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Leggere, secondo Luca Steffenoni

 

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Criminologo e scrittore, ama leggere, ma se un libro non lo soddisfa lo molla. Ed è un lettore molto esigente, infatti, riprendendo i mano alcuni “must” adolescenziali…

 

D. Quando vuoi rilassarti preferisci: guardare la televisione, andare al cinema o leggere un libro?
R. Lo schermo di casa è ormai monopolizzato da moglie e figlia con mio totale assenso. Al cinema, purtroppo, trovo raramente ciò che mi soddisfa. Non resta che un bel libro. Leggo molto, in prevalenza per lavoro, vecchi remainders dalle pagine un po' ingiallite che si accumulano nel mio ricchissimo archivio dedicato ai delitti, libri inchiesta più recenti, ma anche libri di puro svago. Ho appena finito “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” di Jonasson. Esilarante.

D. Dove leggi abitualmente: in poltrona, a letto, alla scrivania? Se potessi scegliere, quale sarebbe il tuo luogo ideale per la lettura?
R. Piedi sulla scrivania e poltrona girevole in pelle, come nei vecchi film. Se potessi fumerei un bel sigaro, ma quei tempi sono passati. Ora mi accontento della sigaretta elettronica, molto meno evocativa e soddisfacente, ma indubbiamente più sana. In estate mi sposto su una sdraio in terrazza e assaporo un libro dimenticando il mondo circostante, il caldo milanese e perfino le zanzare.

D. Nel suo famoso Decalogo, al terzo posto, Daniel Pennac sancisce il diritto del lettore a “non finire il libro”: tu hai seguito questo consiglio? Se sì, con quale libro e perché?
R. Sposo con passione la tesi di Pennac. Bisogna essere liberi perfino di buttarli nel cassonetto o bruciarli, come faceva Pepe Carvalho. Bando al feticismo da carta stampata. Chi ha detto che solo perché confezionate in un libro, le parole debbano entusiasmare? Io lascio i libri per noia, per mia difficoltà di comprensione, a causa di cattive traduzioni o perché dalle prime pagine sento puzza di politicamente corretto o di mainstream, concetti che ultimamente vanno a braccetto. Tra gli altri ricordo “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, abbandonato come un cane in autostrada e restando in tema “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon. Noiosissimi.

D. Qual è il libro -o i libri- che più hai amato? E quello o quelli che si sono rivelati una delusione?
R. Può sembrare strano, ma spesso le due categorie coincidono. Mi spiego meglio. L'anno scorso sono stato colto dalle tipiche nostalgie di mezza età e ho deciso di rileggere gran parte di quei libri, un tempo tanto amati, che mi avevano accompagnato nel passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Cose come “Sulla strada” di Kerouac, un po' di Bukowski, poi “Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta” di Pirsig, insomma i libri che tutti abbiamo negli scaffali e a volte conserviamo nel cuore.
In realtà, volevo fare bella figura con mia figlia diciottenne evitando di darle consigli sbagliati. Pessimo errore. Mai rivitalizzare vecchi amori defunti. Quasi tutti si sono rivelati una grande delusione. Libri invecchiati male. Come rintracciare vecchi amori su Facebook. Solo “Cent’anni di solitudine” di Marquez ha retto bene all'oltraggio del tempo. Ha conservato delle belle gambe, utili per correre dietro alla fantasia e ai sogni dell'autore.

D. Cosa cerchi in un libro? Cosa attira di più la tua attenzione: la copertina, il titolo, l’autore, la bandella con la storia?
R. Devo confessare che la scelta dei libri da svago è spesso delegata ai tanti amici che me li regalano. Difficilmente vado in libreria, salvo in occasione della presentazione di miei lavori o di altri autori. La verità inconfessabile è che mi deprimo se non vedo i miei libri esposti o li trovo relegati nel settore sbagliato. Viceversa seguo molto i consigli dei siti di recensioni o di amanti della lettura. Poi, in genere, compro su internet con un gran senso di colpa verso i librai.

D. Quale argomento ti appassiona e, secondo te, viene poco considerato dagli editori italiani?
R. Il mio interesse di lettore si confonde con quello dell'autore. Mi piacerebbe leggere libri simili a ciò che scrivo, storie che sappiano abbinare narrazione letteraria a fatti reali. Sceneggiature che abbiano i ritmi del giallo e si prestino a una lettura “cinematografica”. È un genere che nei paesi anglosassoni va molto e attinge tanto al romanzo quanto alla cronaca giornalistica. Fatti veri, dati precisi, descrizioni accattivanti e introspezione psicologica, tutto miscelato con la passione per la buona scrittura. Questo mi piacerebbe leggere.  
Lo dico da criminologo, è inutile inventare trame ardite quando la realtà supera sempre la fantasia. In Italia siamo ancora alla rigida distinzione tra romanzo, giallo e saggio, un autore come Dino Buzzati oggi andrebbe a elemosinare contratti alle varie case editrici per proporre la sua celebre cronaca nera “letteraria”. È molto triste.
In questi giorni sto leggendo, la storia di Tonya Harding, la pattinatrice americana a cui è ispirato il pluripremiato film Tonya. Un bestseller nel mondo anglosassone che in Italia avremmo fatto fatica a pubblicare.

D. E per finire cosa pensi degli e-book? Secondo te, quali sono i loro pregi e i loro difetti?
R. Nessuna preclusione. Ho regalato talmente tanti Kindle che quando apro Amazon mi offrono pacchetti scontati pensando che io sia un rivenditore. Tuttavia io non li uso. Forse perché sto già troppe ore davanti a uno schermo o forse perché, come tutti gli autori, sono vittima di pirateria informatica e ingiustificatamente me la prendo col mezzo tecnologico. Un po' come quelli che pestano una cacca e si arrabbiano con l'incolpevole animale, invece che con i padroni.

Chi è Luca Steffenoni
Criminologo e scrittore, svolge la sua attività di consulente e studioso in collaborazione con enti ed istituzioni nazionali e comunitarie.
È stato redattore della rivista Delitti & Misteri, insieme a molti dei più interessanti tra gli scrittori noir e giallisti italiani (tra gli altri Andrea G.Pinketts, Carlo Lucarelli e Massimo Carlotto) dove ha scritto di delitti classici, storici e di numerosi temi di attualità criminale
Ha firmato:Presunto colpevole.La fobia del sesso e i troppi casi di malagiustizia” edizioni Chiarelettere (2009); “Nera. Come la cronaca cambia i delitti” edizioni San Paolo (2011); “Melania Rea. L'assassino alle spalle edizioni Adagio(2013); “Psyco Mappe. Due viandanti persi tra arte e delitti milanesi” edizioni Adagio (2014);I 50 delitti che hanno cambiato l'ItaliaNewton Compton (2016); “Il Caso Pantani. Doveva morire” edizioni Chiarelettere (2017); Il Caso Tortora. Un legal thriller” edizioni Chiarelettere (2018)È spesso ospite di trasmissioni televisive e radiofoniche e, da appassionato sciatore con un grande futuro agonistico dietro alle spalle, tiene una rubrica fissa sul quindicinale Sciare Magazine.
Se volete saperne di più visitate il suo sito e se volete fare una chiacchierata c'è Facebook a disposizione.

 

 

 

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