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Una fiaba? E no, molto di più!

 

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Il quaderno di Didine di Dominique Valton coinvolge bambini e adulti. Da dove nasce l’ispirazione? Come si passa da un “noir” a una fiaba? Lo abbiamo chiesto all’autrice.










Solo una fiaba? No, Il quaderno di Didine è molto di più, lo si comprende man mano che si va avanti nella lettura. E alla fine, dopo essersi divertiti e commossi, viene spontaneo domandarsi: ma è proprio finita? Perché si vorrebbe sapere di più, conoscere anche quello che accadrà a Didine e Titi nei giorni e negli anni successivi.
Anche se chi legge ha già superato da un pezzo l’infanzia. Come spiega Flaminia Paolucci Mancinelli nella presentazione: “Parimenti, vi sono fiabe che, seppure nell’intento dell’autore sono state scritte per un pubblico infantile, hanno conquistato alla loro lettura schiere di adulti.” E questo è il caso di Il Quaderno di Didine che riesce a fare da ponte tra adulti e bambini consentendo a ognuno di gustare la parte in cui si riconosce meglio o che meglio riesce a far vibrare le sue corde emotive.

L’ambientazione nel secolo scorso non fa che accrescere la magia del racconto. Consente al lettore di immergersi nelle avventure dei due protagonisti assimilandone l’abitudine a un tempo meno congestionato del nostro. Contestualmente, permette di scoprire un mondo diverso, meno tecnologico ma, per certi aspetti, egualmente cinico e cattivo anche nei confronti dei più piccoli.
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Però, la sapiente scrittura di Dominique Valton riesce a stemperare le situazioni tristi con altre molto giocose e divertenti che rispecchiamo il modo di affrontare il mondo, tipico dei bambini.

E pensare che il primo libro della Valton -Le apparenze manipolate- era un noir, ma è risputo che un buon scrittore non pone limiti alla propria creatività.


Per saperne di più abbiamo rivolto alcune domande all'autrice.

 

L'intervista

D. Dopo il noir, Le apparenze manipolate, come ti è venuta l’idea di scrivere una fiaba?
R. Forse è la seconda faccia della mia medaglia. Dopo aver rivelato il mio lato oscuro con il “noir”, mi sembrava giusto, per esigenza di par condicio, esporre anche il mio lato solare.


D. Perché hai scelto di ambientare le avventure di Didine e Titi nel passato, anche se vicino, anziché ai tempi nostri?
R. Perché l'epoca attuale non lascia nessun spazio "vuoto" ai bambini. Loro sono continuamente sollecitati dall'esterno, fra TV, giochi elettronici; per non parlare dei corsi di ogni genere: tennis, nuoto, inglese ecc... Provare un autentico senso di tristezza o di felicità è veramente difficile per loro; mentre noi, i bambini del secolo scorso, come la Didine della mia fiaba, avevamo solo la nostra immaginazione per insegnarci a crescere.


D. A Didine e Titi ci si affeziona molto facilmente, ci sarà un seguito alle loro avventure?
R. Sto già lavorando al secondo episodio delle avventure di Didine. Se completerò il progetto, la nuova fiaba si chiameràdominique-valton1 Didine a scuola.


D. Cosa vorresti che la tua fiaba lasciasse nell’animo dei tuoi lettori?
R. Vorrei che la mia fiaba lasciasse nell'animo, di almeno un piccolo lettore, la rivelazione indelebile che lasciò in me il mio primo libro di lettura.
Avevo sette anni. Sapevo già leggere senza difficoltà perché ero in seconda elementare, ma leggevo meccanicamente, senza riuscire ad entrare realmente nelle parole, senza capirne la magia. Probabilmente perché i libri scolastici, a base di fiori, animaletti e fate, erano così lontani dal mio quotidiano che non riuscivano a coinvolgermi emotivamente.
Finché un giorno… Me ne ricordo ancora oggi come se fosse successo un'ora fa… Avevo una leggera febbre. Non avevo più voglia di colorare le figurine. Le mie sorelle erano a scuola. In breve mi annoiavo a morte.
Chissà perché quel giorno mi sono messa ad accatastare uno sopra l'altro, per costruire una torre, i libri della biblioteca di mio padre, finché un ha attirato la mia attenzione. Eppure era un libro in mezzo a tanti altri. Il titolo era Les malheurs de Sophie (Le disgrazie di Sofia). Perché proprio quello? C'erano tanti libri nella biblioteca di mio padre che avrei potuto non vederlo mai. L'ho aperto senza una curiosità particolare. Il primo capitolo s'intitolava : " la bambola di cera". Ancora oggi ricordo le prime righe che sono state per me una rivelazione magica.
"Ma bonne, ma bonne, dit un jour Sophie accourant dans sa chambre, Venez vite ouvrir une caisse que papà m'a envoyee de Paris."
"Tata, tata, disse un giorno Sofia entrando di corsa in camera, vieni subito ad aprire la cassa che il mio papà mi ha spedita da Parigi”.
Da quel giorno non mi sono mai più annoiata.
Ecco quello che vorrei con Il quaderno di Didine: trasmettere a un piccolo lettore l'indimenticabile regalo che io ho ricevuto nel passato. E se, per merito di questo libricino, quel piccolo lettore, raggiunta la mia età, si sentirà anche lui in dovere di scrivere il suo libricino per farne anche lui dono ad piccolo lettore, che a sua volta, e così all'infinito.... Allora saprò di aver saputo trasmettere il gran valore del dono che ho avuto la fortuna di ricevere tanti anni fa.


Chi desidera conoscere meglio Dominique Valton, può leggere l’intervista sulla lettura, la recensione al romanzo Le Apparenze manipolate, l’articolo a lei dedicato nella Spazio Self-Publisher o visitare la sua pagina Facebook.


Il libro
Il quaderno di Didine
di Dominique Valton
Self-publishing
Disponibile in formato digitale su Amazon

 

 

 

 











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