Leggere, secondo Romina Mosciatti

Ama leggere e avendo tanti libri ha ceduto all’e-reader, però con un compromesso: di alcuni romanzi continua ad acquistare le edizioni cartacee.
D. Quando vuoi rilassarti preferisci: guardare la televisione, andare al cinema o leggere un libro?
R. Leggere un libro non mi aiuta solamente a rilassarmi, mi dà proprio piacere, è la cosa che amo fare più di qualunque altra e, appena posso, ne approfitto per passare il mio tempo libero in questo modo.
D. Dove leggi abitualmente: in poltrona, a letto, alla scrivania? Se potessi scegliere, quale sarebbe il tuo luogo ideale per la lettura?
R. Di solito leggo seduta comodamente sul divano, ma porto il libro che sto leggendo sempre con me, ovunque vada, perché può sempre capitare l’occasione di leggere qualche pagina. Il luogo ideale per leggere per me sarebbe sotto ad un albero in un posto in cui si sentano solo i suoni della natura, ovviamente in una bella giornata di sole e con qualcosa di comodo su cui appoggiarmi.
D. Nel suo famoso Decalogo, al terzo posto, Daniel Pennac sancisce il diritto del lettore a “non finire il libro”: tu hai seguito questo consiglio? Se sì, con quale libro e perché?
R. Mi è capitato molto raramente di non portare a termine il libro che stavo leggendo poiché, pur non trovando talvolta il libro avvincente o di mio gradimento, mi impongo sempre di terminarlo, un po’ perché non mi piace proprio lasciare i libri a metà e poi perché ho sempre la speranza che potrebbe “migliorare” andando avanti.
L’ho fatto solo con 2 libri e il motivo è stato che proprio non mi piacevano e non riuscivo ad andare avanti: “Un anno per un giorno” di Massimo Bisotti, “Otranto” di Roberto Cotroneo.
D. Qual è il libro -o i libri- che più hai amato? E quello o quelli che si sono rivelati una delusione?
R. È molto difficile per me dire quali siano i libri che ho più amato perché è difficile scegliere tra tanti e, sicuramente, qualcuno rimarrà fuori da questa mia selezione. Ora mi vengono in mente “L’amore ai tempi del colera” e “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez, “Anna Karenina” di Lev Tolstoj, “Olive Kitteridge” di Elizabeth Strout, “Le case del malcontento” di Sascha Naspini e “Le otto montagne” di Paolo Cognetti.
Si è rivelato, per me, una grande delusione rispetto alle aspettative generate dai commenti entusiastici di chi me lo aveva consigliato “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov.
D. Cosa cerchi in un libro? Cosa attira di più la tua attenzione: la copertina, il titolo, l’autore, la bandella con la storia?
R. Scelgo il libro principalmente in base all’autore, se lo conosco e mi è piaciuto ciò che ho letto in precedenza.
Nel caso di autori che non ho mai letto, la mia scelta viene spesso indirizzata dalla casa editrice -alcune, secondo me non tradiscono mai riguardo la qualità di ciò che pubblicano- e dalla bandella con la storia.
Non nego che anche la copertina, soprattutto quando presenta fascette con commenti di altri scrittori che esaltano le “qualità” del libro, ha la sua influenza nell’impatto iniziale.
D. Quale argomento ti appassiona e, secondo te, viene poco considerato dagli editori italiani?
R. Non credo che l’editoria italiana presenti lacune nell’offerta di alcun genere in particolare, semmai penso ci sia il problema opposto: vengono pubblicati anche libri che non lo meriterebbero e di qualità scadente.
D. E per finire cosa pensi degli e-book? Secondo te, quali sono i loro pregi e i loro difetti? Li utilizzi?
R. Come, credo, tutti coloro per i quali il libro è sempre stato ed è un oggetto “sacro” ho avuto parecchia diffidenza e molta “resistenza” nell’accostarmi al mondo degli e-reader. Dopo averne acquistato uno, più per provare che per convinzione, ho scoperto un mondo di cui non riesco più a fare a meno. Da principio è stata una necessità dettata da esigenze di spazio; avevo talmente tanti libri in casa da dovermi limitare negli acquisti perché non avevo più spazi in cui inserirli. Poi, però, ho scoperto anche numerosi altri aspetti positivi nell’uso di tali dispositivi: l’affaticamento della vista è drasticamente diminuito, posso leggere al buio, l’e-reader è maneggevole e si può tenere con una sola mano, non emette rumore quando si girano le pagine, lo porti ovunque con dentro quanti libri vuoi senza problemi di peso…Insomma i vantaggi sono parecchi, a mio parere. Di difetti ce ne sono: si rinuncia al gradevole profumo della carta, non si possono sottolineare a matita e poi andare a riguardarli, cosa che faccio con i libri cartacei, rimangono meno impressi nella memoria perché non li hai tenuti in mano ed è come se avessero una identità meno forte e come se si stabilisse una minore “confidenza” con loro.
Alla fine sono giunta ad un compromesso: i libri di autori che amo particolarmente, quelli per me “importanti” li acquisto in formato cartaceo, gli altri li leggo in formato e-book, in particolare libri gialli o di autori ancora non conosciuti.
Chi é Romina Mosciatti
Vive a Macerata, nelle Marche ed è maestra alle elementari. Lei continua a chiamarla così perché scuola primaria non le piace.
La sua formazione è prevalentemente umanistica; diplomarsi in un Liceo scientifico è servito a farle scoprire la sua attitudine per la Letteratura e la Filosofia che ama visceralmente. Ha conseguito, infatti, una Laurea quadriennale in Filosofia ed una, sempre quadriennale in Lettere moderne.
Ha collaborato per anni con il poeta/scrittore Leonardo Mancino, in particolare per la stesura di due testi: “L’utopia reale. Uomini e idee dell’Italia civile” e “Scrivere al Sud, scrivere il Sud”. Antologia di scritti e poesie di autori meridionali.
Attualmente svolge con passione il suo lavoro cercando di trasmettere ai suoi alunni, oltre agli strumenti per porre la basi del loro sapere e le nozioni previste per la loro età, l’amore per la lettura che, una volta conosciuta, rimarrà una fedele compagna per la vita.
Oltre a leggere, ama i cani e la cucina, tradizionale e “sperimentale”.