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Pulvis et umbra

 

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Introspettivo ci consente di conoscere meglio Rocco Schiavone e il suo rapporto con la vita e con la morte. Noir dal ritmo serrato che avvolge il lettore e nel quale ci si immerge molto piacevolmente.









 

“Eppure la vita dev’essere bella lo sai? Se pure un vitello, che ha fatto una vita schifosa chiuso in una gabbia, piange quando lo portano al mattatoio, allora sì, allora deve essere proprio bella.”


Queste parole le pronuncia Rocco Schiavone in Pulvis et umbra. Non vi dirò quando e perché per non svelare nulla dell’intrigo fa arrovellare il vicequestore.
Anche questa volta Antonio Manzini non mi ha delusa, al contrario ha fatto in modo che apprezzassi un po’ di più il suo protagonista. In questo romanzo l’autore ci consente di conoscere un po’ meglio Rocco, le sue amarezze, i suoi dubbi, il suo difficile rapporto con la vita e con la morte. E per fortuna c’è Lupa, il cover-e-rocco-schiavonesuo cane, che lo obbliga a non lasciarsi andare.


La storia si svolge tra Aosta, Roma e il Friuli ed è al limite della legalità, come spesso accade a Schiavone. Dovrà confrontarsi con i suoi amici romani e non sarà semplice. Dovrà fare i conti con la sua collega Caterina, dovrà soprattutto rispondere a se stesso. E tutto questo mentre deve scoprire chi ha ucciso e perché una trans che vive in uno strano condominio. Due trame che si svolgono in parallelo e obbligano Rocco a correre da una parte all’altra. E quando finalmente ha capito, ha trovato il bandolo della matassa, arriva un messaggio chiaro e dovrà ricominciare o forse lasciar perdere. Ma noi lo sappiamo che il vicequestore non ama gli ordini e soprattutto non riesce a “lasciar perdere”. Un noir che ti avvolge e nel quale è molto piacevole immergersi.

Infine, voglio evidenziare il rispetto e la proprietà di linguaggio con cui Antonio Manzini ha trattato l’argomento transessualità. Molto meglio di tanti giornalisti e conduttori Tv.



Il libro

Pulvis et umbra
di Antonio Manzini
Edizioni Sellerio
in versione cartacea e digitale



 

 

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