Leggere, secondo Federica Avossa

Legge ovunque, predilige romanzi storici e fantasy ma ama qualsiasi storia le trasmetta un’emozione. Considera gli e-book un’importante innovazione.
D. Quando vuoi rilassarti preferisci: guardare la televisione, andare al cinema o leggere un libro?
R. Tra le tre preferisco leggere un bel libro: viaggiare con la fantasia, entrare in mondi e vite diverse è un’emozione che non ha prezzo. Un giorno posso essere un elfo, un altro giorno un soldato romano e un altro una donna vissuta secoli prima di me. Vivere vite diverse in una dimensione così intima non ha paragone con il guardare la televisione o andare al cinema.
D. Dove leggi abitualmente: in poltrona, a letto, alla scrivania? Se potessi scegliere, quale sarebbe il tuo luogo ideale per la lettura?
R. Oserei definirmi una lettrice “camaleontica”, leggo letteralmente ovunque: sui mezzi, sul letto, sulla scrivania e in qualsiasi luogo che consenta di mettermi comoda e poterlo fare.
Tra questi il mio habitat ideale per la lettura è indubbiamente il parco; leggere sotto l’ombra di un albero e sopra un manto di erba è uno dei regali migliori che si possa fare al proprio corpo e alla propria anima.
D. Nel suo famoso Decalogo, al terzo posto, Daniel Pennac sancisce il diritto del lettore a “non finire il libro”: tu hai seguito questo consiglio? Se sì, con quale libro e perché?
R. Pennac ha ragione e più volte mi è capitato di non finire un libro. Nel mio caso i motivi sono tendenzialmente due: la lettura è pesante e non mi sta entusiasmando (mi è successo con “Persuasione” di Jane Austen) o non voglio che il libro finisca. L’ultimo motivo può sembrare bizzarro eppure molte volte mi è capitato di mettere i libri facenti parte di qualche saga in pausa perché non voglio mettere la parola la fine a quella bella storia o, semplicemente, non voglio giungere ad un finale sospeso e struggermi di ansia per il seguito. Questo è il mio rapporto attuale con le saghe young adult “Le sfide di Apollo” e “Magnus Chase e gli Dei di Asgard” di Rick Riordan.
D. Qual è il libro -o i libri- che più hai amato? E quello o quelli che si sono rivelati una delusione?
R. I libri che più ho amato sono davvero tanti e tutti di generi diversi: “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” di Philip L. Dick , “Piccole donne” e “Piccole donne crescono” di Louise May Alcott, “Siddharta” di Herman Hesse, “Aléxandros” di Valerio Massimo Manfredi e “La canzone di Achille” di Madeline Miller, solo per citarne alcuni.
Tra i libri letti ho subito una cocente delusione dalla gestione del Ciclo dell’Eredità, la trilogia di Christopher Paolini: il primo libro, “Eragon”, era una piccola perla al contrario il secondo, “Eldest”, è stato un testo così pesante che per concluderlo, tra una pausa e l’altra, ho impiegato cinque anni. Il libro l’ho concluso, la saga no.
D. Cosa cerchi in un libro? Cosa attira di più la tua attenzione: la copertina, il titolo, l’autore, la bandella con la storia?
R. In un libro cerco emozioni, dove per emozioni non intendo una mera storia romantica ma personaggi che siano vivi e, anche se magari stereotipati, riescano a trasmettere qualcosa: valori, ideali e coraggio. Molto spesso mi capita di leggere sui blog di autori, post di lettori che li ringraziano per aver dato loro il coraggio di essere se stessi e non nascondersi. Quindi per quanto il romanzo storico e il fantasy siano tendenzialmente i miei generi preferiti, sono aperta ad ogni genere che riesca a regalarmi una riflessione o una qualche emozione. Ricordo ancora come se fosse ieri la sensazione fisica, simile ad un pugno ricevuto nello stomaco, che provai alla fine della lettura di “1984” di George Orwell.
Per quanto riguarda la mia attenzione, si dice che l’abito non faccia il monaco eppure devo confessare come molte volte il mio senso estetico mi faccia evitare l’acquisto di libri di determinate case editrici, proprio perché trovo i caratteri usati per i titoli e le foto o disegni in copertina non gradevoli. Un libro esteticamente bello ha indubbiamente più fascino di una copertina costituita da una foto fatta con i filtri di Instagram. Riesco a passare oltre questa brutta impressione solo ed esclusivamente se l’autore o la trama di quel testo mi interessa e, magari, il prezzo è abbordabile.
D. Quale argomento ti appassiona e, secondo te, viene poco considerato dagli editori italiani?
R. Credo che si sia notato come abbia tendenzialmente una predilezione per il romanzo storico e il fantasy; entrambi generi che in Italia hanno davvero pochi adepti perché si prediligono i romanzi rosa con storie trite e ritrite con protagoniste personaggi femminili stereotipati e senza amor proprio che si innamorano sempre di due categorie di uomini: quello che non sopportano, quello ricco o quello che fa coincidere entrambe le cose. Tutto ciò è dovuto alla tendenza di sempre più case editrici di utilizzare scrittori di “fanfiction” trovati sui siti più disparati come lo strano caso della terribile Trilogia delle cinquanta sfumature. Altro settore che mi piacerebbe vedere più sviluppato è quello dello young adult, vista l’importanza quasi educativa che ha nei confronti dei ragazzi: aiuta a crescere e ad accettarsi.
D. E per finire cosa pensi degli e-book? Secondo te, quali sono i loro pregi e i loro difetti?
R. Penso che gli e-book siano una grande invenzione. Permettono di leggere ovunque senza trasportare grande peso in borsa e, soprattutto, riempire scaffali di libri che, magari, alla fine non sono neanche piaciuti. In più costano meno e non si usa carta, quindi non inquinano.
I loro difetto, relativamente al mercato italiano, è semplicemente uno: alle volte la differenza di costo con la copia cartacea è irrisoria scoraggiando il lettore nell’acquisto del digitale, cosa a cui si può rimediare quando ci sono offerte particolari.
D. Li utilizzi?
R. Leggendo alle volte saghe, gli e-book sono una manna dal cielo. Mi permettono di poter leggere un testo e, nel caso non mi sia piaciuto, cestinarlo senza alcun problema di spazio. Con questo non significa che disdica il libro in carta, anzi, adoro la sensazione della carta sotto le mani e quando posso acquisto anche il cartaceo, soprattutto se si tratta di libri di autori che amo particolarmente.
Chi è Federica Avossa
Dottoressa in Giurisprudenza d’Impresa che non vuole diventare un avvocato. Federica preferisce combattere le
ingiustizie con le sue alleate: parola e matita. Perciò tra un lavoro freelance e l’altro scrive e disegna a più non posso perché non riesce mai a starsene con le mani al loro posto e a smettere di sognare, mentre cerca di realizzare il suo sogno: lavorare nel campo artistico- letterario. Sin da piccola i libri e i fumetti sono stati i suoi compagni più fidati, motivo per cui sogna di poter arrivare ad assistere alla nascita di una storia (scritta o a fumetti) e poter dire di aver dato il proprio contributo.
L’eroina della sua infanzia è Jo March, una delle protagoniste del libro “Piccole donne”, motivo per cui Federica è una femminista e la sua parola preferita è “uguaglianza” in ogni sua accezione. Intellettualmente curiosa, è definita da alcuni irriverente motivo per cui sulla sua pagina su Facebook e sul suo blog parla di tutto: dai libri all’attualità ai fumetti il tutto condito con un pizzico di sarcasmo.