambaradan contano poco: in genere penso di sapere cosa voglio portare a casa. Poi le scoperte sono sempre… in agguato, per fortuna. Anche in case editrici piccole e poco pubblicizzate, ad esempio Le edizioni Le Assassine hanno titoli da non perdere. Certo, quando mi metto “in caccia” titolo e bandella un po’ contano. Le (orribili) fasce che “strillano” in genere mi fanno scartare il libro al volo.
D. Quale argomento ti appassiona e, secondo te, viene poco considerato dagli editori italiani?
R. A cercare con curiosità si trova di tutto. Oggi anche gli “elefanti editoriali” hanno messo in catalogo ogni sfumatura possibile dello scrivere. Un tempo alcuni “generi” venivano snobbati o relegati alle edizioni da edicola. Adesso no. Saggi, approfondimenti storici, distopie e thriller, storie mainstream e intrighi di ogni genere si trovano sotto i marchi più celebri. Poi ci sono gli editori indipendenti, spesso geniali e coraggiosi. Forse l’horror continua a soffrire un pochino, restando di nicchia. Ma potrebbe essere anche responsabilità dei lettori, che non lo seguono.
D. E per finire cosa pensi degli e-book? Secondo te, quali sono i loro pregi e i loro difetti? Li utilizzi?
R. Fatico a staccarmi dalla carta stampata, dall’odore delle pagine, dalle copertine patinate. Ma se si vuol leggere – e si dovrebbe farlo molto di più – qualsiasi supporto va bene. E un pregio certo è che in una scatoletta più leggera di un economico si possono trovare, e portare con sé, centinaia di titoli. Quindi gli e-book sono un’ottima strada da percorrere. Va da sé che non sappiamo quanto le tecnologie resistano all’usura del tempo: nelle biblioteche si conservano manoscritti con mille anni sulle spalle, per non dire dei Rotoli del Mar Morto; e Cinquecentine che si possono ancora sfogliare. D’accordo, con cautela, ma sono lì. Quindi… non so.
Uso il tablet, non Kobo o Kindle, quando leggo inediti o versioni in pdf anche per lavorarci su. Non ho trasferito ancora le letture quotidiane lì. A volte ho chiesto agli editori di e-book se esistesse… la copia cartacea di qualcosa che avevo iniziato a leggere appunto sul tablet comprato e scaricato, ovvio.
Chi è Nevio Galeati
Classe 1952, ravennate. Si è laureato al Dams di Bologna nel 1976. Giornalista dal 1979, ha lavorato per i quotidiani “l’Unità” (1977-1986) e “il Resto del Carlino” (1988-2010), passando
dalla cronaca nera agli spettacoli, da quella giudiziaria alla politica.
Fra le altre collaborazioni, è stato direttore responsabile del primo mensile con fumetti solo italiani, “Orient Express”, edito dall’Isola Trovata di Bologna (1982-1983).
Presidente dell’associazione culturale Pa.Gi.Ne., di cui è uno dei fondatori, dirige dal 2003 il festival di letteratura di genere “GialloLunaNeroNotte”. Ha pubblicato due romanzi (“Telefonate e birra, d’autunno”, Fiori Blu, 1999; “Improvvisazioni per chitarra e batteria”, Foschi Editore, 2015; in ebook nel 2015), decine di racconti in riviste e antologie, un testo di teatro per ragazzi, saggi sulla letteratura popolare e di genere e sui fumetti. Con il collega Carlo Raggi ha pubblicato il libro-inchiesta “Delitti (im)perfetti” (2015). L’ultimo libro, la raccolta di racconti “Fragili omicidi per un commissario” è stato edito da “Clown Bianco”.
Collabora con il periodico “Il Giallo Mondadori”. Ha collaborato con i siti carmillaonline.com, clubdante.net, LOPcom.
Se volete conoscerlo meglio, potete visitare la sua pagina Facebook o leggere la recensione di "Fragili omici per un commissario".