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Spazio interviste: Marta Ottaviani

Marta Federica Ottaviani è una persona vivace e intelligente con la quale abbiamo instaurato immediatamente un bellissimo rapporto. C’è stata una tale sintonia che Marta, che vive a Istanbul, ha deciso di iniziare una corrispondenza regalandoci ogni settimana una “Cartolina da Costantinopoli” dove racconta in tutta libertà qualcosa che l’ha colpita.

Nata a Milano nel 1976, dopo la laurea in Lettere Moderne a indirizzo critico-estetico presso l’Università Statale, approda all’Istituto per la Formazione al Giornalismo “Carlo de Martino” di Milano. Nel novembre del 2005 parte per la Turchia, dove, in breve tempo, comincia a lavorare per l’agenzia stampa Apcom, i quotidiani Il Foglio, Avvenire e Radio 24. Commentatrice per Radio Tre Mondo ed editorialista del quotidiano libanese An-Nahar.


 

D. Nel suo famoso Decalogo, al terzo posto, Daniel Pennac sancisce il diritto del lettore a “non finire il libro”: tu hai seguito questo consiglio? Se sì, con quale libro e perché?
 

R.  L'ho seguito sì, ma poi mi sono quasi sempre sentita in colpa. Non certo con un libro di Daniel Pennac, che adoro. Alla fine forse la lettura di un libro ogni volta è come una piccola storia d'amore, più o meno intensa. Quando senti che non c'è più empatia è meglio finire lì piuttosto che andare incontro al logorio. Un libro che non sono riuscita a finire? Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer. Non ce l'ho proprio fatta è stato più forte di me.


 

   

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D. Qual è il libro che più hai amato?
R. Domanda difficilissima e insidiosa. Non ne posso fissare uno in assoluto, bisognerebbe dividere per generi letterari e anche fare due classifiche divise: i libri che hai letto in italiano e quelli che hai potuto apprezzare nella loro lingua originale. Ci sono libri che rileggo periodicamente che in momenti ed età diverse della mia vita mi hanno regalato emozioni differenti, ma sempre di grande intensità. A parte tutti i classici della letteratura italiana, troppo spesso dimenticati, un libro che mi ha colpito ultimamente è Absurdistan di Gary Shteyngart. Semplicemente clamoroso. Porto sempre con me Un amore di Dino Buzzati e Una questione privata di Beppe Fenoglio. Amo molto gli autori russi (spero un giorno di riuscire a leggerli in lingua). Poi ho le mie ristrettezze mentali e le mie preclusioni spontanee. E come tutte le ragazze della mia età sono cresciuta con La Casa degli Spiriti della Isabel Allende.
 
D. Cosa cerchi in un libro? Cosa attira di più la tua attenzione: la copertina, il titolo, l’autore, la bandella con la storia?
R.  Confesso: guardo il titolo e la bandella ma poi faccio sempre una cosa. Apro il libro e leggo la prima e l'ultima frase.
 

(a cura di Marinella Zetti)

   Per conoscere meglio il lavoro di Marta Ottaviani, segui il link:  =vai==»

 

 

 

 

 
 
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(giornaliste iscritte all’Ordine dei Giornalisti Nazionale)
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