Leggere, secondo Barbara Baraldi

 

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Ama i libri e il cinema, perché nutrirsi di storie è essenziale per scrivere storie. Ha un buon rapporto con il digitale, però ama sottolineare quello che legge.

 

D. Quando vuoi rilassarti preferisci: guardare la televisione, andare al cinema o leggere un libro?
R. Non ho la televisione, quindi leggere un libro è sempre la prima opzione. Al secondo posto, una serie TV o un film, magari un classico in bianco e nero, sullo schermo del Mac. Sono un’assidua frequentatrice delle sale cinematografiche: se riesco, ci vado almeno una volta alla settimana. Nutrirsi di storie è essenziale per scrivere storie.

D. Dove leggi abitualmente: in poltrona, a letto, alla scrivania? Se potessi scegliere, quale sarebbe il tuo luogo ideale per la lettura?
R. Ho un divano pieno di cuscini, qualcuno l’ho cucito io. Non riesco a immaginare un posto migliore.

D. Nel suo famoso Decalogo, al terzo posto, Daniel Pennac sancisce il diritto del lettore a “non finire il libro”: tu hai seguito questo consiglio? Se sì, con quale libro e perché?
R. Raramente non finisco un libro. Se proprio non mi piace, vado avanti con l’”avanzamento veloce”. Il fatto è che spero sempre che la storia decolli, che ci sia un seme pronto a germogliare anche se inizialmente il terreno sembra arido.

D. Qual è il libro -o i libri- che più hai amato? E quello o quelli che si sono rivelati una delusione?
R. I libri che mi hanno formato sono “L’amante” di Marguerite Duras, “Racconti del terrore” di Edgar Allan Poe, “Chiedi alla polvere” di John Fante e “Narciso e Boccadoro” di Herman Hesse. Li ho consumati a furia di rileggerli e ogni volta mi regalavano uno scorcio differente, una nota o un colore che la prima volta non avevo saputo cogliere. Per quanto riguarda i libri che non mi sono piaciuti, non amo parlarne, sono presto dimenticati.

D. Cosa cerchi in un libro? Cosa attira di più la tua attenzione: la copertina, il titolo, l’autore, la bandella con la storia?
R. In un libro cerco emozioni, che possono scaturire da una scena perfettamente coreografata, da un personaggio tratteggiato così bene da sembrare vivo -e, sono convinta, taluni lo sono-, da una folgorante idea alla base della narrazione o da un paragrafo scritto in maniera particolarmente coinvolgente. Sono tutte cose difficilmente individuabili dalla copertina -sì, mi piacciono le copertine belle, ma raccontano più del grafico che se ne è occupato che del contenuto- o dal titolo, un buon titolo, certo, aiuta nella scelta quanto una buona copertina… ammetto di essere un po’ impulsiva, a volte. Ci sono autori di cui leggerei ogni riga, mentre evito come la peste le bandelle con la trama perché il più delle volte sono piene di spoiler.

D. Quale argomento ti appassiona e, secondo te, viene poco considerato dagli editori italiani?
R. Potrei dire che certi editori italiani cercano un po’ troppo la storia paracula o il finale edificante. O forse è una questione culturale? Ho letto da qualche mese “Fumo negli occhi” di Caitlin Doughty, il memoir di una ragazza che per affrontare la sua paura della morte trova lavoro in un’impresa di pompe funebri. Parla di cremazione, imbalsamazione, di morte nelle varie culture; un vero e proprio viaggio nel mondo dei defunti. Ma scritto in modo molto rispettoso e ironico, a metà tra la commedia e il saggio. Mi ha ricordato, anche se sono libri molto diversi, il senso di meraviglia che provai leggendo “L’Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters. Ecco cosa vorrei, più libri con tematiche insolite, senza cercare di inseguire il mercato.

D. E per finire cosa pensi degli e-book? Secondo te, quali sono i loro pregi e i loro difetti? Li utilizzi?
R. Li amo per la portabilità, l’attenzione all’ambiente e l’immediatezza del download, ma ho un rapporto troppo viscerale con la parola stampata per rinunciare alle sottolineature a matita sulla carta.

Chi è Barbara Baraldi
Autrice di thriller e sceneggiature di fumetti, pubblica per Giunti editore la serie thriller Aurora Scalviati, profiler del buio di cui fanno parte i romanzi Aurora nel buio (2017), Osservatore oscuro (2018) e L’ultima notte di Aurora (2019).
Nel corso della sua carriera ha pubblicato romanzi per Mondadori, Castelvecchi, Einaudi e un ciclo di guide ai misteri della città di Bologna per Newton & Compton. Tra il 2014 e il 2015 ha collaborato con la Walt Disney Company come consulente creativa. Dal 2012 collabora alla serie «Dylan Dog» di Sergio Bonelli Editore.
È vincitrice di vari premi letterari, tra cui il Gran Giallo città di Cattolica e il Nebbia Gialla. È tra i protagonisti di Italian noir, il documentario prodotto dalla BBC sul thriller italiano. I suoi libri sono accolti con favore dalla critica e dal pubblico e sono pubblicati in vari Paesi, tra cui Germania, Inghilterra e Stati Uniti.

Se volete saperne di più, potete visitare il suo sito.

 

 

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